Dimenticate l’odore della polvere sui libri negli scaffali, della carta e dell’inchiostro, dimenticate il silenzio assordante rotto solo dal ticchettio dei tasti che si muovono sotto le dita dei bibliotecari. E voi bibliotecari, dimenticate le ore seduti a una scrivania, davanti a un monitor. O meglio, tenete bene a mente tutte queste cose mentre vi raccontiamo il nostro viaggio attraverso le biblioteche di Oslo.
Oslo
Questo settembre con lo studio e alcuni membri della Rete Bibliotecaria Bergamasca, siamo stati tre giorni nella capitale norvegese, in visita delle biblioteche della rete urbana.
A Oslo sono presenti in totale 25 biblioteche (contando anche quelle all’interno di strutture come ospedali e carcere) denominate Deichman, in omaggio a Carl Deichman, uomo d’affari, cancelliere e collezionista di libri vissuto in Norvegia nel 1700.
Nel pieno spirito illuminista dell’epoca, Deichman ha raccolto una collezione di oltre 6000 libri lungo tutta la sua vita, convinto che la conoscenza potesse innalzare il valore di un uomo. Nel 1780, prima di morire, lasciò in eredità la sua collezione di libri alla città di Christiania con l’intento di donare finalmente ai cittadini la loro prima biblioteca pubblica.
Oggi, a Oslo, la biblioteca non è percepita e vissuta solamente come un luogo di prestito di volumi, ma soprattutto come uno spazio multifunzione a disposizione della comunità per potersi incontrare, scambiare sì libri, ma anche conoscenze ed esperienze; viene usata come location per eventi, come centro di aggregazione. La biblioteca è dunque per la cultura, ma prima di tutto per il sociale.
Deichman Toyen
Un esempio plastico di ciò è la Deichman Toyen, una biblioteca situata in uno dei quartieri più difficili della città, la parte est. Questa zona, resa meno attrattiva dai gas delle aree industriali portate dai venti, rimane più povera rispetto al resto della capitale. Qui, le condizioni di povertà si riflettono in alti tassi di delinquenza e disagio sociale, un problema non indifferente all’occhio delle amministrazioni.
Per risolverlo, Reinert Mithassel, responsabile della biblioteca dal 2015, ha ripensato a questo spazio tenendo conto dei bisogni specifici del quartiere mettendo in discussione il ruolo della biblioteca e di chi se ne occupa.
Lavorando e confrontandosi con i bibliotecari e analizzando a fondo i bisogni della comunità del quartiere di Toyen, è emerso come la biblioteca, per incidere sul miglioramento delle condizioni di vita delle persone, non poteva essere uno spazio freddo e legato esclusivamente alla transazione di libri.
Era, dunque, necessario un cambiamento nei bibliotecari e negli ambienti per riuscire ad portare un nuovo modo di vivere la biblioteca.
Il primo passo è stato de-istituzionalizzare la biblioteca per mandare un messaggio di apertura verso la comunità: sono stati sostituiti tutti gli arredi con mobili e materiali di recupero che trasmettessero sensazioni di comodità, di calore, di accoglienza; gli scaffali con i libri sono stati decentralizzati e spostati sulle pareti, aprendo così gli spazi centrali a zone di lavoro e conversazione per gli utenti e le persone, posizionando divanetti, poltrone e tavolini; le vetrate contribuiscono a creare un continuo dialogo con l’esterno sia per chi fruisce della biblioteca che può godere della luce naturale e dell’ambiente circostante anche dall’interno, sia per chi rimane all’esterno, caldamente invitato ad entrare.
Con il tempo, è stato aggiunto uno spazio adiacente separato dal corpo originario, ma comunque comunicante con esso, per dare spazio a eventi e attività che spesso si sovrappongono o che sarebbero in contrasto con l’ambiente silenzioso della biblioteca.
In questo caso, il cambiamento degli ambienti e del ruolo della biblioteca ha richiesto, ad alcuni utenti e ad alcuni dipendenti, del tempo per riabituarsi al nuovo concetto di biblioteca, ma sacrificare un po’ di silenzio e di calma e le vecchie abitudini a favore di un ambiente più vissuto e dinamico ha decisamente ripagato.
La Deichman Toyen ha infatti triplicato la sua utenza: è passata dall’avere 100mila visitatori l’anno a 300mila, 1000 visitatori al giorno (due persone entrano ogni libro che esce).
Questa biblioteca è lo specchio del quartiere in cui si trova: ne fanno parte anziani, bambini, ragazzi, adulti, universitari, homeless…
La maggior parte di coloro che frequentano la biblioteca lo fa in primo luogo per godere dello spazio o per partecipare agli eventi (dai 10 ai 15 eventi a settimana), poi per leggere o studiare, e poi per chiedere in prestito un libro. La biblioteca è voluta e vissuta dalla comunità, tanto che è stato predisposto un sistema tramite app, per accedervi anche durante alcuni orari di chiusura in cui non è presente il personale.
Questo modello di “biblioteca sociale” è stato poi adottato per tutte le biblioteche di Oslo, riscuotendo ovunque lo stesso grande successo.
La centralità di questo luogo per il benessere dei cittadini è stato talmente rilevante che nel periodo di chiusura forzata delle attività durante la pandemia, le biblioteche sono rimaste aperte alla pari di ospedali, centrali di polizia e di vigili del fuoco. I politici hanno poi deciso di contare ancora una volta sulla biblioteca per risolvere un problema sociale ad alto rischio, quello della microcriminalità giovanile.
Deichman Biblo Toyen
Ponendosi le giuste domande e, soprattutto, trovando il giusto modo di interagire con bambini e ragazzi, sono nate le idee che hanno dato vita alla Deichman Biblo Toyen.
Approfondendo l’esperienza degli utenti, la biblioteca è stata ideata e progettata evitando di cadere nei soliti cliché che avrebbero portato a soluzioni standard già usate in altri contesti come l’utilizzo di mobili più bassi e più colorati, spigoli arrotondati e spazi vuoti per giocare.
Ma non è questo quello di cui hanno davvero bisogno i ragazzi.
Facendo le domande giuste, sono emerse esigenze più specifiche che hanno portato a soluzioni più adatte a loro e più stimolanti.
Dall’esigenza di non avere né adulti né bambini troppo piccoli, la Deichman Biblo Toyen nasce come uno spazio esclusivo per ragazzi dai 10 ai 15 anni, con wi-fi per giocare e connettersi a internet, con nicchie, “tane”, postazioni insolite (come furgoni, cabine telefoniche, cabine di funivie, tutti di recupero) in cui rifugiarsi, stare comodi, leggere, giocare e passare le giornate.
Un altro tema centrale affrontato nella creazione di questa biblioteca è stato capire come attrarre i ragazzi in questo spazio. Infatti, dopo qualche tentativo, era evidente come non bastasse pubblicizzare la biblioteca e promuoverne le attività in modo standard né tantomeno invitare direttamente i ragazzi ad entrarvi: nessuno sentiva il bisogno di questo spazio, nessuno voleva essere “salvato” dalla strada.
Così è stata adottata la stessa filosofia usata dall’Esercito della Salvezza, un movimento internazionale evangelico, nell’approcciare individui che necessitano di aiuto, ma che lo respingono nel momento in cui questo viene loro offerto, quasi imposto, come avviene ad esempio, con i “senzatetto”.
Questo metodo si chiama Soup, Soap, Salvation (dall’inglese zuppa, sapone, salvezza) e consiste nel creare un legame con l’altro instaurando un rapporto personale e ricevendo in cambio un atteggiamento più aperto e disponibile, in seguito all’offerta di un pasto caldo e di migliori condizioni igieniche, che porterà poi a proporre la propria proposta di “salvezza”.
Nel caso dei bambini del distretto Toyen, i responsabili della biblioteca si sono avvicinati ai ragazzi gradualmente, senza aggredirli con la soluzione diretta ai loro problemi, rispettando i loro tempi e i loro spazi, lasciando che fossero loro a scegliere di entrare in biblioteca.
Anche in questo caso, il successo non ha faticato ad arrivare.
Deichman Bjørvika
La biblioteca può portare cambiamenti sociali anche in contesti meno bisognosi. È il caso della biblioteca centrale di Oslo, la Deichman Bjørvika, situata nel centro della capitale.
Si tratta di un imponente edificio di 6 piani (13.500 mq) affacciato sul fiordo norvegese, aperto quasi ogni giorno dell’anno (è chiusa in tutto 4-5 giorni l’anno).
La Deichman Bjørvika è il centro culturale e sociale principale della città con 450,000 media tra cartacei e digitali.
Al piano terra è presente un bar in quanto non è proibito il consumo di cibi e bevande in tutti gli spazi del Centro, uno store per gadget e souvenirs, e il sistema automatizzato di restituzione dei libri su cui si basa l’intero sistema dell’edificio. Appena si entra, complici le grandi vetrate e il pavimento volutamente poco uniforme, si ha la sensazione di trovarsi al centro di una piazza, dinamico crocevia di persone e attività.
Ogni piano è un openspace che si sviluppa intorno a dei grossi vuoti centrali più o meno concentrici che favoriscono il fluire degli spazi e della luce naturale, che penetra dalle finestre e dai lucernari, tra un piano e l’altro. Tutti i soffitti di questi grandi spazi aperti e potenzialmente rumorosi sono ricoperti di materiale fonoassorbente che contribuisce a mantenere ogni ambiente, silenzioso e piacevole.
Anche in questo caso, nella biblioteca non ci sono solo libri: sono presenti aree gioco e lettura per bambini, aree per eventi e concerti, un auditorium da 200 posti, postazioni di lavoro, postazioni pc, piccoli laboratori sartoriali, altri preposti all’utilizzo di stampanti 3D e piccoli utensili per il lavoro manuale, una sala di registrazione gestita da ragazzi dai 16 ai 21 anni, due sale cinema, una stanza per videogiochi, sale per meeting e tante zone relax per stare da soli o per socializzare, tutti servizi gratuiti.
L’esempio della Deichman è fondamentale per capire che è possibile integrare spazi e attività non strettamente legate al prestito di libri all’interno della biblioteca, ma che questa può essere un luogo in cui la cultura (e la comunità) abbia la libertà di espandersi ed esprimersi in tutte le sue forme, non solo attraverso i volumi negli scaffali.
La cultura, nella sua interezza, riguarda tutti, è umana, è sociale, e perciò la biblioteca non può limitarsi ad uno scambio di servizi o di prodotti, ma deve favorire, sostenere e incoraggiare gli scambi tra persone.
Deichman Oppsal
L’ultimo caso approfondito durante il terzo giorno di viaggio ad Oslo è stata la Deichman Oppsal, una biblioteca age- e dementia-frendly in un distretto a pochi chilometri dalla città. In questo distretto l’età media è più alta che nel resto della città, e la concentrazione di persone anziane è maggiore rispetto al centro.
Aperta nel 1979, registra circa 85mila visite e 60mila prestiti l’anno. L’edificio è parte dell’Oppsal Community Center che comprendere altri servizi, tra cui centro per anziani, associazioni di volontariato, ambulatori e una parrucchiera. La biblioteca collabora, nella programmazione, interfacciandosi continuamente con queste realtà.
Nel 2018 il dipartimento comunale che si occupa di salute e all’invecchiamento, ha chiesto alla rete bibliotecaria di collaborare con la rete municipale di assistenza domiciliare.
Da maggio 2018 a marzo 2019 è stato realizzato un progetto pilota che ha visto queste tre realtà collaborare, con il fondamentale supporto del centro di ricerca interno alla rete municipale di assistenza domiciliare.
I tre aspetti su cui si è concentrato il progetto pilota:
- lo spazio fisico
- la programmazione di attività di qualitàla formazione del personale rispetto al tema della demenza
Il progetto pilota è stato realizzato da un gruppo di lavoro formato da bibliotecari e da persone dell’agenzia di assistenza domiciliare e monitorato da un comitato di valutazione. Anche in questo caso, parte fondamentale del progetto è stata l’interazione e il coinvolgimento degli utenti per capire quali fossero i loro desideri e bisogni. Per ingaggiare gli anziani si sono appoggiati sulla rete di assistenza domiciliare e sulle associazioni che lavorano con le persone anziane e con la demenza senile.
Lo staff della biblioteca ha frequentato un corso per fare crescere la consapevolezza di cosa vuol dire interagire con gli anziani e un corso di formazione sulle malattie neurodegenerative come la demenza senile.
I risultati del progetto:
Segnaletica e organizzazione spaziale per una migliore accessibilità è stato il principio fondamentale che ha guidato le operazioni di arredamento degli spazi interni.
Sono stati liberati gli spazi creando corridoi liberi da ostacoli che fungessero da percorsi per semplificare il raggiungimento delle aree di utilizzo, come tragitto dritto e diretto dall’ingresso alla reception. Questo tipo di organizzazione aiuta anche nel momento in cui gli utenti desiderino lasciare la biblioteca. La definizione di questi percorsi non si limita solo all’interno della biblioteca, ma si estende anche al di fuori attraverso cartelli che identifichino l’itinerario per raggiungere facilmente la biblioteca.
La segnaletica si traduce anche nella scelta dei colori: creare contrasti di colore nell’arredamento aiuta gli utenti che hanno difficoltà a distinguere i colori troppo simili a muoversi meglio nello spazio e a distinguere gli oggetti più facilmente (un cuscino rosso su un divano grigio). I muri e lo sfondo delle targhette che identificano il genere dei libri sono neri, giocando sul contrasto con il bianco e i colori più chiari per facilitare la lettura.
La strategia dei contrasti è stata applicata anche alle numerose porte della biblioteca che confondevano gli utenti. Le porte ad utilizzo esclusivo del personale sono state dipinte dello stesso colore delle pareti in modo da far emergere le porte utili agli utenti, come la porta del bagno.
Anche la scelta e la disposizione delle luci hanno giocato un altro ruolo fondamentale nel rendere chiare le indicazioni presenti, leggibile la segnaletica e migliore la capacità di orientarsi nello spazio.
Inoltre, i bibliotecari o in generale il personale della biblioteca è tenuto ad indossare un gilet con logo e scritte in modo da essere più riconoscibili all’interno dell’ambiente biblioteca e utilizzano sempre un microfono per farsi sentire chiaramente dagli utenti più anziani.
- Programma di attività di qualità
Anche in questo caso, fondamentale è stata l’indagine diretta nei confronti dei reali bisogni dell’utente della Deichman Oppsal: imparare a usare il pc soprattutto se ci sono giovani ad insegnare, più attività che comportano movimento fisico a partire dal ballo, più libri, racconti brevi, audiolibri, attività di lettura di gruppo, lasciare le attività aperte a chiunque voglia unirsi senza etichettare le attività come “per anziani”.
Anche i parenti degli anziani hanno dimostrato la volontà di unirsi alle attività organizzate ma anche di essere formati e informati su tematiche della vecchiaia e demenza.
I servizi bibliotecari non sono sempre accessibili alle persone anziane e molto spesso non è possibile semplificarle per venire incontro alle loro difficoltà. Ad esempio, l’utente deve sempre ricordarsi la tessera, ricordarsi il pin, avere in mente quale sia la postazione giusta per il prestito ecc. quindi il personale viene formato per rendere lo spazio e i servizi più accessibili.
Lo staff ha avuto una formazione in merito alla consapevolezza (awareness training) della condizione e delle difficoltà delle persone con demenza. Hanno imparato come interagire e come comunicare, hanno appreso i principi dell’accessibilità fisica e cognitiva degli spazi (in base ai principi di universal design).
Lo staff della biblioteca è accogliente nei confronti delle persone anziane, le aiutano ad accedere ai servizi, sono formate per capire lo stato di demenza e gestirlo per fare in modo che l’esperienza in biblioteca sia la più positiva possibile. Hanno poi iniziato a stampare i programmi mensilmente in modo da dare un minimo di prospettiva agli utenti che possono così meglio organizzarsi.
Nonostante non sia insolito pensare che gli anziani siano tra le generazioni più restie al cambiamento, l’innovazione della Deichman Oppsal non ha trovato oppositori. Naturalmente, anche a loro capita di ricevere qualche lamentela nei momenti in cui la biblioteca non è del tutto silenziosa (durante eventi o in caso di presenza di bambini) ma iniziando accettare il fatto che questo doppio uso della biblioteca esiste (luogo di studio e silenzio, luogo di incontro e scambio) e creando spazi e sale chiuse in cui si può stare in silenzio o ci si può isolare dai rumori, hanno trovato il loro equilibrio.
Conclusioni
Queste realtà non profumano solo di libri, ma anche di vita e di persone, sono modelli esemplari da cui ripartire per la progettazione delle biblioteche in Italia: non solo a livello strutturale/organizzativo, ma soprattutto nel ripensare al potenziale che trattengono in quanto ancora legate alla tradizione, o meglio, abbandonate all’abitudine di considerare la biblioteca come un contenitore di cultura, libero e accessibile a tutti sulla carta, ma di fatto chiuso in se stesso e immobile nel tempo.
Aprirsi ai cittadini e alle loro esigenze, rischiando e cambiando, è la chiave per portare e ricevere valore a livello culturale e sociale, per riattivare e riunire le comunità, per supportare e ispirare le generazioni, dalle più giovani alle più anziane.