COME, STAY, GROW: Terzi luoghi per comunità sostenibili

Lunedì 19 gennaio, il nostro team ha partecipato al “Third Place Summit”, un evento stimolante che si è tenuto al Luxor Theater di Rotterdam e ha riunito diversə professionistə accomunatə dalla volontà di avere un impatto positivo sulle comunità e preservare gli spazi pubblici.

Il concetto di “Terzi luoghi”, introdotto per la prima volta da Ray Oldeburg nel suo libro “The Great Good Place”, sta acquisendo sempre più rilevanza nelle società odierne. Gli spazi pubblici si sono ridotti rispetto al passato, rendendo urgente interrogarsi su come preservare i terzi luoghi e promuovere l’aggregazione. Informale, senza pretese, accogliente, aperto (verso l’interno e l’esterno), economico, confortevole e affidabile sono le caratteristiche fondamentali di un ottimo terzo luogo, e sono tutti elementi che possono essere progettati intenzionalmente.

Durante il Summit, abbiamo avuto l’opportunità di esplorare il metodo “Come, Stay and Grow” (Vieni, resta e cresci), formulato dall’architetto Aat Vos e dall’antropologa urbana Amy GoedHart: una strategia completa su come progettare spazi che favoriscano le relazioni sociali, il senso di appartenenza, lo sviluppo personale e la lotta alla solitudine.

Come and stay - Vieni e resta: “Una casa lontano da casa”:

Accesso, utilizzo, sicurezza, esperienza, comunità e sviluppo: questi sono gli elementi fondamentali da tenere a mente quando si progettano spazi e servizi che favoriscono la partecipazione e le relazioni sociali nelle nostre città.

I terzi luoghi sono infatti definiti come “di, per e dalle persone”: luoghi che le persone ispirano, costruiscono, percepiscono, immaginano, approcciano, trasformano e vivono.

Quando si progettano i terzi luoghi, è importante ricordare che essi appartengono a un ecosistema esistente. Devono riflettere l’identità, la storia e le tradizioni locali, il che significa anche accettare un certo grado di imperfezione, che spesso è proprio ciò che rende un luogo “una casa lontano da casa”.

La casetta per gli uccellini

Costruire un terzo luogo è come costruire una casetta per gli uccellini. Bisogna analizzare l’ambiente, scegliere il posto giusto e costruire la casetta. Dopodiché, bisogna aspettare di vedere se l’uccellino arriva, ma soprattutto bisogna aspettare di vedere se torna.

(Karen Kristensen)

Grow - crescere: guidare attraverso la trasformazione

Il valore che ha guidato il progresso sociale si è costantemente evoluto in fenomeni più complessi. Dai semplici beni di consumo e dai prodotti ai servizi e alle esperienze, stiamo ora entrando nell’era delle “economie trasformative”. La trasformazione è infatti ciò che guida il progresso, contribuendo al valore aggiunto delle attività umane.

In un’epoca in cui le comunità stanno diventando sempre più labili, i terzi luoghi possono fungere da catalizzatori della trasformazione attraverso l’inclusione sociale e la partecipazione.

Le biblioteche possono davvero avere un ruolo primario nel rafforzare la presenza e la rilevanza dei terzi luoghi nelle nostre città, evolvendo nella loro funzione all’interno delle società moderne e trasformandosi in spazi accoglienti, dinamici e inclusivi. In un’economia di trasformazione, lə bibliotecariə e lə operatorə culturali possono davvero fungere da guide attraverso la trasformazione delle loro comunità.

Come Studio 2di2, abbiamo acquisito una prospettiva più completa sulle strategie e gli strumenti di cui abbiamo bisogno per supportare le organizzazioni in questa missione. Attraverso questa esperienza abbiamo imparato di più su ciò che possiamo fare come professionistə, ma soprattutto abbiamo riflettuto su chi siamo e di cosa abbiamo bisogno come individui.

LE BIBLIOTECHE DI OSLO NON PROFUMANO (SOLO) DI LIBRI

Dimenticate l’odore della polvere sui libri negli scaffali, della carta e dell’inchiostro, dimenticate il silenzio assordante rotto solo dal ticchettio dei tasti che si muovono sotto le dita dei bibliotecari. E voi bibliotecari, dimenticate le ore seduti a una scrivania, davanti a un monitor. O meglio, tenete bene a mente tutte queste cose mentre vi raccontiamo il nostro viaggio attraverso le biblioteche di Oslo.

Oslo

Questo settembre con lo studio e alcuni membri della Rete Bibliotecaria Bergamasca, siamo stati tre giorni nella capitale norvegese, in visita delle biblioteche della rete urbana.

A Oslo sono presenti in totale 25 biblioteche (contando anche quelle all’interno di strutture come ospedali e carcere) denominate Deichman, in omaggio a Carl Deichman, uomo d’affari, cancelliere e collezionista di libri vissuto in Norvegia nel 1700.
Nel pieno spirito illuminista dell’epoca, Deichman ha raccolto una collezione di oltre 6000 libri lungo tutta la sua vita, convinto che la conoscenza potesse innalzare il valore di un uomo. Nel 1780, prima di morire, lasciò in eredità la sua collezione di libri alla città di Christiania con l’intento di donare finalmente ai cittadini la loro prima biblioteca pubblica.

Oggi, a Oslo, la biblioteca non è percepita e vissuta solamente come un luogo di prestito di volumi, ma soprattutto come uno spazio multifunzione a disposizione della comunità per potersi incontrare, scambiare sì libri, ma anche conoscenze ed esperienze; viene usata come location per eventi, come centro di aggregazione. La biblioteca è dunque per la cultura, ma prima di tutto per il sociale.

Deichman Toyen

Un esempio plastico di ciò è la Deichman Toyen, una biblioteca situata in uno dei quartieri più difficili della città, la parte est. Questa zona, resa meno attrattiva dai gas delle aree industriali portate dai venti, rimane più povera rispetto al resto della capitale. Qui, le condizioni di povertà si riflettono in alti tassi di delinquenza e disagio sociale, un problema non indifferente all’occhio delle amministrazioni.

Per risolverlo, Reinert Mithassel, responsabile della biblioteca dal 2015, ha ripensato a questo spazio tenendo conto dei bisogni specifici del quartiere mettendo in discussione il ruolo della biblioteca e di chi se ne occupa.

Lavorando e confrontandosi con i bibliotecari e analizzando a fondo i bisogni della comunità del quartiere di Toyen, è emerso come la biblioteca, per incidere sul miglioramento delle condizioni di vita delle persone, non poteva essere uno spazio freddo e legato esclusivamente alla transazione di libri.
Era, dunque, necessario un cambiamento nei bibliotecari e negli ambienti per riuscire ad portare un nuovo modo di vivere la biblioteca.

Il primo passo è stato de-istituzionalizzare la biblioteca per mandare un messaggio di apertura verso la comunità: sono stati sostituiti tutti gli arredi con mobili e materiali di recupero che trasmettessero sensazioni di comodità, di calore, di accoglienza; gli scaffali con i libri sono stati decentralizzati e spostati sulle pareti, aprendo così gli spazi centrali a zone di lavoro e conversazione per gli utenti e le persone, posizionando divanetti, poltrone e tavolini; le vetrate contribuiscono a creare un continuo dialogo con l’esterno sia per chi fruisce della biblioteca che può godere della luce naturale e dell’ambiente circostante anche dall’interno, sia per chi rimane all’esterno, caldamente invitato ad entrare.

Con il tempo, è stato aggiunto uno spazio adiacente separato dal corpo originario, ma comunque comunicante con esso, per dare spazio a eventi e attività che spesso si sovrappongono o che sarebbero in contrasto con l’ambiente silenzioso della biblioteca.

In questo caso, il cambiamento degli ambienti e del ruolo della biblioteca ha richiesto, ad alcuni utenti e ad alcuni dipendenti, del tempo per riabituarsi al nuovo concetto di biblioteca, ma sacrificare un po’ di silenzio e di calma e le vecchie abitudini a favore di un ambiente più vissuto e dinamico ha decisamente ripagato.

La Deichman Toyen ha infatti triplicato la sua utenza: è passata dall’avere 100mila visitatori l’anno a 300mila, 1000 visitatori al giorno (due persone entrano ogni libro che esce).

Questa biblioteca è lo specchio del quartiere in cui si trova: ne fanno parte anziani, bambini, ragazzi, adulti, universitari, homeless…
La maggior parte di coloro che frequentano la biblioteca lo fa in primo luogo per godere dello spazio o per partecipare agli eventi (dai 10 ai 15 eventi a settimana), poi per leggere o studiare, e poi per chiedere in prestito un libro. La biblioteca è voluta e vissuta dalla comunità, tanto che è stato predisposto un sistema tramite app, per accedervi anche durante alcuni orari di chiusura in cui non è presente il personale.

Questo modello di “biblioteca sociale” è stato poi adottato per tutte le biblioteche di Oslo, riscuotendo ovunque lo stesso grande successo.

La centralità di questo luogo per il benessere dei cittadini è stato talmente rilevante che nel periodo di chiusura forzata delle attività durante la pandemia, le biblioteche sono rimaste aperte alla pari di ospedali, centrali di polizia e di vigili del fuoco. I politici hanno poi deciso di contare ancora una volta sulla biblioteca per risolvere un problema sociale ad alto rischio, quello della microcriminalità giovanile.

Deichman Biblo Toyen

Ponendosi le giuste domande e, soprattutto, trovando il giusto modo di interagire con bambini e ragazzi, sono nate le idee che hanno dato vita alla Deichman Biblo Toyen.
Approfondendo l’esperienza degli utenti, la biblioteca è stata ideata e progettata evitando di cadere nei soliti cliché che avrebbero portato a soluzioni standard già usate in altri contesti come l’utilizzo di mobili più bassi e più colorati, spigoli arrotondati e spazi vuoti per giocare.

Ma non è questo quello di cui hanno davvero bisogno i ragazzi.

Facendo le domande giuste, sono emerse esigenze più specifiche che hanno portato a soluzioni più adatte a loro e più stimolanti.
Dall’esigenza di non avere né adulti né bambini troppo piccoli, la Deichman Biblo Toyen nasce come uno spazio esclusivo per ragazzi dai 10 ai 15 anni, con wi-fi per giocare e connettersi a internet, con nicchie, “tane”, postazioni insolite (come furgoni, cabine telefoniche, cabine di funivie, tutti di recupero) in cui rifugiarsi, stare comodi, leggere, giocare e passare le giornate.

Un altro tema centrale affrontato nella creazione di questa biblioteca è stato capire come attrarre i ragazzi in questo spazio. Infatti, dopo qualche tentativo, era evidente come non bastasse pubblicizzare la biblioteca e promuoverne le attività in modo standard né tantomeno invitare direttamente i ragazzi ad entrarvi: nessuno sentiva il bisogno di questo spazio, nessuno voleva essere “salvato” dalla strada.

Così è stata adottata la stessa filosofia usata dall’Esercito della Salvezza, un movimento internazionale evangelico, nell’approcciare individui che necessitano di aiuto, ma che lo respingono nel momento in cui questo viene loro offerto, quasi imposto, come avviene ad esempio, con i “senzatetto”.
Questo metodo si chiama Soup, Soap, Salvation (dall’inglese zuppa, sapone, salvezza) e consiste nel creare un legame con l’altro instaurando un rapporto personale e ricevendo in cambio un atteggiamento più aperto e disponibile, in seguito all’offerta di un pasto caldo e di migliori condizioni igieniche, che porterà poi a proporre la propria proposta di “salvezza”.

Nel caso dei bambini del distretto Toyen, i responsabili della biblioteca si sono avvicinati ai ragazzi gradualmente, senza aggredirli con la soluzione diretta ai loro problemi, rispettando i loro tempi e i loro spazi, lasciando che fossero loro a scegliere di entrare in biblioteca.
Anche in questo caso, il successo non ha faticato ad arrivare.

Deichman Bjørvika

La biblioteca può portare cambiamenti sociali anche in contesti meno bisognosi. È il caso della biblioteca centrale di Oslo, la Deichman Bjørvika, situata nel centro della capitale.
Si tratta di un imponente edificio di 6 piani (13.500 mq) affacciato sul fiordo norvegese, aperto quasi ogni giorno dell’anno (è chiusa in tutto 4-5 giorni l’anno).

La Deichman Bjørvika è il centro culturale e sociale principale della città con 450,000 media tra cartacei e digitali.

Al piano terra è presente un bar in quanto non è proibito il consumo di cibi e bevande in tutti gli spazi del Centro, uno store per gadget e souvenirs, e il sistema automatizzato di restituzione dei libri su cui si basa l’intero sistema dell’edificio. Appena si entra, complici le grandi vetrate e il pavimento volutamente poco uniforme, si ha la sensazione di trovarsi al centro di una piazza, dinamico crocevia di persone e attività.

Ogni piano è un openspace che si sviluppa intorno a dei grossi vuoti centrali più o meno concentrici che favoriscono il fluire degli spazi e della luce naturale, che penetra dalle finestre e dai lucernari, tra un piano e l’altro. Tutti i soffitti di questi grandi spazi aperti e potenzialmente rumorosi sono ricoperti di materiale fonoassorbente che contribuisce a mantenere ogni ambiente, silenzioso e piacevole.

Anche in questo caso, nella biblioteca non ci sono solo libri: sono presenti aree gioco e lettura per bambini, aree per eventi e concerti, un auditorium da 200 posti, postazioni di lavoro, postazioni pc, piccoli laboratori sartoriali, altri preposti all’utilizzo di stampanti 3D e piccoli utensili per il lavoro manuale, una sala di registrazione gestita da ragazzi dai 16 ai 21 anni, due sale cinema, una stanza per videogiochi, sale per meeting e tante zone relax per stare da soli o per socializzare, tutti servizi gratuiti.

L’esempio della Deichman è fondamentale per capire che è possibile integrare spazi e attività non strettamente legate al prestito di libri all’interno della biblioteca, ma che questa può essere un luogo in cui la cultura (e la comunità) abbia la libertà di espandersi ed esprimersi in tutte le sue forme, non solo attraverso i volumi negli scaffali.

La cultura, nella sua interezza, riguarda tutti, è umana, è sociale, e perciò la biblioteca non può limitarsi ad uno scambio di servizi o di prodotti, ma deve favorire, sostenere e incoraggiare gli scambi tra persone.

Deichman Oppsal

L’ultimo caso approfondito durante il terzo giorno di viaggio ad Oslo è stata la Deichman Oppsal, una biblioteca age- e dementia-frendly in un distretto a pochi chilometri dalla città. In questo distretto l’età media è più alta che nel resto della città, e la concentrazione di persone anziane è maggiore rispetto al centro.
Aperta nel 1979, registra circa 85mila visite e 60mila prestiti l’anno. L’edificio è parte dell’Oppsal Community Center che comprendere altri servizi, tra cui centro per anziani, associazioni di volontariato, ambulatori e una parrucchiera. La biblioteca collabora, nella programmazione, interfacciandosi continuamente con queste realtà.

Nel 2018 il dipartimento comunale che si occupa di salute e all’invecchiamento, ha chiesto alla rete bibliotecaria di collaborare con la rete municipale di assistenza domiciliare.
Da maggio 2018 a marzo 2019 è stato realizzato un progetto pilota che ha visto queste tre realtà collaborare, con il fondamentale supporto del centro di ricerca interno alla rete municipale di assistenza domiciliare.

I tre aspetti su cui si è concentrato il progetto pilota:

  • lo spazio fisico
    • la programmazione di attività di qualitàla formazione del personale rispetto al tema della demenza

Il progetto pilota è stato realizzato da un gruppo di lavoro formato da bibliotecari e da persone dell’agenzia di assistenza domiciliare e monitorato da un comitato di valutazione. Anche in questo caso, parte fondamentale del progetto è stata l’interazione e il coinvolgimento degli utenti per capire quali fossero i loro desideri e bisogni. Per ingaggiare gli anziani si sono appoggiati sulla rete di assistenza domiciliare e sulle associazioni che lavorano con le persone anziane e con la demenza senile.
Lo staff della biblioteca ha frequentato un corso per fare crescere la consapevolezza di cosa vuol dire interagire con gli anziani e un corso di formazione sulle malattie neurodegenerative come la demenza senile.

I risultati del progetto:

  • Lo spazio fisico

Segnaletica e organizzazione spaziale per una migliore accessibilità è stato il principio fondamentale che ha guidato le operazioni di arredamento degli spazi interni.

Sono stati liberati gli spazi creando corridoi liberi da ostacoli che fungessero da percorsi per semplificare il raggiungimento delle aree di utilizzo, come tragitto dritto e diretto dall’ingresso alla reception. Questo tipo di organizzazione aiuta anche nel momento in cui gli utenti desiderino lasciare la biblioteca. La definizione di questi percorsi non si limita solo all’interno della biblioteca, ma si estende anche al di fuori attraverso cartelli che identifichino l’itinerario per raggiungere facilmente la biblioteca.

La segnaletica si traduce anche nella scelta dei colori: creare contrasti di colore nell’arredamento aiuta gli utenti che hanno difficoltà a distinguere i colori troppo simili a muoversi meglio nello spazio e a distinguere gli oggetti più facilmente (un cuscino rosso su un divano grigio). I muri e lo sfondo delle targhette che identificano il genere dei libri sono neri, giocando sul contrasto con il bianco e i colori più chiari per facilitare la lettura.

La strategia dei contrasti è stata applicata anche alle numerose porte della biblioteca che confondevano gli utenti. Le porte ad utilizzo esclusivo del personale sono state dipinte dello stesso colore delle pareti in modo da far emergere le porte utili agli utenti, come la porta del bagno.

Anche la scelta e la disposizione delle luci hanno giocato un altro ruolo fondamentale nel rendere chiare le indicazioni presenti, leggibile la segnaletica e migliore la capacità di orientarsi nello spazio.

Inoltre, i bibliotecari o in generale il personale della biblioteca è tenuto ad indossare un gilet con logo e scritte in modo da essere più riconoscibili all’interno dell’ambiente biblioteca e utilizzano sempre un microfono per farsi sentire chiaramente dagli utenti più anziani.

  • Programma di attività di qualità

Anche in questo caso, fondamentale è stata l’indagine diretta nei confronti dei reali bisogni dell’utente della Deichman Oppsal: imparare a usare il pc soprattutto se ci sono giovani ad insegnare, più attività che comportano movimento fisico a partire dal ballo, più libri, racconti brevi, audiolibri, attività di lettura di gruppo, lasciare le attività aperte a chiunque voglia unirsi senza etichettare le attività come “per anziani”.
Anche i parenti degli anziani hanno dimostrato la volontà di unirsi alle attività organizzate ma anche di essere formati e informati su tematiche della vecchiaia e demenza.

  • Formazione del personale

I servizi bibliotecari non sono sempre accessibili alle persone anziane e molto spesso non è possibile semplificarle per venire incontro alle loro difficoltà. Ad esempio, l’utente deve sempre ricordarsi la tessera, ricordarsi il pin, avere in mente quale sia la postazione giusta per il prestito ecc. quindi il personale viene formato per rendere lo spazio e i servizi più accessibili.

Lo staff ha avuto una formazione in merito alla consapevolezza (awareness training) della condizione e delle difficoltà delle persone con demenza. Hanno imparato come interagire e come comunicare, hanno appreso i principi dell’accessibilità fisica e cognitiva degli spazi (in base ai principi di universal design).
Lo staff della biblioteca è accogliente nei confronti delle persone anziane, le aiutano ad accedere ai servizi, sono formate per capire lo stato di demenza e gestirlo per fare in modo che l’esperienza in biblioteca sia la più positiva possibile. Hanno poi iniziato a stampare i programmi mensilmente in modo da dare un minimo di prospettiva agli utenti che possono così meglio organizzarsi.

Nonostante non sia insolito pensare che gli anziani siano tra le generazioni più restie al cambiamento, l’innovazione della Deichman Oppsal non ha trovato oppositori. Naturalmente, anche a loro capita di ricevere qualche lamentela nei momenti in cui la biblioteca non è del tutto silenziosa (durante eventi o in caso di presenza di bambini) ma iniziando accettare il fatto che questo doppio uso della biblioteca esiste (luogo di studio e silenzio, luogo di incontro e scambio) e creando spazi e sale chiuse in cui si può stare in silenzio o ci si può isolare dai rumori, hanno trovato il loro equilibrio.

Conclusioni

Queste realtà non profumano solo di libri, ma anche di vita e di persone, sono modelli esemplari da cui ripartire per la progettazione delle biblioteche in Italia: non solo a livello strutturale/organizzativo, ma soprattutto nel ripensare al potenziale che trattengono in quanto ancora legate alla tradizione, o meglio, abbandonate all’abitudine di considerare la biblioteca come un contenitore di cultura, libero e accessibile a tutti sulla carta, ma di fatto chiuso in se stesso e immobile nel tempo.

Aprirsi ai cittadini e alle loro esigenze, rischiando e cambiando, è la chiave per portare e ricevere valore a livello culturale e sociale, per riattivare e riunire le comunità, per supportare e ispirare le generazioni, dalle più giovani alle più anziane.

Perché il Bando “Capitale dell’Arte Contemporanea Italiana” riguarda tutti i comuni (e quindi anche tutti noi).

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ha lanciato il bando per la designazione della prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per l’anno 2026.

Il riconoscimento è stato istituito per promuovere la capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea.

Saranno finanziati progetti culturali, i quali prevedano la realizzazione di attività come mostre, festival e rassegne, oltre alla realizzazione e la riqualificazione di spazi e aree dedicate alla fruizione dell’arte. arti visive contemporanee.

Verranno selezionate cinque città finaliste e infine, La Giuria proporrà al Ministro della Cultura la candidatura ritenuta più idonea a essere insignita del titolo, la quale godrà di un finanziamento di un milione di euro per la realizzazione delle attività di progettazione presentate. Ogni città che desidera candidarsi al titolo potrà presentare una candidatura con allegato un dossier progettuale entro il 30 giugno 2024.

Ma ad interessarci non è tanto il bando in sé, se non il suo significato più ampio e l’impatto che l’istituzione di questo titolo avrà sul rapporto tra enti locali e arte contemporanea.

Sebbene sia la forma d’arte che, più di ogni altra, dialoga attivamente con la nostra contemporaneità, l’arte contemporanea rimane ad oggi un ambito ristretto a gruppi privilegiati di persone. Questo elitarismo deriva principalmente da problematiche geografiche e culturali:

  • Geografiche, perché i movimenti artistici tendono a concentrarsi nelle grandi città, e nei distretti culturali dove trovano un pubblico pagante e una rete di stakeholder interessati a supportarli.
  • Culturali, in quanto l’arte è in primo luogo un linguaggio e come tale deve essere trattato. Senza allenamento questo linguaggio rischia di assopirsi e l’arte finisce per divenire inaccessibile allo spettatore.

Questo nuovo titolo, istituito dal ministero, ci racconta una storia diversa, che vuole andare oltre questi ostacoli e intavolare un rapporto dialettico tra le comunità e il mondo dell’arte in un’ottica di sviluppo e rigenerazione

Il ruolo dell’arte contemporanea nella rigenerazione urbana

La rigenerazione urbana è un processo complesso che mira a trasformare aree dismesse o degradate in spazi vivibili e funzionali. In questo processo, la cultura e l’arte possono – e devono – svolgere un ruolo cruciale.

Lo spazio urbano, ripensato e ricostruito, attraverso l’arte acquista un valore nuovo e si fa portatore di una narrazione.  In completa opposizione ai cosiddetti “non luoghi”, così come definiti da dall’antropologo francese Marc Augé – quei luoghi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici -; al contrario l’arte funge da catalizzatore di un’identità specifica, è portatrice di una storia e porta alla creazione di relazioni tra individui.  un approccio allo spazio urbano più consapevole e volto al tentativo di riscoperta del suo valore culturale.

Di un esempio virtuoso di rigenerazione urbana che, attraverso l’arte contemporanea, ha svoltato le sorti di un comune parliamo qui, in un articolo in cui raccontiamo il nostro “Studio visit” al Farm Cultural Park di Favara.

Inoltre, ricordiamo che la rigenerazione è un processo partecipato, e come tale prevede il coinvolgimento – fin dalle primissime fasi – dei destinatari finali, in questo caso i cittadini.  Attraverso gli interventi artistici partecipativi, le persone possono trovare una connessione più profonda con il loro ambiente e con gli altri membri della comunità, incoraggiando un senso di appartenenza e rafforzando l’identità comunitaria. Al senso di orgoglio che deriva dall’abitare in un luogo bello, arricchito dalla presenza di opere d’arte, si aggiunge anche un forte coinvolgimento emotivo e personale, nato dall’impegno diretto e personale, investito nel progetto dal singolo.

L’impatto economico dell’arte contemporanea nei processi di rigenerazione

Nell’ambito della rigenerazione urbana, non è più sufficiente concentrarsi esclusivamente su interventi architettonici o urbanistici. L’arte emerge come un’alleata fondamentale nel processo di risollevamento economico dei quartieri e delle aree urbane. La valorizzazione delle espressioni artistiche non solo migliora l’aspetto estetico di tali contesti, ma apre le porte a nuove opportunità di crescita economica. Si assiste a una trasformazione tangibile: dall’arricchimento visivo alla generazione di valore economico.

L’arte è in grado di aggiungere valore al territorio, dando vita a quel fenomeno noto come “economia creativa”. Tale concetto abbraccia un vasto spettro di attività che attingono alla conoscenza e alla creatività, generando ricchezza e occupazione attraverso l’innovazione di prodotti e servizi. I festival, le mostre, le performance di strada non solo attraggono flussi turistici, ma alimentano anche l’interesse nei confronti dell’area, beneficiando direttamente il tessuto commerciale locale.

La fusione tra arte ed economia non è solo sinonimo di crescita economica, ma rappresenta anche un potente mezzo di trasformazione sociale. Le iniziative artistiche fungono da catalizzatori per la creatività, attirando talenti e spingendo all’innovazione, plasmando così un’identità unica per la città stessa. In questo scenario, l’arte assume un ruolo cruciale nel definire le strategie di sviluppo urbano, contribuendo alla formazione di comunità più inclusive e resilienti.

Arte contemporanea come strumento per la sostenibilità, nei processi di rigenerazione.

Nell’ambito delle politiche ambientali e della rigenerazione urbana, l’arte emerge come un potente strumento per promuovere la sostenibilità e sensibilizzare la comunità sui temi ecologici. Gli artisti, utilizzando materiali riciclati e scarti, trasformano rifiuti in opere d’arte che fungono da messaggeri di un consumo responsabile e eco-sostenibile. Questo non è solo un’aggiunta estetica, ma un’opportunità per coinvolgere la popolazione nella riflessione e nell’azione per un ambiente più sano.

I progetti che incarnano questa sinergia tra arte ed ecologia vanno dalla creazione di giardini comunitari realizzati con materiali di recupero alle installazioni artistiche negli spazi pubblici che invitano alla consapevolezza ambientale. Gli esperti in politiche ambientali sottolineano l’importanza di queste iniziative, che non solo migliorano l’aspetto delle città, ma promuovono anche una maggiore consapevolezza e impegno verso pratiche sostenibili.

La sensibilizzazione ambientale attraverso l’arte va oltre la mera decorazione urbana: è un veicolo per stimolare il dialogo e l’azione verso una società più rispettosa dell’ambiente. L’arte diventa così un elemento chiave nella progettazione di spazi urbani verdi e vivibili, promuovendo un’impronta ecologica nella vita quotidiana delle persone.

Che ad oggi si parli di Capitale Italiana dell’Arte contemporanea è un importante segnale dell’importanza di questi fenomeni, e della loro centralità nella creazione di società umane più sostenibili, coese e resilienti. Questo bando può essere un invito per gli enti locali ad intraprendere percorsi di rigenerazione urbana che tengano in considerazione l’arte contemporanea, e ad investire sui loro artisti locali e non, per il benessere della comunità.

Per questo, ad oggi, confinare un progetto artistico negli stretti parametri del suo settore è limitante, quando a fronte di una prospettiva meno settoriale e più integrata, è possibile dare vita a processi virtuosi che trascendono il singolo intervento.

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LUOGHI DA RIGENERARE

IL BANDO

Fondazione Cariplo lancia un nuovo bando da 5 milioni di euro, Luoghi da rigenerare, in scadenza il prossimo 13 luglio 2023. L’obiettivo è supportare processi di rigenerazione urbana che coinvolgono edifici ed aree sottoutilizzate o completamente abbandonate, attraverso la creazione di nuove funzioni culturali per restituire questi luoghi alla comunità.

I destinatari sono gli enti locali proprietari (o che hanno piena disponibilità) del bene/luogo oggetto dell’intervento. Il contributo previsto (a fondo perduto) copre l’80% delle spese di progetto, per un massimo di 400.000 euro.

In linea con gli obiettivi della fondazione e con simili iniziative proposte in passato dalla stessa, a ci sono delle caratteristiche centrali che i progetti dovranno avere per poter essere finanziati:

  • Approccio Bottom-up. Ormai lo sappiamo, utilizzare unicamente strategie top down  nei processi di rigenerazione urbana è un approccio fallimentare. Per chiarezza, è una strategia top-down  (dall’alto), una strategia che dall’amministrazione arriva alla cittadinanza, mentre è una strategia bottom-up (dal bass0) l’esatto contrario. In paasato, nei processi di rigenerazione urbana si è sempre considerata solo la prima opzione, mentre oggi è in corso una presa di consapevolezza sull’importanza di coinvolgere la cittadinanza nel processo di rigenerazione in maniera attiva. Per questo motivo, il bando chiede di utilizzare processi di progettazione partecipata (scopri di più) per individuare la nuova funzione d’uso e immagine dell’edificio o dell’area oggetto di rigenerazione.  Due esempi di strumenti di progettazione partecipata sono: il Design Thinking (scopri di più) e la Metodologia Lego Serious Play (scopri di più).
  • Coinvolgimento degli attori locali. Un altro elemento fondamentale dei progetti di rigenerazione è il coinvolgimento degli attori locali, ovvero delle organizzazioni del terzo settore, aziende, enti pubblici territoriali che potrebbero contribuire attivamente al progetto (magari implementado parte delle azioni, o assumendo la responsabilità per la gestione futura), o assumere il ruolo di stakeholder. Il bando chiede quindi di creare un partenariato con almeno un ente non profit attivo in ambito culturale, ma naturalmente il suggerimento è quello di fare rete con quanti più soggetti possibile. Questo infatti assicura la sostenibilità futura di un progetto: se esso sta a cuore a numerosi mebri della comunità, che vi prendono parte in grado più o meno superiore, sarà interesse di tutti assicurarne la continuità e non solo dell’amministrazione pubblica (con le sue sole risorse). 
  • Integrazione in piani di rigenerazione già avviati o in corso di elaborazione. La rigenerazione è tale perchè non si limita a vedere la ristrutturazione di un edificio come un intervento isolato e indipendente, ma al contrario, lo inserisce in un contesto più ampio dove interventi di natura architettonica, sociale, culturale, urbanistica e via dicendo concorrono tutti ad un unico obiettivo: rendere un luogo più adatto ai suoi abitanti.

COME SI FA RIGENERAZIONE ?

Come abbiamo visto la rigenerazione è un processo che integra più interventi, che insieme concorrono al raggiungimento di obiettivi comuni, e che mette in campo numerose risorse provenienti da mondi diversi. Se non si è mai affrontata prima può apparire complessa, e si rischia di candidare interventi che si pensa rispettino i requisiti, ma che in realtà non lo fanno affatto. Per questo motivo è utile guardare ad altri esempi di successo prima di avviare un progetto simile, così da avere un background di partenza. Ecco alcuni esempi di rigenerazione urbana interessanti.

BINARIO 49. Situato nel quartiere Reggio est (Reggio Emilia), divenuto tristemente celebre per l’alto tasso di criminalità, Binario 49 è un caffè letterario nato dall’incontro di numerose associazioni territoriali con i cittadini del quartiere. Binario 49 è stato selezionato dal CNAPPC tra le Trasformazioni Urbane Innovative, come esempio di micro intervento di rigenerazione partecipato, ed esposto nell’omonima mostra.

QUARTIERE SAN PAOLO, BARI. Questo quartiere di periferia, da sempre raffigurato con il termine stereotipato di periferia, è oggi un quartiere museo. Grazie al lavoro dell’associazione Mecenate 90, in collaborazione con il Comune di Bari e la Regione Puglia, è stato possibile dare vita a un progetto di museoformazione urbana, attraverso il coinvolgimento dei cittdani e delle organizzazioni attive nel quartiere.

MARE CULTURALE URBANO. Un progetto di rigenerazione urbana a base culturale che nasce nella periferia ovest di Milano, che prende il via con la riqualificazione della storica cascina Torrette di Trenno del quartiere San Siro, restituita alla città come luogo di aggregazione e fruizione culturale. Oggi lo lo spazio ospita un ristorante con una birreria artigianale, un coworking, sale per prove musicali, formazione ed eventi, e un cortile comune, ed è animato tutto l’anno con concerti, performance, cinema all’aperto, festival, attività per bambini

FUS progetti speciali: una panoramica

Cosa sono i progetti speciali FUS?

Il FUS, ovvero il Fondo Unico per lo Spettacolo, è meccanismo utilizzato dal governo italiano per regolare l’intervento di finanziamento pubblico allo spettacolo e fornire quindi sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese italiani operanti negli ambiti della musica, della danza, del teatro, del circo e spettacolo viaggiante, nonché a progetti multidisciplinari e iniziative di rilevanza nazionale. Il fondo è destinato a finanziare progetti artistici triennali, nei settori sopracitati, e di un programma annuale per coloro le cui istanze triennali vengono approvate.  

I progetti Speciali FUS si distinguono dal FUS tradizionale, per la rilevanza nazionale e internazionale e per il particolare valore artistico-culturale. I progetti sono a carattere annuale e possono essere realizzati anche attraverso la costituzione di reti. 

Se al FUS tradizionale è possibile presentare la programmazione ordinaria, i progetti speciali sono definiti tali proprio per il loro carattere di eccezzionalità: si tratta di eventi a carattere straordinario e unico, che si differenziano dall’attività usuale del soggetto richiedente. 

Sarà data priorità ai progetti che ...

  • Rappresentano iniziative originali, anche realizzate con il sostegno del comune di riferimento, dove gli eventi avranno luogo
  • Esprimono un’identità peculiare, una dimensione di particolare prestigio artistico e culturale e di riconoscibilità sul piano nazionale e internazionale
  • si riferiscono a celebrazioni e ricorrenze collegate a personalità e/o luoghi e/o eventi di particolare significato nella storia dello spettacolo dal vivo, favorendone la conoscenza attuale
  • rappresentano modelli di buone pratiche nell’ambito dei progetti per il riequilibrio territoriale, realizzati anche attraverso reti sovraregionali e dello sviluppo e della promozione dello spettacolo dal vivo nel contesto culturale e sociale e/o prevedono lo svolgimento di attività di spettacolo dal vivo

Chi può fare richiesta?

Possono presentare domanda tutti i soggetti diversi dalle Fondazioni Lirico Sinfoniche, che abbiano sede legale in Italia, che presentano un progetto che non sia già stato finanziato dal ministero della cultura.

Dove e come fare richiesta?

Le domande dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica sulla piattaforma FUSonline a partire dalle ore 09:00 del 15 novembre 2022 e fino alle ore 16:00 del 15 dicembre 2022. 

Scopri se il bando è adatto a te! Contattaci per saperne di più! 

La rinascita di un Comune siciliano attraverso l’arte contemporanea

Il Farm Cultural Park di Favara è uno dei migliori esempi di rigenerazione in Italia, se non nel mondo. 

Quante volte abbiamo sentito parlare di rigenerazione urbana?

Soprattutto oggi questo concetto sembra essere sulla bocca di tutti: dai comuni che si lanciano nel recupero di quartieri periferici, ai bandi dedicati alla rigenerazione dei borghi disseminati lungo tutta la penisola, fino agli imponenti progetti come il MIND (Milan Innovation District).

L’impressione è che la rigenerazione sia necessariamente qualcosa di imponente, monumentale e grandioso: lo stravolgimento di un luogo e la sua trasformazione in altro. Tuttavia, nella realtà, la rigenerazione per sua natura è un processo lento, complesso e articolato. Un processo che non riguarda unicamente le grandi città come Milano, non coinvolge unicamente spazi imponenti come lo spazio che ospitava Expo 2015, e soprattutto non è sempre un processo Top-down, calato dall’alto dai decisori politici.

A dimostrazione di ciò vogliamo presentarvi la realtà di Favara (AG), un esempio lampante del “si può fare” anche nel piccolo, anche in provincia, anche dal basso. A Favara prende vita progetto di recupero architettonico e attivazione socioculturale attraverso la lente dell’arte contemporanea.

LA CITTÀ: uno specchio dell’esodo demografico e dell’emigrazione

Ogni volta che qualcuno argomenta che “progetti simili sono possibili solo in centri urbani già estremamente ricchi di iniziative ed economicamente attivi” pensate a Favara.

Questo comune di oltre 34.000 abitanti si trova in Sicilia, nella provincia di Agrigento, ad appena 10 minuti di macchina dalla Valle dei Templi. Malgrado la posizione, apparentemente favorevole, la città non era meta di turismo, soffrendo all’ombra di centri ben più noti. Il porto più vicino, Porto Empedocle, tuttora non è raggiungibile dalle Navi da Crociera, incrementando ulteriormente l’isolamento del comune.

Come numerose realtà del Mezzogiorno, Favara ha vissuto un fenomeno di grande emigrazione verso gli Stati Uniti nei primi decenni del ‘900. Il risultato fu che molti emigrati tornarono nella loro città natale arricchiti e desiderosi di contribuire allo sviluppo della loro terra. Da qui la costruzione incontrollata di case, appartamenti, palazzine, ville per figli, nipoti e pronipoti, fino a creare quel panorama congestionato e intasato che vediamo oggi. Tutti questi edifici, figli di una politica urbanistica ed edilizia permissivista, vengono progressivamente abbandonati con il passare degli anni a causa di un nuovo fenomeno migratorio: si tratta dei giovani siciliani che abbandonano la loro terra in cerca di nuove opportunità di lavoro e un futuro più stabile. Inoltre, le vecchie abitazioni del centro storico, che necessitavano di ristrutturazioni e servizi, vengono abbandonate in favore delle nuove costruzioni periferiche, anche grazie ai prezzi favorevoli: il loro valore si è nel tempo svalutato per la presenza di numerose abitazioni invendute. 

L’abbandono sistematico e ininterrotto ha generato una situazione paradossale: ad oggi a Favara 2/3 delle abitazioni sono inabitate e versano in stato di abbandono. Questo non solo influisce negativamente sul paesaggio urbano, ma provoca crolli che possono portare a tragiche conseguenze (come il crollo del 2010 che portò alla morte di due bambine).

FARM CULTURAL PARK è il cambiamento: riempire i vuoti urbani con l’arte.

Il progetto nasce da un’idea di due professionisti, Florinda Saieva e Andrea Bartoli, che da Parigi decidono di ritornare a Favara per realizzare il proprio progetto di vita. La volontà era quella di contribuire attivamente al benessere della società, creando un ambiente ricco d’opportunità culturali (e di lavoro) e stimolante.

Farm Cultural Park apre ufficialmente il 25 giugno 2010 e da allora non ha mai smesso di evolvere e crescere.

Farm Cultural Park

Ma che cos’è il Farm Cultural Park di Favara?

“uno dei centri culturali indipendenti più influenti del mondo culturale contemporaneo e uno dei progetti più effervescenti di ripensamento e rinascita di città” 

Si tratta di un ambizioso progetto di recupero e rinascita culturale, che trova nell’arte contemporanea il proprio linguaggio. Favara, da Borgo morente e abbandonato, viene investito da quella che possiamo definire una rivoluzione, che andando a colpire il cuore stesso del dramma della città, lo trasforma in qualcos’altro, qualcosa capace di generare bellezza. L’idea della farm parte proprio dal recupero di quei “vuoti urbani” (gli edifici abbandonati disseminati nel centro storico), tanto numerosi da superare in numero quelli effettivamente abitati, per dare loro nuova vita e funzione, senza però stravolgerne l’identità. Farm Cultural Park si connota non soltanto come spazio espositivo, ma anche come centro di produzione e sperimentazione culturale, con il fine di stimolare il senso comunitario cittadino.

Ma cosa rende questo progetto un esempio lampante di rigenerazione urbana di successo?

CITTA’ E FARM: un dialogo fluido e continuo

Il Farm Cultural Park può esistere solo a Favara, perché su questa città è stato pensato e costruito.

Un progetto di rigenerazione urbana di successo non può essere neutro, ovvero perfettamente replicabile in altri contesti urbani senza che vi sia un processo di adattamento. L’idea alla base del progetto e la metodologia che ha portato al suo sviluppo possono certamente essere utilizzati per progetti simili in altri contesti, ma l’applicazione pratica e personale è unica.

Nel caso di Favara la sovrabbondanza di edifici abbandonati ha permesso la creazione di spazi espositivi nel centro della città, che si armonizzano al panorama circostante e si confondono nelle viuzze e stradine del borgo.

Spesso è sufficiente voltare un angolo per ritrovarsi in un quartiere rigenerato, ma l’impatto non è mai traumatico. La decadenza e l’abbandono, che caratterizzano le vie del centro, vengono reinterpretate e valorizzate attraverso l’arte.

Farn Cultural Park

La dissonanza tra questi ambienti non esiste, proprio perché la base di partenza è comune e l’effetto di conseguenza risulta fluido.

Questa capacità di integrazione risulta altrettanto potente all’interno dei palazzi, dove vengono organizzate le esposizioni: i luoghi vengono riqualificati ma non privati della loro identità, ed è proprio in questo incontro tra abbandono e bellezza, tra arte e decadenza che troviamo il genio del progetto.

LUOGHI DI TRANSIZIONE: arte en passant

Uno degli elementi più interessanti di Farm Cultural Park sono i luoghi di transizione, ovvero quegli spazi, quartieri, strade che non hanno alcuna funzione specifica, ma che nondimeno ne assumono una a seconda di chi ne fa uso.

Farm Cultural Park

Luoghi misti, fluidi e capaci di adattamento: ma soprattutto luoghi di passaggio. Rinchiudere l’arte e la bellezza nei musei e nelle esposizioni, lo sappiamo, ha spesso un effetto respingente su di un pubblico che, per mancanza di passata esperienza o semplice diffidenza, si sente intimidito all’idea di varcare la soglia di un luogo quasi permeato da una certa sacralità. A Favara l’arte è di fianco alla panchina dove le signore anziane si siedono per riposarsi di ritorno dalla spesa, o ancora meglio la panchina stessa è un’opera di design. L’arte è presente ma non è il motivo per cui le persone sono lì, accompagna il loro passaggio discreta, senza richiamare prepotentemente la loro attenzione: lo fa, ma di sfuggita.

Creare spazi di transizione che siano belli, ricchi di spunti di ispirazione e di riflessione è il modo più efficacie per portare l’arte nella vita di tutti, e lasciare che essa diventi parte del quotidiano.

Durante la nostra visita, in uno dei quartieri rigenerati si è tenuta una festa in strada. Casse e DJ, il bar all’angolo pronto a distribuire drink e i ragazzi del posto che semplicemente chiacchieravano, ballavano, vivevano circondati dall’arte. Nessuno di loro era lì per osservare le opere, ma le hanno certamente guardate in ogni caso.

In quella festa abbiamo visto risolto il dramma di molti comuni isolati nelle province, privi della minima attrattiva per i più giovani, dove i ragazzi si ritrovano la sera nei parchi bui o fuori dai cimiteri, semplicemente perché non sanno dove altro andare.

Eppure, tutti hanno diritto di vivere circondati dal bello.

ASCOLTO DELLA COMUNITA': rigenerazione al servizio delle persone

Sembra banale, ma spesso prestare ascolto ai bisogni di un luogo richiede uno sforzo non indifferente e costringe verso nuove soluzioni e alternative differenti da quelle inizialmente previste.

La rigenerazione, perché sia efficacie, deve dialogare con la comunità di riferimento e adattarsi quanto più possibile alle sue esigenze. Favara ancora una volta dimostra come innovazione, ingegno e ascolto possono portare a risultati di successo.

Uno dei numerosi problemi che affligge il Comune è l’assenza di verde: a parte qualche piccolo parco pubblico, vi è una quasi totale assenza di piante in tutta la città.

Per trovare una soluzione a questo dilemma il Farm Cultural Park ha deciso di ricreare un giardino … all’interno di un palazzo abbandonato.

L’effetto, come potete immaginare, è stupefacente.

Farm Cultural Park

Un vecchio palazzo diroccato, seminascosto tra altre palazzine che una volta spalancato rivela un parco racchiuso tra le sue mura. Entrando si ha l’impressione di muoversi in un luogo alieno, ed è proprio la decadenza dell’edificio a rinforzare questa impressione: se al posto di una palazzina diroccata avessimo avuto uno spazio appena costruito, lucido e pulito, l’effetto sarebbe stato artificioso. Mentre guardando queste mura in pietra e gli alberi che vi crescono in mezzo si ha come l’impressione che questi ultimi siano cresciuti naturalmente, per propria volontà.

Oggi l’edificio ospita mostre di arte contemporanea ed è l’esempio perfetto della capacità di Favara di integrare elementi così diversi in unico luogo e creare uno spazio unico nel suo genere.

L’impatto positivo non si misura solo nell’aumento della presenza di turisti, anche internazionali, e nei nuovi posti di lavoro a beneficio del territorio: anche l’ambiente ha la sua parte. Infatti lo “Human garden” ha richiamato l’attenzione del territorio alle tematiche di sostenibilità ambientale: all’ultima tornata amministrativa moltissimi candidati proponevo all’interno dei programmi elettorali piantumazioni e iniziative di educazione ambientale.

CONCLUSIONI

In conclusione, Farm Cultural Park è un esempio di rigenerazione a servizio della cittadinanza, modellato intorno ad un panorama urbano unico e integrato nel tessuto quotidiano della comunità locale. Qui creatività, innovazione e sperimentazione diventano il carburante per una ripresa economica, turistica e socioculturale del comune. Qui l’arte è protagonista del dialogo che il Farm Cultural Park intreccia con i cittadini e l’architettura locale, ed è proprio l’arte a rompere i confini degli spazi per uscire nelle vie e nelle strade della città, e farsi portatrice di un messaggio di speranza e rinascita.

Quello di Favara è un sogno, con tutte le difficoltà che questo comporta: ciò la rende però un faro accecante nella staticità del panorama culturale italiano e l’esempio vivente che anche nei comuni periferici, anche nelle città flagellate da crisi economica e “fuga di cervelli”, sì anche in luoghi privi di mete turistiche, di iniziativa privata e di una vita culturale florida, anche qui la rigenerazione è possibile.

Riapre Italian Council: 2 milioni per l’XI edizione

Con uno stanziamento di 2 milioni ritorna Italian Council, il più importante strumento di supporto e promozione dell’arte contemporanea,  promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero della Cultura. L’obiettivo del bando è sostenere  le ricerche, le pratiche e le produzioni artistiche italiane a livello internazionale, la costruzione di reti internazionali e lo sviluppo delle carriere di artisti, curatori e critici a contatto con le migliori realtà del mondo. 

Il bando finanzia progetti che prevedono committenze internazionali e acquisizioni di opere d’arte, la promozione internazionale di artisti, curatori e critici e lo sviluppo di talenti italiani.

 

Chi può presentare domanda?

  • musei, enti pubblici e privati; istituti universitari, fondazioni, associazioni culturali, comitati formalmente costituiti, e altri soggetti, purché tutti senza scopo di lucro. Il finanziamento richiesto non potrà superare l’80% dell’importo totale, con un tetto massimo che varia in base alla tipologia del progetto presentato;
  • artisti, critici e curatori italiani o fiscalmente residenti in Italia che rispondano ai requisiti del bando potranno presentare domanda esclusivamente per i grant di sostegno per residenze all’estero e per supporto alla ricerca.

Ambiti di intervento

Il bando propone tre ambiti di intervento:

1) COMMITTENZA INTERNAZIONALE E ACQUISIZIONE DI NUOVE OPERE PER I MUSEI PUBBLICI ITALIANI

L’intervento ha un budget complessivo di 1.400.000 euro.

Le proposte potranno riguardare:

  • la produzione – anche in occasione di residenza e/o mostra – di un progetto artistico di un artista italiano o residente in Italia vivente e relativa promozione e valorizzazione;
  • l’acquisizione, promozione e valorizzazione dell’opera di un artista italiano o residente in Italia vivente o non più vivente, purché realizzata negli ultimi 50 anni.

2) PROMOZIONE INTERNAZIONALE DI ARTISTI, CURATORI E CRITICI ITALIANI

L’intervento ha un budget complessivo di 500.000 euro.

Le proposte potranno riguardare:

  • Mostre monografiche presso istituzioni internazionali
    Lo scopo è dare la possibilità agli artisti italiani viventi di avere l’occasione di farsi conoscere o di affermarsi a livello internazionale.
  • Partecipazioni a manifestazioni internazionali
    Al fine di sostenere la presenza degli artisti italiani nelle manifestazioni che periodicamente avvengono nel mondo (a titolo esemplificativo: biennali, triennali, festival, etc.) 
  • Guest curator ed eventi collaterali ad acquisizioni internazionali
    Il bando sostiene istituzioni che invitano critici o curatori come guest curator di mostre o rassegne internazionali. 
  • Progetti editoriali internazionali
     I progetti editoriali sono un’occasione per far conoscere al mondo artisti, protagonisti, vicende peculiari e problematiche dell’arte italiana contemporanea

3) SVILUPPO DEI TALENTI

L’intervento ha un budget complessivo di 100.000 euro. 

  • Borsa (Grant) per residenze di ricerca all’estero
    Finanziare borse per residenze di ricerca presso istituzioni deputate e accreditate al fine di sviluppare professionalmente i talenti è una delle azioni principali di Italian Council. I progetti saranno finalizzati ad attività di studio e approfondimento della ricerca e della pratica artistica, critica o curatoriale
  • Borsa (Grant) per il sostegno alla ricerca di artisti, curatori e critici
    Italian Council supporta progetti mirati allo sviluppo formativo e concettuale e alla evoluzione della ricerca e della pratica artistica, critica e curatoriale in prospettiva internazionale, con particolare agli emergenti. I progetti dovranno prevedere almeno un momento di restituzione al pubblico della ricerca all’estero, presso istituzioni accreditate.

Chi può presentare domanda?

Le candidature dovranno essere inviate esclusivamente tramite il Portale Bandi della Direzione Generale Creatività Contemporanea (link). Ecco il calendario con i termini per la presentazione:

  • Dal 21 aprile 2022 al 21 maggio 2022, alle ore 16  – per l’Ambito 3 – Sviluppo dei talenti
  • Dal 22 maggio 2022 al 23 giugno 2022, alle ore 16 – per l’Ambito 2 – Promozione internazionale di artisti, curatori e critici
  • Dal 30 giugno 2022 al 31 luglio 2022, alle ore 16 – per l’Ambito 1 – Committenza internazionale e acquisizione di opere d’arte

Una nuova opportunità di finanziamento per i Comuni – ALL Attrattività Locale Lombardia

La stagione dei Bandi di finanziamento è appena cominciata, e se il Bando Borghi ne è stato il protagonista indiscusso degli ultimi mesi non è certo il solo strumento a disposizione degli enti locali.

I Bandi di Finanziamento a fondo perduto sono numerosi e il rischio è quello di lasciarsi scappare qualche occasione prezionsa. Un esempio è il Bando di Regione Lombardia, ALL -Attrattività Locale Lombardia. Link

Di cosa si tratta?

Il Bando vuole sostere i Comuni Lombardi per la realizzazione di progetti di valorizzazione e riqualificazione di beni immobili. L’obiettivo è aumentare l’attrattività e l’accessibilità dei territori dal punto di vista turistico, sociale ed economico, in un’ottica di marketing territoriale. I beni immobili devono essere:

  • o di proprietà del Comune che presenta l’istanza; 
  • o di un’altra amministrazione pubblica, purchè il Comune richiedente ne abbia la completa ed esclusiva disponibilità (attraverso comodato, locazione, affitto, usufrutto, uso ecc.) per un periodo di 10 anni dalla conclusione dell’intervento. 

In particolare, i progetti devono essere orientati alla sostenibilità e prevedere interventi in grado di incrementare il patrimonio pubblico. Possono parrtecipare al Bando tutti i Comuni Lombardi, fatta eccezione per i Capoluoghi. 

Gli interventi proposti devono avere un livello di progettazione definitiva o esecutiva

A quanto ammonta il contributo?

Dotazione finanziaria complessiva € 3.300.000,00 così ripartita:

  • € 2.145.000,00 Anno 2022
  • € 1.155.000,00 Anno 2023

Il contributo, a fronte di un investimento minimo di € 60.000,00, è concesso a fondo perduto ed è pari all’ 80% delle spese ammissibili. Il contributo massimo concedibile è di € 150.000,00 e nel caso di investimenti che generano utili il contributo sarà concesso nel rispetto del regime de minimis.

Le spese ammissibili sono:

a) spese tecniche di progettazione (nella misura massima del 8% delle spese ammissibili), direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, collaudo;

b) realizzazione di opere e lavori (a titolo esemplificativo: opere e lavori edili, strutturali e impiantistici, ristrutturazione e ammodernamento dei locali, etc.);

c) acquisizione di beni capitali e immobilizzazioni materiali e immateriali (ad esempio: arredi, attrezzature e dispositivi tecnologici, software, etc.) complementari all’intervento sul bene immobile.

Il decreto attuativo non è ancora stato pubblicato, così come la data di apertura delle candidature e la deadline. 

Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

Aperta la Stagione Cariplo: scopri i Bandi 2022

Fondazione Cariplo è una delle realtà più note nel mondo dei bandi di finanziamento, in Regione Lombardia. Ogni anno sono numerosissimi gli strumenti per sostenere con contributi a fondo perduto per associazioni dei progetti che spaziano dal sociale alla cultura, dall’ecologia alla ricerca scientifica, passando per la rigenerazione urbana. Diamo un’occhiata alla programmazione per il 2022.

Pilastri

I quattro pilastri intorno ai quali ruotano gli strumenti di finanziamento promossi da fondazione Cariplo sono:

  • Ambiente 
  • Arte e Cultura 
  • Ricerca scientifica 
  • Servizi alla persona 

A partire da queste macroaree si sviluppano diversi interventi a sostegno delle associazioni non profit, con qualche rara eccezione. 

Grazie al suo sostegno al settore “Ambiente”, Fondazione Cariplo si impegna promuovere stili di vita e comportamenti rispettosi dell’ambiente per affrontare emergenze ambientali. In particolare, la volontà è quella di sostenere lo sviluppo di una mentalità attenta ai problemi ambientali, attraverso il coinvolgimento delle comunità.

Nell’ambito del settore “Arte e Cultura” la Fondazione promuove interventi che riguardano il patrimonio culturale: beni archeologici, artistici, architettonici, museali, archivistici ed ambientali, ma anche le attività artistiche, culturali e performative.

In merito al settore “Servizi alla persona” punta ad occuparsi di bisogni emergenti, trovare nuove soluzioni per bisogni già conosciuti, promuovere l’eccellenza e l’innovazione e sostenere chi è a rischio di marginalità. 

Attraverso il supporto al settore “Ricerca scientifica” la Fondazione vuole contribuire alla creazione di un ambiente favorevole alla ricerca scientifica, al trasferimento tecnologico e alla valorizzazione dei risultati della ricerca applicata

Guardiamo ora nel dettaglio quali opportunità sono al momento disponibili nell’ambito dei settori “Ambiente”, “Arte e Cultura” e “Servizi alla persona”

Ambiente

Quest’anno Fondazione ripropone due strumenti già testati nel 2021, il cui focus è la promozione di una maggiore sensibilizzazione ambientale. Attraverso azioni di costruzione della consapevolezza, e diffusione di buone pratiche, questi interventi si rivolgono alle organizzazioni attive in ambito ambientale per dar loro maggiore sostegno nella diffusione dei loro valori. Con il bando Effetto ECO, le organizzazioni sono invitate a realizzare progetti di transizione ecologica a livello locale, che aumentino la consapevolezza e l’ingaggio della pubblica amministrazione sulle problematiche ambientali e che realizzino azioni concrete legate alla sostenibilità. Mentre, con il bando My Future il focus si sposta sulle giovani generazioni, e il loro ruolo in quanto cittadini di domani. Il bando intende aumentare la conoscenza e la consapevolezza delle alunne e degli alunni della Scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado sull’importanza della sostenibilità ambientale nella quotidianità.

Arte e Cultura

L’impegno nell’ambito artistico e culturale si focalizza su due tipologie di interventi: la creazione e il ripristino di spazi culturali; l’aumento della partecipazione culturale. Nell’ambito della prima linea di interventi troviamo misure come La bellezza ritrovata, volto a finanziare interventi di ripristino della bellezza dei luoghi, attraverso la mitigazione o la rimozione delle brutture. O ancora Sottocasa, un bando per rafforzare l’offerta culturale nei quartieri di edilizia residenziale pubblica e/o sociale. In riferimento alla seconda linea di intervento troviamo il bando Alla scoperta della Cultura (leggi qui), la cui finalità è avvicinare i bambini e le bambine ai luoghi della cultura e della comunità, simbolo dell’identità e della storia del territorio in cui vivono.

Servizi alla persona

Come ogni anno, Fondazione Cariplo promuove il bando Housing sociale per persone fragili con il quale sceglie sostiene, con contributi a fondo perduto, l’avvio di nuovi interventi di abitare sociale, promossi da soggetti non-profit, capaci di rivolgersi in modo mirato alle categorie sociali più bisognose e di mobilitare e catalizzare risorse locali altrimenti non disponibili.

Qualche dato

    • Per l’anno 2022 il budget complessivo è di circa 150 milioni di euro (lo scorso anno 138milioni)
    • Gli obiettivi strategici che saranno al centro dell’azione della Fondazione sono:  sfide demografiche; cambiamenti climatici, tutela dell’ambiente e della biodiversità; contrasto alla povertà; occupabilità; nuove forme della partecipazione culturale; ricerca scientifica; sistemi territoriali di welfare; abitare sociale; capacity building delle organizzazioni non profit.
    • Nel 2022 4 milioni di euro saranno messi a disposizione di progetti per la domiciliarità degli anziani (welfare in aging)
    • Sul fronte dell’occupabilità 4,7 milioni di euro saranno a sostegno di iniziative per l’inserimento lavorativo e l’occupazione di giovani
    •  12 mln di euro sono impegnati nel recupero di luoghi abbandonati o poco utilizzati, per mitigare le brutture sui territori e valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico, per favorire il riavvicinamento del pubblico alle attività culturali e per percorsi educativi e di formazione nelle scuole.
    • 2,5 milioni di euro andranno per una nuova iniziativa per il benessere emotivo, psicologico e relazionale delle giovani generazioni causate o aggravate dalla pandemia;
    • Oltre 4,5 milioni di euro per sostenere progetti di capacity building, il trasferimento di conoscenza al Terzo Settore, per rafforzare le competenze di chi vi lavora, il miglioramento organizzativo, la pianificazione e controllo, la comunicazione, per la trasformazione digitale e tecnologica, il fundraising; per iniziative che abbiano al centro temi tra cui i beni culturali, ambientali e naturali, la loro tutela, la mobilità sostenibile, l’attrattività dei ricercatori (ERC), il cofinanziamento a progetti europei ed il sostegno ad iniziative culturali sul territorio e quelle a favore dei giovani.

Alla scoperta della Cultura

Il bando è emesso dall’Area Arte e Cultura di Fondazione Cariplo nell’ambito dell’obiettivo strategico dedicato al Contrasto alla Povertà. L’iniziativa vuole mitigare le situazioni di povertà educativa in cui versano molti bambini e bambine, attivando e mettendo a sistema le reti locali di supporto attive in ambito culturale e sociale.

Obiettivi

L’obiettivo del bando è avvicinare i bambini e le bambine ai luoghi della cultura e della comunità, simbolo dell’identità e della storia del territorio in cui vivono, in un’ottica di sviluppo delle competenze personali, del senso di appartenenza alla comunità di riferimento e di inclusione socioculturale.

Il bando si rivolge ai bambini e le bambine di età 6-11 anni, con attenzione verso i soggetti che si trovano in condizioni di fragilità economica, culturale e sociale.

Interventi

Le proposte progettuali devono declinare questi tre elementi:

  • Luoghi della Cultura: Progettare percorsi di visite diffuse e capillari ai luoghi della cultura e simbolici dell’identità e della storia locale, contestualizzandone la conoscenza e valorizzando la relazione con il vissuto personale dei partecipanti (musei e teatri al patrimonio storico architettonico, dai luoghi di interesse ambientale e paesaggistico allo spazio pubblico di particolare interesse storico, artistico, civico ecc.)
  • Partecipazione attiva: Ideare delle esperienze ad alto tasso di coinvolgimento, capaci di stimolare la fantasia e la creatività dei bambini e delle bambine, di condurli alla scoperta del territorio, con la sua storia e le sue tradizioni, e nella comprensione del presente (visite teatralizzate, laboratori interattivi, cacce al tesoro, escape room e giochi di vario genere, supportati con strumenti analogici e/o digitali.)

Rete di soggetti coinvolti: Essere presentate da una o più organizzazioni di ambito culturale, prevedendo l’eventuale sinergia con le istituzioni che gestiscono i luoghi della cultura (si raccomanda di stabilire collaborazioni con le scuole e/o con gli enti del terzo settore che gestiscano oratori, doposcuola, centri aggregativi, centri sportivi ecc. nel territorio di intervento.)

Beneficiari

Organizzazioni non-profit di natura privata che:

  • presentino, tra le finalità principali del proprio Statuto, la gestione di attività e/o beni culturali;
  • vantino, almeno negli ultimi 2 anni, un’attività professionale nel campo della promozione e valorizzazione della cultura verso le fasce giovani e giovanissime della popolazione.

È possibile, ma non obbligatoria, la presentazione di un progetto in partenariato con una o più organizzazioni di natura privata nonprofit o pubblica.

Contributo

La dotazione finanziaria complessiva del bando è di euro 2.000.000,00.

La richiesta complessiva di contributo non può superare il 75% dei costi totali dell’iniziativa e, in ogni caso, non può essere superiore a 50.000 Euro; l’ammontare richiesto dovrà comunque essere commisurato alle dimensioni economico finanziarie e all’attività pregressa delle organizzazioni proponenti.

Se volete saperne di più, siete interessati al bando o avete bisogno di supporto per la presentazione della domanda non esitate a contattarci!