IF LIBRARIANS RAN EUROPE

Settembre è stato un mese di viaggi per Studio 2di2.
Dopo la trasferta ad Oslo, in visita alle biblioteche norvegesi, è stata la volta di Amsterdam, per la fase finale di Europe Challenge 2024

COS’è EUROPE CHALLENGE

Europe Challenge è un’iniziativa promossa da European Cultural Foundation, e rappresenta una rete in crescita, unica, di biblioteche europee che collaborano per promuovere la partecipazione democratica e il benessere sociale e ambientale attraverso cambiamenti locali guidati dai cittadini.

Il programma di riferimento di Europe Challenge mette a disposizione delle squadre non solo risorse economiche, ma soprattutto una serie di supporti e accompagnamenti durante la realizzazione dei progetti che si traducono in vere e proprie sessioni formative per tutt* bibliotecar* partecipanti. 

La bravura de* formator* e dei mentor a supporto di ogni squadra, l’efficacia dell’impianto organizzativo, il rigore della pianificazione, rendono l’esperienza unica nel suo genere, e, per questo, molto consigliata da noi di Studio 2di2.

L’EVENTO

Ad Amsterdam, nella biblioteca OBA (https://www.oba.nl) , si è svolto l’evento finale, quello in cui tutte le squadre hanno messo in mostra i prototipi realizzati in questi 9 mesi di lavoro, raccontando ognuno il proprio progetto sia sotto il profilo del processo svolto che degli esiti finali.
Un vero e proprio marketplace di idee, processi realizzativi, spunti ispirazionali, sguardi aperti in direzioni inaspettate, oltre che una possibilità concreta di costruire relazioni significative.


La giornata si è aperta con un dialogo sulle potenzialità della biblioteca (il titolo dell’evento è “If librarians ran Europe”) in cui è stato rilevato e dimostrato come in questa epoca contemporanea, la biblioteca pubblica sia lo spazio pubblico per eccellenza, riconosciuto dalla generalità delle persone, inclusivo e democratico (in quanto gratis e senza barriere di accesso), che può rappresentare una vera e propria opportunità di crescita individuale e collettiva per tutti.

È stata poi la volta di un giro di considerazioni sul tema “thrive or survive” (fiorire o sopravvivere): e qui si è toccato un momento secondo noi focale. Alla presenza di opinion leaders riconosciuti e influenti, è stato ribadito come la rete delle biblioteche europee (65.000 sparse in ogni parte d’Europa, dalle grandi città ai villaggi più remoti) possa essere l’infrastruttura su cui far viaggiare i valori fondanti dell’Unione Europea stessa: democrazia, inclusione, parità; e lo spazio “giusto” per dibattere, approfondire, cercare soluzioni ai grandi temi della contemporaneità: transizione digitale, questione ecologica, tenuta sociale.


Tutto questo può avvenire se bibliotecar* e politic* responsabili per le biblioteche si attivino per il cambiamento (in questo caso la rivoluzione) che è ben riassunta dal motto “dalle collezioni alle connessioni”.
È questa la vera (Europe) challenge!

Per saperne di più: https://theeuropechallenge.eu

E per avere un assaggio di cosa sia una Europe challenge, questi tre video sono un bel modo per capire cosa intende il Presidente quando afferma “I want people and policymakers in Europe to realise what a great treasure the libraries of Europe are.” 

https://theeuropechallenge.eu/if-librarians-ran-europe-video-stories-of-the-europe-challenge-libraries

IL NOSTRO PROGETTO

Grazie al Sistema Bibliotecario della Val Seriana e alla sua coordinatrice Alessandra Mastrangelo, per aver creduto fortemente nel progetto QuickSilver, che ha vinto la challenge e ha portato ad Amsterdam uno splendido prototipo di servizio per i senior e un nuovo modo di approcciare la sessione della Storia Locale.

Il progetto, a cui 2di2 ha partecipato e contribuito sia in fase di candidatura sia in fase di progettazione e prototipazione, ha portato alla realizzazione di un quiz game (Pota che quiss!): un Trivial Pursuit in versione valligiana in cui le domande e le risposte alle 6 categorie (Atalanta e sport, Prodotti locali e gastronomia, Personaggi, Dialetto e tradizioni, Arte, Geografia e paesaggio) sono state realizzate insieme alle comunità senior delle biblioteche del Sistema.

Un bellissimo modo per stare insieme, imparare, mostrare i propri saperi, divertirsi…e ora aspettiamo la distribuzione del gioco nelle 43 biblioteche perché le sfide e i tornei abbiano inizio.

PORTARE L’EDUCAZIONE DIGITALE IN LUOGHI DI APPRENDIMENTO INFORMALE: L’ESPERIENZA DI DIGEDUCATI

Il progetto DigEducati ha raggiunto il suo epilogo con due eventi che hanno segnato un punto di svolta nell’educazione digitale per i più giovani.
Il 20 settembre, un convegno presso il KM Rosso di Bergamo, ha riunito esperti, educatori e appassionati per discutere le sfide e le opportunità dell’educazione digitale nell’era dell’intelligenza artificiale.

Il dibattito si è concentrato su come integrare le nuove tecnologie nell’insegnamento, garantendo al contempo uno sviluppo equilibrato e consapevole dei ragazzi. I Presidenti dei due Enti finanziatori, Giovanni Azzone per Fondazione Cariplo e Marco Rossi Doria per Impresa Sociale Con i Bambini, hanno ben messo in evidenza l’importanza di mettere a disposizione delle comunità locali luoghi di apprendimento informale per concepire il digitale come strumento di crescita, di apprendimento, di affermazione personale.


Il giorno successivo, il 21 settembre, il Daste di Bergamo si è trasformato in un laboratorio di creatività digitale, accogliendo oltre 1000 bambini pronti a mettersi alla prova con robotica, coding e programmazione di videogiochi. Un’esplosione di entusiasmo e curiosità ha caratterizzato la giornata, dimostrando quanto i giovani siano affascinati dalle nuove tecnologie e quanto sia importante offrire loro gli strumenti per esplorarne le potenzialità.


DigEducati non è stato solo un evento, ma un percorso lungo e impegnativo che ha coinvolto scuole, istituzioni, terzo settore e cittadin*. Grazie a questo progetto, sono stati sviluppati nuovi materiali didattici, organizzati corsi di formazione per insegnanti e creato un network di esperti in grado di supportare le scuole nell’implementazione di progetti digitali.

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il nostro mondo e l’educazione non fa eccezione. Il convegno e la festa di DigEducati hanno evidenziato la necessità di preparare i giovani a vivere in un mondo sempre più digitalizzato, dotandoli delle competenze necessarie per comprendere e utilizzare le nuove tecnologie in modo critico e responsabile.

Le biblioteche RBBG, che seguiamo e supportiamo sui temi della co-progettazione da molto tempo, sono state protagoniste assolute di DigEducati, dimostrando di essere luoghi di incontro, di apprendimento e di innovazione. Ospitano il corner del servizio dove si svolgono le principali attività e laboratori.

Di questo progetto siamo particolarmente orgogliose per molti motivi: l’abbiamo aiutato a nascere e siamo state vicine al progetto per tutta la sua durata, avendone curato la comunicazione, la rendicontazione, la gestione dei tavoli territoriali per l’engagement degli stakeholder, l’organizzazione dei principali eventi.

Stay tuned per i prossimi aggiornamenti…;)

LE BIBLIOTECHE DI OSLO NON PROFUMANO (SOLO) DI LIBRI

Dimenticate l’odore della polvere sui libri negli scaffali, della carta e dell’inchiostro, dimenticate il silenzio assordante rotto solo dal ticchettio dei tasti che si muovono sotto le dita dei bibliotecari. E voi bibliotecari, dimenticate le ore seduti a una scrivania, davanti a un monitor. O meglio, tenete bene a mente tutte queste cose mentre vi raccontiamo il nostro viaggio attraverso le biblioteche di Oslo.

Oslo

Questo settembre con lo studio e alcuni membri della Rete Bibliotecaria Bergamasca, siamo stati tre giorni nella capitale norvegese, in visita delle biblioteche della rete urbana.

A Oslo sono presenti in totale 25 biblioteche (contando anche quelle all’interno di strutture come ospedali e carcere) denominate Deichman, in omaggio a Carl Deichman, uomo d’affari, cancelliere e collezionista di libri vissuto in Norvegia nel 1700.
Nel pieno spirito illuminista dell’epoca, Deichman ha raccolto una collezione di oltre 6000 libri lungo tutta la sua vita, convinto che la conoscenza potesse innalzare il valore di un uomo. Nel 1780, prima di morire, lasciò in eredità la sua collezione di libri alla città di Christiania con l’intento di donare finalmente ai cittadini la loro prima biblioteca pubblica.

Oggi, a Oslo, la biblioteca non è percepita e vissuta solamente come un luogo di prestito di volumi, ma soprattutto come uno spazio multifunzione a disposizione della comunità per potersi incontrare, scambiare sì libri, ma anche conoscenze ed esperienze; viene usata come location per eventi, come centro di aggregazione. La biblioteca è dunque per la cultura, ma prima di tutto per il sociale.

Deichman Toyen

Un esempio plastico di ciò è la Deichman Toyen, una biblioteca situata in uno dei quartieri più difficili della città, la parte est. Questa zona, resa meno attrattiva dai gas delle aree industriali portate dai venti, rimane più povera rispetto al resto della capitale. Qui, le condizioni di povertà si riflettono in alti tassi di delinquenza e disagio sociale, un problema non indifferente all’occhio delle amministrazioni.

Per risolverlo, Reinert Mithassel, responsabile della biblioteca dal 2015, ha ripensato a questo spazio tenendo conto dei bisogni specifici del quartiere mettendo in discussione il ruolo della biblioteca e di chi se ne occupa.

Lavorando e confrontandosi con i bibliotecari e analizzando a fondo i bisogni della comunità del quartiere di Toyen, è emerso come la biblioteca, per incidere sul miglioramento delle condizioni di vita delle persone, non poteva essere uno spazio freddo e legato esclusivamente alla transazione di libri.
Era, dunque, necessario un cambiamento nei bibliotecari e negli ambienti per riuscire ad portare un nuovo modo di vivere la biblioteca.

Il primo passo è stato de-istituzionalizzare la biblioteca per mandare un messaggio di apertura verso la comunità: sono stati sostituiti tutti gli arredi con mobili e materiali di recupero che trasmettessero sensazioni di comodità, di calore, di accoglienza; gli scaffali con i libri sono stati decentralizzati e spostati sulle pareti, aprendo così gli spazi centrali a zone di lavoro e conversazione per gli utenti e le persone, posizionando divanetti, poltrone e tavolini; le vetrate contribuiscono a creare un continuo dialogo con l’esterno sia per chi fruisce della biblioteca che può godere della luce naturale e dell’ambiente circostante anche dall’interno, sia per chi rimane all’esterno, caldamente invitato ad entrare.


Con il tempo, è stato aggiunto uno spazio adiacente separato dal corpo originario, ma comunque comunicante con esso, per dare spazio a eventi e attività che spesso si sovrappongono o che sarebbero in contrasto con l’ambiente silenzioso della biblioteca.

In questo caso, il cambiamento degli ambienti e del ruolo della biblioteca ha richiesto, ad alcuni utenti e ad alcuni dipendenti, del tempo per riabituarsi al nuovo concetto di biblioteca, ma sacrificare un po’ di silenzio e di calma e le vecchie abitudini a favore di un ambiente più vissuto e dinamico ha decisamente ripagato.

La Deichman Toyen ha infatti triplicato la sua utenza: è passata dall’avere 100mila visitatori l’anno a 300mila, 1000 visitatori al giorno (due persone entrano ogni libro che esce).

Questa biblioteca è lo specchio del quartiere in cui si trova: ne fanno parte anziani, bambini, ragazzi, adulti, universitari, homeless…
La maggior parte di coloro che frequentano la biblioteca lo fa in primo luogo per godere dello spazio o per partecipare agli eventi (dai 10 ai 15 eventi a settimana), poi per leggere o studiare, e poi per chiedere in prestito un libro. La biblioteca è voluta e vissuta dalla comunità, tanto che è stato predisposto un sistema tramite app, per accedervi anche durante alcuni orari di chiusura in cui non è presente il personale.

Questo modello di “biblioteca sociale” è stato poi adottato per tutte le biblioteche di Oslo, riscuotendo ovunque lo stesso grande successo.

La centralità di questo luogo per il benessere dei cittadini è stato talmente rilevante che nel periodo di chiusura forzata delle attività durante la pandemia, le biblioteche sono rimaste aperte alla pari di ospedali, centrali di polizia e di vigili del fuoco. I politici hanno poi deciso di contare ancora una volta sulla biblioteca per risolvere un problema sociale ad alto rischio, quello della microcriminalità giovanile.

Deichman Biblo Toyen

Ponendosi le giuste domande e, soprattutto, trovando il giusto modo di interagire con bambini e ragazzi, sono nate le idee che hanno dato vita alla Deichman Biblo Toyen.
Approfondendo l’esperienza degli utenti, la biblioteca è stata ideata e progettata evitando di cadere nei soliti cliché che avrebbero portato a soluzioni standard già usate in altri contesti come l’utilizzo di mobili più bassi e più colorati, spigoli arrotondati e spazi vuoti per giocare.

Ma non è questo quello di cui hanno davvero bisogno i ragazzi.

Facendo le domande giuste, sono emerse esigenze più specifiche che hanno portato a soluzioni più adatte a loro e più stimolanti.
Dall’esigenza di non avere né adulti né bambini troppo piccoli, la Deichman Biblo Toyen nasce come uno spazio esclusivo per ragazzi dai 10 ai 15 anni, con wi-fi per giocare e connettersi a internet, con nicchie, “tane”, postazioni insolite (come furgoni, cabine telefoniche, cabine di funivie, tutti di recupero) in cui rifugiarsi, stare comodi, leggere, giocare e passare le giornate.

Un altro tema centrale affrontato nella creazione di questa biblioteca è stato capire come attrarre i ragazzi in questo spazio. Infatti, dopo qualche tentativo, era evidente come non bastasse pubblicizzare la biblioteca e promuoverne le attività in modo standard né tantomeno invitare direttamente i ragazzi ad entrarvi: nessuno sentiva il bisogno di questo spazio, nessuno voleva essere “salvato” dalla strada.

Così è stata adottata la stessa filosofia usata dall’Esercito della Salvezza, un movimento internazionale evangelico, nell’approcciare individui che necessitano di aiuto, ma che lo respingono nel momento in cui questo viene loro offerto, quasi imposto, come avviene ad esempio, con i “senzatetto”.
Questo metodo si chiama Soup, Soap, Salvation (dall’inglese zuppa, sapone, salvezza) e consiste nel creare un legame con l’altro instaurando un rapporto personale e ricevendo in cambio un atteggiamento più aperto e disponibile, in seguito all’offerta di un pasto caldo e di migliori condizioni igieniche, che porterà poi a proporre la propria proposta di “salvezza”.

Nel caso dei bambini del distretto Toyen, i responsabili della biblioteca si sono avvicinati ai ragazzi gradualmente, senza aggredirli con la soluzione diretta ai loro problemi, rispettando i loro tempi e i loro spazi, lasciando che fossero loro a scegliere di entrare in biblioteca.
Anche in questo caso, il successo non ha faticato ad arrivare.

Deichman Bjørvika

La biblioteca può portare cambiamenti sociali anche in contesti meno bisognosi. È il caso della biblioteca centrale di Oslo, la Deichman Bjørvika, situata nel centro della capitale.
Si tratta di un imponente edificio di 6 piani (13.500 mq) affacciato sul fiordo norvegese, aperto quasi ogni giorno dell’anno (è chiusa in tutto 4-5 giorni l’anno).


La Deichman Bjørvika è il centro culturale e sociale principale della città con 450,000 media tra cartacei e digitali.

Al piano terra è presente un bar in quanto non è proibito il consumo di cibi e bevande in tutti gli spazi del Centro, uno store per gadget e souvenirs, e il sistema automatizzato di restituzione dei libri su cui si basa l’intero sistema dell’edificio. Appena si entra, complici le grandi vetrate e il pavimento volutamente poco uniforme, si ha la sensazione di trovarsi al centro di una piazza, dinamico crocevia di persone e attività.

Ogni piano è un openspace che si sviluppa intorno a dei grossi vuoti centrali più o meno concentrici che favoriscono il fluire degli spazi e della luce naturale, che penetra dalle finestre e dai lucernari, tra un piano e l’altro. Tutti i soffitti di questi grandi spazi aperti e potenzialmente rumorosi sono ricoperti di materiale fonoassorbente che contribuisce a mantenere ogni ambiente, silenzioso e piacevole.

Anche in questo caso, nella biblioteca non ci sono solo libri: sono presenti aree gioco e lettura per bambini, aree per eventi e concerti, un auditorium da 200 posti, postazioni di lavoro, postazioni pc, piccoli laboratori sartoriali, altri preposti all’utilizzo di stampanti 3D e piccoli utensili per il lavoro manuale, una sala di registrazione gestita da ragazzi dai 16 ai 21 anni, due sale cinema, una stanza per videogiochi, sale per meeting e tante zone relax per stare da soli o per socializzare, tutti servizi gratuiti.

L’esempio della Deichman è fondamentale per capire che è possibile integrare spazi e attività non strettamente legate al prestito di libri all’interno della biblioteca, ma che questa può essere un luogo in cui la cultura (e la comunità) abbia la libertà di espandersi ed esprimersi in tutte le sue forme, non solo attraverso i volumi negli scaffali.

La cultura, nella sua interezza, riguarda tutti, è umana, è sociale, e perciò la biblioteca non può limitarsi ad uno scambio di servizi o di prodotti, ma deve favorire, sostenere e incoraggiare gli scambi tra persone.

Deichman Oppsal

L’ultimo caso approfondito durante il terzo giorno di viaggio ad Oslo è stata la Deichman Oppsal, una biblioteca age- e dementia-frendly in un distretto a pochi chilometri dalla città. In questo distretto l’età media è più alta che nel resto della città, e la concentrazione di persone anziane è maggiore rispetto al centro.
Aperta nel 1979, registra circa 85mila visite e 60mila prestiti l’anno. L’edificio è parte dell’Oppsal Community Center che comprendere altri servizi, tra cui centro per anziani, associazioni di volontariato, ambulatori e una parrucchiera. La biblioteca collabora, nella programmazione, interfacciandosi continuamente con queste realtà.

Nel 2018 il dipartimento comunale che si occupa di salute e all’invecchiamento, ha chiesto alla rete bibliotecaria di collaborare con la rete municipale di assistenza domiciliare.
Da maggio 2018 a marzo 2019 è stato realizzato un progetto pilota che ha visto queste tre realtà collaborare, con il fondamentale supporto del centro di ricerca interno alla rete municipale di assistenza domiciliare.

I tre aspetti su cui si è concentrato il progetto pilota:

  • lo spazio fisico
    • la programmazione di attività di qualitàla formazione del personale rispetto al tema della demenza

Il progetto pilota è stato realizzato da un gruppo di lavoro formato da bibliotecari e da persone dell’agenzia di assistenza domiciliare e monitorato da un comitato di valutazione. Anche in questo caso, parte fondamentale del progetto è stata l’interazione e il coinvolgimento degli utenti per capire quali fossero i loro desideri e bisogni. Per ingaggiare gli anziani si sono appoggiati sulla rete di assistenza domiciliare e sulle associazioni che lavorano con le persone anziane e con la demenza senile.
Lo staff della biblioteca ha frequentato un corso per fare crescere la consapevolezza di cosa vuol dire interagire con gli anziani e un corso di formazione sulle malattie neurodegenerative come la demenza senile.


I risultati del progetto:

  • Lo spazio fisico

Segnaletica e organizzazione spaziale per una migliore accessibilità è stato il principio fondamentale che ha guidato le operazioni di arredamento degli spazi interni.

Sono stati liberati gli spazi creando corridoi liberi da ostacoli che fungessero da percorsi per semplificare il raggiungimento delle aree di utilizzo, come tragitto dritto e diretto dall’ingresso alla reception. Questo tipo di organizzazione aiuta anche nel momento in cui gli utenti desiderino lasciare la biblioteca. La definizione di questi percorsi non si limita solo all’interno della biblioteca, ma si estende anche al di fuori attraverso cartelli che identifichino l’itinerario per raggiungere facilmente la biblioteca.

La segnaletica si traduce anche nella scelta dei colori: creare contrasti di colore nell’arredamento aiuta gli utenti che hanno difficoltà a distinguere i colori troppo simili a muoversi meglio nello spazio e a distinguere gli oggetti più facilmente (un cuscino rosso su un divano grigio). I muri e lo sfondo delle targhette che identificano il genere dei libri sono neri, giocando sul contrasto con il bianco e i colori più chiari per facilitare la lettura.

La strategia dei contrasti è stata applicata anche alle numerose porte della biblioteca che confondevano gli utenti. Le porte ad utilizzo esclusivo del personale sono state dipinte dello stesso colore delle pareti in modo da far emergere le porte utili agli utenti, come la porta del bagno.

Anche la scelta e la disposizione delle luci hanno giocato un altro ruolo fondamentale nel rendere chiare le indicazioni presenti, leggibile la segnaletica e migliore la capacità di orientarsi nello spazio.

Inoltre, i bibliotecari o in generale il personale della biblioteca è tenuto ad indossare un gilet con logo e scritte in modo da essere più riconoscibili all’interno dell’ambiente biblioteca e utilizzano sempre un microfono per farsi sentire chiaramente dagli utenti più anziani.

  • Programma di attività di qualità

Anche in questo caso, fondamentale è stata l’indagine diretta nei confronti dei reali bisogni dell’utente della Deichman Oppsal: imparare a usare il pc soprattutto se ci sono giovani ad insegnare, più attività che comportano movimento fisico a partire dal ballo, più libri, racconti brevi, audiolibri, attività di lettura di gruppo, lasciare le attività aperte a chiunque voglia unirsi senza etichettare le attività come “per anziani”.
Anche i parenti degli anziani hanno dimostrato la volontà di unirsi alle attività organizzate ma anche di essere formati e informati su tematiche della vecchiaia e demenza.

  • Formazione del personale

I servizi bibliotecari non sono sempre accessibili alle persone anziane e molto spesso non è possibile semplificarle per venire incontro alle loro difficoltà. Ad esempio, l’utente deve sempre ricordarsi la tessera, ricordarsi il pin, avere in mente quale sia la postazione giusta per il prestito ecc. quindi il personale viene formato per rendere lo spazio e i servizi più accessibili.

Lo staff ha avuto una formazione in merito alla consapevolezza (awareness training) della condizione e delle difficoltà delle persone con demenza. Hanno imparato come interagire e come comunicare, hanno appreso i principi dell’accessibilità fisica e cognitiva degli spazi (in base ai principi di universal design).
Lo staff della biblioteca è accogliente nei confronti delle persone anziane, le aiutano ad accedere ai servizi, sono formate per capire lo stato di demenza e gestirlo per fare in modo che l’esperienza in biblioteca sia la più positiva possibile. Hanno poi iniziato a stampare i programmi mensilmente in modo da dare un minimo di prospettiva agli utenti che possono così meglio organizzarsi.

Nonostante non sia insolito pensare che gli anziani siano tra le generazioni più restie al cambiamento, l’innovazione della Deichman Oppsal non ha trovato oppositori. Naturalmente, anche a loro capita di ricevere qualche lamentela nei momenti in cui la biblioteca non è del tutto silenziosa (durante eventi o in caso di presenza di bambini) ma iniziando accettare il fatto che questo doppio uso della biblioteca esiste (luogo di studio e silenzio, luogo di incontro e scambio) e creando spazi e sale chiuse in cui si può stare in silenzio o ci si può isolare dai rumori, hanno trovato il loro equilibrio.

Conclusioni

Queste realtà non profumano solo di libri, ma anche di vita e di persone, sono modelli esemplari da cui ripartire per la progettazione delle biblioteche in Italia: non solo a livello strutturale/organizzativo, ma soprattutto nel ripensare al potenziale che trattengono in quanto ancora legate alla tradizione, o meglio, abbandonate all’abitudine di considerare la biblioteca come un contenitore di cultura, libero e accessibile a tutti sulla carta, ma di fatto chiuso in se stesso e immobile nel tempo.

Aprirsi ai cittadini e alle loro esigenze, rischiando e cambiando, è la chiave per portare e ricevere valore a livello culturale e sociale, per riattivare e riunire le comunità, per supportare e ispirare le generazioni, dalle più giovani alle più anziane.

Perché il Bando “Capitale dell’Arte Contemporanea Italiana” riguarda tutti i comuni (e quindi anche tutti noi).

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ha lanciato il bando per la designazione della prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per l’anno 2026.

Il riconoscimento è stato istituito per promuovere la capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea.

Saranno finanziati progetti culturali, i quali prevedano la realizzazione di attività come mostre, festival e rassegne, oltre alla realizzazione e la riqualificazione di spazi e aree dedicate alla fruizione dell’arte. arti visive contemporanee.

Verranno selezionate cinque città finaliste e infine, La Giuria proporrà al Ministro della Cultura la candidatura ritenuta più idonea a essere insignita del titolo, la quale godrà di un finanziamento di un milione di euro per la realizzazione delle attività di progettazione presentate. Ogni città che desidera candidarsi al titolo potrà presentare una candidatura con allegato un dossier progettuale entro il 30 giugno 2024.

Ma ad interessarci non è tanto il bando in sé, se non il suo significato più ampio e l’impatto che l’istituzione di questo titolo avrà sul rapporto tra enti locali e arte contemporanea.

Sebbene sia la forma d’arte che, più di ogni altra, dialoga attivamente con la nostra contemporaneità, l’arte contemporanea rimane ad oggi un ambito ristretto a gruppi privilegiati di persone. Questo elitarismo deriva principalmente da problematiche geografiche e culturali:

  • Geografiche, perché i movimenti artistici tendono a concentrarsi nelle grandi città, e nei distretti culturali dove trovano un pubblico pagante e una rete di stakeholder interessati a supportarli.
  • Culturali, in quanto l’arte è in primo luogo un linguaggio e come tale deve essere trattato. Senza allenamento questo linguaggio rischia di assopirsi e l’arte finisce per divenire inaccessibile allo spettatore.

Questo nuovo titolo, istituito dal ministero, ci racconta una storia diversa, che vuole andare oltre questi ostacoli e intavolare un rapporto dialettico tra le comunità e il mondo dell’arte in un’ottica di sviluppo e rigenerazione

Il ruolo dell’arte contemporanea nella rigenerazione urbana

La rigenerazione urbana è un processo complesso che mira a trasformare aree dismesse o degradate in spazi vivibili e funzionali. In questo processo, la cultura e l’arte possono – e devono – svolgere un ruolo cruciale.

Lo spazio urbano, ripensato e ricostruito, attraverso l’arte acquista un valore nuovo e si fa portatore di una narrazione.  In completa opposizione ai cosiddetti “non luoghi”, così come definiti da dall’antropologo francese Marc Augé – quei luoghi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici -; al contrario l’arte funge da catalizzatore di un’identità specifica, è portatrice di una storia e porta alla creazione di relazioni tra individui.  un approccio allo spazio urbano più consapevole e volto al tentativo di riscoperta del suo valore culturale.

Di un esempio virtuoso di rigenerazione urbana che, attraverso l’arte contemporanea, ha svoltato le sorti di un comune parliamo qui, in un articolo in cui raccontiamo il nostro “Studio visit” al Farm Cultural Park di Favara.

Inoltre, ricordiamo che la rigenerazione è un processo partecipato, e come tale prevede il coinvolgimento – fin dalle primissime fasi – dei destinatari finali, in questo caso i cittadini.  Attraverso gli interventi artistici partecipativi, le persone possono trovare una connessione più profonda con il loro ambiente e con gli altri membri della comunità, incoraggiando un senso di appartenenza e rafforzando l’identità comunitaria. Al senso di orgoglio che deriva dall’abitare in un luogo bello, arricchito dalla presenza di opere d’arte, si aggiunge anche un forte coinvolgimento emotivo e personale, nato dall’impegno diretto e personale, investito nel progetto dal singolo.

L’impatto economico dell’arte contemporanea nei processi di rigenerazione

Nell’ambito della rigenerazione urbana, non è più sufficiente concentrarsi esclusivamente su interventi architettonici o urbanistici. L’arte emerge come un’alleata fondamentale nel processo di risollevamento economico dei quartieri e delle aree urbane. La valorizzazione delle espressioni artistiche non solo migliora l’aspetto estetico di tali contesti, ma apre le porte a nuove opportunità di crescita economica. Si assiste a una trasformazione tangibile: dall’arricchimento visivo alla generazione di valore economico.

L’arte è in grado di aggiungere valore al territorio, dando vita a quel fenomeno noto come “economia creativa”. Tale concetto abbraccia un vasto spettro di attività che attingono alla conoscenza e alla creatività, generando ricchezza e occupazione attraverso l’innovazione di prodotti e servizi. I festival, le mostre, le performance di strada non solo attraggono flussi turistici, ma alimentano anche l’interesse nei confronti dell’area, beneficiando direttamente il tessuto commerciale locale.

La fusione tra arte ed economia non è solo sinonimo di crescita economica, ma rappresenta anche un potente mezzo di trasformazione sociale. Le iniziative artistiche fungono da catalizzatori per la creatività, attirando talenti e spingendo all’innovazione, plasmando così un’identità unica per la città stessa. In questo scenario, l’arte assume un ruolo cruciale nel definire le strategie di sviluppo urbano, contribuendo alla formazione di comunità più inclusive e resilienti.

Arte contemporanea come strumento per la sostenibilità, nei processi di rigenerazione.

Nell’ambito delle politiche ambientali e della rigenerazione urbana, l’arte emerge come un potente strumento per promuovere la sostenibilità e sensibilizzare la comunità sui temi ecologici. Gli artisti, utilizzando materiali riciclati e scarti, trasformano rifiuti in opere d’arte che fungono da messaggeri di un consumo responsabile e eco-sostenibile. Questo non è solo un’aggiunta estetica, ma un’opportunità per coinvolgere la popolazione nella riflessione e nell’azione per un ambiente più sano.

I progetti che incarnano questa sinergia tra arte ed ecologia vanno dalla creazione di giardini comunitari realizzati con materiali di recupero alle installazioni artistiche negli spazi pubblici che invitano alla consapevolezza ambientale. Gli esperti in politiche ambientali sottolineano l’importanza di queste iniziative, che non solo migliorano l’aspetto delle città, ma promuovono anche una maggiore consapevolezza e impegno verso pratiche sostenibili.

La sensibilizzazione ambientale attraverso l’arte va oltre la mera decorazione urbana: è un veicolo per stimolare il dialogo e l’azione verso una società più rispettosa dell’ambiente. L’arte diventa così un elemento chiave nella progettazione di spazi urbani verdi e vivibili, promuovendo un’impronta ecologica nella vita quotidiana delle persone.

Che ad oggi si parli di Capitale Italiana dell’Arte contemporanea è un importante segnale dell’importanza di questi fenomeni, e della loro centralità nella creazione di società umane più sostenibili, coese e resilienti. Questo bando può essere un invito per gli enti locali ad intraprendere percorsi di rigenerazione urbana che tengano in considerazione l’arte contemporanea, e ad investire sui loro artisti locali e non, per il benessere della comunità.

Per questo, ad oggi, confinare un progetto artistico negli stretti parametri del suo settore è limitante, quando a fronte di una prospettiva meno settoriale e più integrata, è possibile dare vita a processi virtuosi che trascendono il singolo intervento.

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LA BRAND IDENTIY PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Nel contesto delle Pubbliche Amministrazioni, le identità comunicative territoriali sono spesso trascurate, lasciando spazio ad araldiche sgranate e siti web poco professionali. Il Communication Design, con il suo significato letterale di “progettazione della comunicazione”, emerge come un elemento cruciale nella società odierna. Questo fatto è radicato nelle profondità dell’essere umano come animale sociale: l’uomo per dialogare necessita di progettare (consciamente o inconsciamente) la sua comunicazione. Solo recentemente, però, si è iniziato a riconoscere l’importanza di una comunicazione efficace in un mondo sempre più dominato da tecnologie comunicative rivoluzionarie.

La grafica per sviluppare l'identità

Le Pubbliche Amministrazioni, soprattutto in contesti locali, spesso sottovalutano la creazione di una forte Brand Identity. Quest’ultima non è solo una questione estetica ma si trasforma in un documento d’identità amministrativa e uno strumento per sviluppare la propria soggettività. La grafica diventa così il motore per sviluppare questa identità, ma il processo va oltre l’apparenza. I percorsi di identificazione e la ricerca d’identità sono distinti ma vitali. La necessità di costruire un’identità deriva dalla volontà di differenziarsi e adattarsi alle trasformazioni del mondo. Mentre l’identità tende a rimanere fissa nel tempo: la brand identity deve essere flessibile per rispondere alle mutevoli esigenze della società.

Un nuovo volto per la pubblica amministrazione

Una progettazione di branding efficace contribuisce a creare coesione e consistenza nelle Pubbliche Amministrazioni. La definizione di elementi chiave – come colori, caratteri e stile visivo – unifica la comunicazione, offrendo ai cittadini un’esperienza coerente che facilita il riconoscimento e accresce la familiarità con l’amministrazione. In un contesto dove le Pubbliche Amministrazioni vengono ancora etichettate come ambienti di lavoro sterili e poco stimolanti, una strategia di Brand Identity ben studiata diventa essenziale. Un’identità forte e distintiva rende l’amministrazione più attraente per cittadini, dipendenti e investitori.

Incentivare la partecipazione civica

In un mondo in costante evoluzione, la capacità di comunicare e identificarsi diventa fondamentale per costruire un futuro sostenibile e apprezzato. Quando parliamo di una Brand Identity forte per le Pubbliche Amministrazioni, ci immergiamo in un mondo che va oltre semplici loghi e immagini. Stiamo parlando di un potente strumento in grado di influenzare positivamente la vita della comunità. Immagina una comunità in cui i cittadini non solo riconoscono il logo dell’amministrazione, ma si sentono profondamente connessi con i valori e l’identità che esso rappresenta. In tale contesto, emergerebbe un notevole aumento della partecipazione civica. I cittadini si sentirebbero coinvolti, desiderosi di partecipare ad eventi locali, di dare il loro contributo in consultazioni pubbliche e di partecipare attivamente alle iniziative della comunità.

Nuove opportunità

La Brand Identity diventa uno strumento tangibile per creare un senso di comunità, rendendo i cittadini parte integrante del processo decisionale. Ma i benefici non si fermano qui. Una Brand Identity forte si traduce anche in un ambiente più favorevole agli investimenti. Le imprese esterne sono attratte da un’immagine positiva di stabilità e affidabilità, spinte a investire in una comunità che trasmette un’immagine favorevole agli affari. In questo modo, la Brand Identity diventa un catalizzatore per uno sviluppo economico locale sostenibile, creando nuove opportunità di lavoro e stimolando la crescita economica.

Incentivare il turismo

La reputazione dell’amministrazione beneficia notevolmente da una Brand Identity ben definita. Quando questa risuona con i cittadini e trasmette trasparenza e responsabilità, si costruisce una reputazione solida. Questa reputazione positiva è fondamentale per guadagnare la fiducia della comunità e degli stakeholder esterni, generando un sostegno pubblico continuo. Ma non è solo questione di economia e fiducia. Una brand identity che riflette l’unicità e l’autenticità di una comunità può anche diventare un potente strumento per promuovere il turismo. Una comunicazione visiva che mette in risalto la cultura locale e le risorse naturali attrae visitatori, stimolando l’industria turistica e contribuendo all’economia locale. Infine, la brand identity semplifica le comunicazioni dell’amministrazione. Essa offre un quadro visivo coeso che semplifica il processo di trasmissione di informazioni importanti. Una comunicazione chiara e comprensibile riduce i fraintendimenti, promuovendo una maggiore trasparenza e una partecipazione più efficace della comunità.

Vi sveliamo gli 8 segreti del Project Manager

Ma prima di cominciare facciamo un passo indietro e chiariamoci le idee su chi è il project manager.

Il project manager è il responsabile di progetto: il suo compito è quello di guidare il team di progetto verso l’obiettivo, assicurandosi che tutte le parti coinvolte nel progetto siano sufficientemente rappresentate (gli investitori, gli stakeholder, il team di progetto, i beneficiari ecc.), e che il tutto avvenga nel rispetto dei costi, delle tempistiche e delle premesse preventivate.

Il Project Manager in ambito culturale o sociale è una figura piuttosto nuova; come si conviene a questo ruolo possiede competenze trasversali: oltre alla conoscenza specifica dei contenuti del progetto e una formazione tecnica, si aggiunge l’importanza delle capacità relazionali, della creatività e dell’inventiva.

Il project manager è una figura essenziale nel panorama di attori coinvolti nella realizzazione di un progetto: è colui che tiene i cosiddetti fili e si assicura che i risultati vengano raggiunti con successo, inoltre è il punto di riferimento di tutti gli altri soggetti coinvolti e l’unico che ha una visione comprensiva dell’intero lavoro.

Ma quali sono i segreti per essere un buon project manager?

1) Adatta le aspettative e le richieste alle caratteristiche dei singoli professionisti con cui si sta lavorando.

Il project manager si trova a lavorare con professionalità e figure diverse a seconda del progetto a cui sta lavorando, ed è importante sapere che lo stesso approccio e le medesime richieste produrranno effetti molto diversi sugli uni e sugli altri. Saper moderare e contestualizzare le proprie aspettative ci permette di evitare spiacevoli situazioni e inutili conflitti, che non farebbero altro che rallentare i lavori.

2) Preferisci i calendari condivisi ai Gantt. (in certi casi)

Non fraintendetemi il Gantt è uno strumento essenziale per la gestione delle fasi di progetto e delle persone coinvolte, ma non si tratta certamente di uno strumento accessibile a chiunque. Un diagramma di Gantt può spesso apparire troppo complesso e mettere in difficoltà i professionisti con cui stiamo lavorando. Al contrario un calendario condiviso è un tool facilmente codificabile da chiunque che offre a tutti una visione chiara del progetto e del suo sviluppo. Si consiglia di dotarsi si strumenti che integrino entrambe le funzioni, in modo da non dover fare un doppio lavoro.

3) Quando fissi una scadenza considera sempre due o tre giorni di ritardo

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Nel delicato equilibrio di un progetto, una scadenza non può in alcun modo mettere in crisi l’intero sistema e siccome, i ritardi sono inevitabili, il buon PM li mette in conto e gioca d’anticipo.

4) Fai una gerarchia degli obiettivi di progetto.

In un mondo ideale la realizzazione concreta di un progetto segue nei minimi dettaglia la sua pianificazione; ma la realtà è molto diversa. Modifica delle condizioni di partenza, fattori esterni, criticità all’interno del team di lavoro, subentro di nuove figure, scarso riscontro da parte del target, mancato raggiungimento dei risultati … sono solo alcuni tra i numerosissimi elementi che possono mettere in crisi un progetto. In questi casi è sempre bene avere una strategia di gestione del rischio, che ci permetta di limitare i danni. Ma l’eventualità di dover ridimensionare le aspettative di partenza si trasforma spesso in una realtà: per questo creare una gerarchia degli obiettivi di progetto è fondamentale, in quanto ci permette di selezionare con relativa facilità quale obiettivo abbandonare e a quali invece dedicarsi con più energia.

5) No alle riunioni interminabili

Le riunioni, si sa, sono l’incubo dei project manager e dei team di progetto: interminabili e spesso inutili, sono un metodo decisamente agé di gestione di un progetto. Gran parte delle noiose riunioni da un’ora e passa possono tranquillamente essere sostituite attraverso l’utilizzo di strumenti di supporto al project manager. Vi facciamo qualche esempio:

Utilizza dei modelli di project management per aggiornare il team sullo sviluppo dell’idea (es. project plan, brainstorming report, retrospettiva ecc.)

Usa i Task report per consegnare e aggiornare i task con il team.

Condividi una roadmap di progetto per mostrare lo stato di avanzamento

6) Stabilisci dei punti di riferimento per la comunicazione (e metti dei paletti)

La comunicazione tra il team di progetto e il PM è un elemento fondamentale per la buona riuscita di un progetto. Ma se la comunicazione è casuale si rischia il caos, ed eventualmente l’esaurimento nervoso dello stesso Project Manager. Se per ogni piccola difficoltà è sufficiente alzare il telefono e fare uno squillo al PM si rischia che le ore di lavoro vengano saturate dalla risoluzione di piccole difficoltà. Al contrario, fornire un indirizzo chiaro sugli strumenti da utilizzare in base alle esigenze, ci garantisce un flusso di lavoro tranquillo. Una chat room potrebbe essere un esempio, ma non è il solo, ad oggi il web ci offre un’infinità di strumenti per la comunicazione online. Sfruttiamoli!

7) Il tuo talento consiste nel far emergere i talenti altrui

Un buon Project Manager non cerca le luci della ribalta, il suo ruolo è più defilato, nelle retrovie. Il suo compito è far emergere il meglio dalle risorse che ha disposizione, ottimizzando i tempi e i costi; per fare questo deve mettersi in secondo piano e lasciare che altri usino il suo lavoro come strumento per valorizzare il proprio. Se soffrite di egocentrismo questo non è il lavoro per voi.

8) Non innamorarti di un’idea (ti spezzerà il cuore)

Soprattutto nelle prime fasi di un progetto è facile finire con l’innamorarsi perdutamente di un’idea o di una proposta, che poi, magari, finirà col venire brutalmente scartata nelle fasi successive, mentre il team procede con i lavori di progettazione. Può sembrarci che l’idea sia assolutamente vincente, e che quindi sia uno spreco abbandonarla in favore di altro. In questi casi dobbiamo ricordare che non è compito del PM creare i contenuti di un progetto, e che al contrario, un’eccessiva interferenza può portare ad uno squilibrio tra gli attori in campo. Insomma, tutti i poteri al PM non è mai una buona cosa, soprattutto perché restituisce una visione parziale e soggettiva del “gioco”. Se l’idea viene scartata ce ne faremo una ragione.

Ecco i nostri segreti per un project management di successo … quali sono i vostri?

Rebecca

 

SFRUTTARE IL PROGRAMMA CERV DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER IL SUCCESSO DELLE BIBLIOTECHE ITALIANE

L’Unione Europea offre una serie di opportunità di finanziamento (anche) alle biblioteche, attraverso il Programma CERV “Cittadinanza Europea e Valori comuni”, (qui trovi un quadro generale del programma)che può rappresentare un importante motore di sviluppo per le biblioteche italiane. 

IL PROGRAMMA CERV: UN'OPPORTUNITA' PER LE BIBLIOTECHE

Cogliendo l’invito contenuto nella risoluzione dei Ministri della Cultura dei Paesi dell’Unione (dello scorso Novembre 2022) rivolto a tutti gli istituti culturali ed, in primis, alle biblioteche pubbliche, a stimolare massimamente la partecipazione alla vita civica, è importante che le biblioteche italiane sfruttino appieno queste opportunità, al fine di elevare il benessere delle comunità locali e di far crescere il settore, in Italia.

Tra le call previste per il 2024, alcune si rivelano particolarmente rilevanti per le biblioteche e i professionisti del settore, in quanto offrono l’opportunità di sostenere progetti innovativi e socialmente rilevanti (e che consentano di valorizzare le potenzialità delle biblioteche pubbliche come piattaforme per la partecipazione culturale e quindi civica dei cittadini) .

Peraltro le call di CERV sono pensate anche per tutti quei soggetti che non hanno una grande esperienza di progettazione europea, per la semplificazione nelle procedure di presentazione delle candidature, per l’uso di un linguaggio molto vicino a quello delle biblioteche, per i livelli di supporto messi in campo dai desk nazionali.

Avere sviluppato una buona pianificazione e avere chiaro il proprio sistema di obiettivi e priorità, è ciò che maggiormente rileva per il successo.

In questo articolo, esploreremo alcune di queste call e come le biblioteche italiane possono sfruttarle al meglio.

1. GENDER EQUALITY

La promozione dell’uguaglianza di genere è una priorità chiave nell’agenda dell’Unione Europea. La call dedicata a questo tema nel Programma CERV può rappresentare un’opportunità per le biblioteche italiane di sviluppare progetti volti a promuoverla attraverso iniziative culturali, educative e informative. E soprattutto valorizzando la comunità e la partecipazione. (in attesa entro la fine dell’anno con scadenza supposta il prossimo Marzo 2024).

2. NETWORK OF TOWNS

La call “Network of Towns” mira a promuovere la cooperazione tra città e comunità in Europa. Le biblioteche italiane possono svolgere un ruolo chiave nell’agevolare la creazione di reti tra città e comuni attraverso iniziative culturali e progetti di scambio (in attesa per Dicembre, con scadenza presunta il prossimo Aprile 2024).

3. CHILD

La call “Child” è dedicata ai progetti che promuovono il benessere e lo sviluppo dei bambini, valorizzando il loro protagonismo. Le biblioteche italiane possono svolgere un ruolo significativo nell’educazione e nell’intrattenimento dei giovani lettori. Progetti incentrati sulla promozione della lettura, l’organizzazione di eventi culturali per bambini e l’accesso a risorse educative di alta qualità possono essere finanziati attraverso questa call (già aperto, con scadenza a Marzo 2024).

4. CITIZENS’ ENGAGEMENT

L’engagement dei cittadini è fondamentale per il successo di qualsiasi comunità. Le biblioteche sono luoghi ideali per promuovere la partecipazione attiva dei cittadini. Progetti che mirano a coinvolgere la comunità locale, a promuovere la cittadinanza attiva e a favorire il dialogo tra cittadini possono trovare finanziamenti in questa call (in attesa per la prossima primavera con scadenza presunta il prossimo Settembre 2024).

PROGRAMMA CERV: UN’OPPORTUNITÀ PER I COMUNI

Le amministrazioni comunali sono l’ancora di stabilità nelle nostre comunità locali, e giocano un ruolo essenziale nel promuovere la coesione sociale e la partecipazione dei cittadini. Il “Programma CERV” dell’Unione Europea offre un’opportunità unica per i comuni di raggiungere questi obiettivi in modo più efficace. In questo articolo, esploreremo cos’è il Programma CERV, i suoi obiettivi e priorità, a chi si rivolge e perché potrebbe interessare ai comuni. Inoltre, scopriremo tre iniziative in arrivo che offriranno ulteriori opportunità di finanziamento e collaborazione.

PROGRAMMA CERV: COS'È E COSA PROPONE

Il “Programma CERV,” acronimo di “Cittadinanza Europea, Valori e Responsabilità,” rappresenta un’iniziativa dell’Unione Europea volta a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e a rafforzare il tessuto sociale delle comunità locali. Il programma offre supporto finanziario e logistico per una vasta gamma di progetti mirati a promuovere la cittadinanza attiva, l’integrazione, la partecipazione democratica e l’innovazione sociale nei comuni.

OBIETTIVI E PRIORITÀ

Il Programma CERV si concentra su obiettivi chiave che includono:

  • Promuovere la partecipazione attiva dei cittadini: Incentivare i cittadini a prendere parte attiva nella vita democratica e nella costruzione della comunità.

  • Favorire l’integrazione e l’intercultura: Sostenere progetti che promuovono l’integrazione delle comunità culturalmente diverse, abbattendo le barriere sociali e favorendo la comprensione reciproca.

  • Stimolare l’innovazione sociale: Offrire risorse per sperimentare nuove idee e iniziative, contribuendo al progresso sociale ed economico.

A CHI SI RIVOLGE

Il Programma CERV si rivolge principalmente alle amministrazioni comunali e locali, alle autorità regionali e alle organizzazioni della società civile. In particolare, i beneficiari eleggibili includono:

  • Comuni e Municipi: Le amministrazioni locali sono al centro del programma poiché svolgono un ruolo cruciale nell’interazione diretta con i cittadini e nella promozione della cittadinanza attiva.

  • Organizzazioni della Società Civile: Le organizzazioni non governative, le associazioni culturali, le organizzazioni di volontariato e altre entità della società civile sono incoraggiate a presentare proposte progettuali innovative.

  • Autorità Regionali: Le autorità regionali possono partecipare attivamente ai progetti che mirano a promuovere la coesione sociale e il coinvolgimento dei cittadini nelle regioni.

PERCHÈ POTREBBE INTERESSARE I COMUNI

I comuni hanno tutto da guadagnare partecipando al Programma CERV. Questo offre loro l’opportunità di:

  • Stimolare la Partecipazione dei Cittadini: Attraverso progetti incentrati sulla partecipazione attiva, i comuni possono coinvolgere i cittadini in attività significative che rafforzano il senso di comunità e di appartenenza.

  • Favorire l’Integrazione e l’Inclusione: Il Programma CERV offre spazio per progetti che promuovono l’integrazione delle comunità culturalmente diverse, incoraggiando la comprensione reciproca e abbattendo le barriere sociali.

  • Stimolare l’Innovazione Sociale: I comuni possono utilizzare i fondi del Programma CERV per sperimentare nuove idee e iniziative, spingendo i confini dell’innovazione sociale e offrendo servizi più efficaci alla comunità.

TRE BANDI INTERESSANTI

Ora, concentriamoci su tre iniziative in arrivo che offriranno ulteriori opportunità di finanziamento e collaborazione nel contesto del Programma CERV:

– Town Twinning: Questa iniziativa mira a promuovere lo scambio e la collaborazione tra comuni gemellati, offrendo fondi per progetti che rafforzano i legami tra le comunità. È un’occasione per condividere esperienze, tradizioni e progetti con altre località, creando una rete di amicizia e collaborazione.

– Networks of Towns: Questa iniziativa incoraggia le reti di comuni a lavorare insieme su progetti che promuovono la partecipazione dei cittadini, l’innovazione sociale e la comprensione reciproca. Le reti di comuni possono affrontare sfide comuni e lavorare verso obiettivi condivisi.

– European Remembrance: Questa iniziativa mira a promuovere la conoscenza della storia europea, inclusi i periodi di autoritarismo e totalitarismo, attraverso progetti che coinvolgono la comunità e promuovono valori democratici. È un’opportunità per preservare la memoria storica e promuovere una comprensione più profonda del passato europeo.

In sintesi, il Programma CERV rappresenta un’opportunità straordinaria per i comuni di promuovere la partecipazione attiva, l’integrazione, l’innovazione sociale e la comprensione reciproca nella comunità locale. Con le iniziative in arrivo, c’è un’abbondanza di opportunità per creare legami più forti tra le comunità e celebrare il potenziale delle amministrazioni locali nella costruzione di una società più coesa e partecipativa.

Per saperne di più non esitate a contattarci!

CELEBRARE IL FALLIMENTO

Le biblioteche pubbliche sono spazi di conoscenza, cultura e apprendimento. Oltre ad offrire libri e risorse, svolgono un ruolo fondamentale nell’incoraggiare le persone a sperimentare, esplorare e imparare. Quando le biblioteche si raccontano, danno maggior, se non esclusivo, rilievo al successo piuttosto che al fallimento. Mentre una delle esperienze più intense che mi sono portata a casa da Next Library è stato l’invito a celebrare i propri errori, partendo dal dichiarare esplicitamente di averli commessi. “YES, I MADE A MISTAKE” è stato il motto di questa edizione di Next Library.

Questo articolo si propone di evidenziare l’importanza di imparare a celebrare il fallimento nelle biblioteche pubbliche e di trarre insegnamenti dagli errori commessi. 

TRASPARENZA E FIDUCIA

Celebrare i propri errori permette alle biblioteche pubbliche di instaurare una cultura di trasparenza e fiducia. Riconoscere apertamente gli errori dimostra che l’organizzazione è disposta ad ammettere le proprie imperfezioni e a imparare dagli errori commessi. Questo favorisce un ambiente in cui i dipendenti e gli utenti si sentono più sicuri nel condividere le proprie idee e suggerimenti, creando un ciclo di miglioramento continuo.

APPRENDIMENTO ORGANIZZATIVO

Gli errori sono preziosi momenti di apprendimento organizzativo. Le biblioteche pubbliche possono celebrare i propri errori aprendo spazi per la riflessione e la discussione sulle lezioni apprese. Questo può avvenire attraverso sessioni di formazione interna, gruppi di discussione o incontri periodici in cui vengono analizzati gli errori commessi e si individuano strategie per evitarli in futuro. L’apprendimento organizzativo permette alle biblioteche di crescere e migliorare costantemente i propri servizi e le proprie pratiche.

INNOVAZIONE E ADATTABILITÀ

Celebrare gli errori incoraggia l’innovazione e l’adattabilità nelle biblioteche pubbliche. L’esperienza dei fallimenti può essere un’opportunità per esplorare nuove idee, approcci e soluzioni. Le biblioteche possono promuovere la sperimentazione e l’assunzione di rischi calcolati, sapendo che anche in caso di fallimento, ci saranno lezioni preziose da apprendere. Questo favorisce l’adattamento ai cambiamenti e l’introduzione di nuovi servizi e programmi per soddisfare meglio le esigenze della comunità.

COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITÀ

La celebrazione dei propri errori può coinvolgere attivamente la comunità servita dalle biblioteche pubbliche. Organizzare eventi o iniziative in cui si condividono storie di errori e si invitano gli utenti a condividere le proprie esperienze può creare un senso di connessione e di partecipazione. Questo coinvolgimento può portare a una maggiore comprensione reciproca e ad un migliore allineamento dei servizi bibliotecari con le esigenze della comunità.

MODELLI DI RUOLO PER L'APPRENDIMENTO

Le biblioteche pubbliche hanno il potenziale di fungere da modelli di ruolo per l’apprendimento continuo e la gestione degli errori. Mostrare come le biblioteche affrontano e imparano dai propri fallimenti può ispirare altre organizzazioni e membri della comunità ad adottare una mentalità di crescita e ad affrontare gli errori come opportunità di apprendimento. Questo può avere un impatto positivo sull’intera comunità, promuovendo una cultura in cui gli errori sono visti come parte integrante del processo di miglioramento.

CONCLUSIONE

Celebrare gli errori e imparare da essi è un aspetto fondamentale per le biblioteche pubbliche come organizzazioni. Questo atteggiamento aperto e proattivo nei confronti degli errori promuove la fiducia, l’innovazione e l’apprendimento continuo. Trasformare i momenti di fallimento in opportunità di crescita consente alle biblioteche pubbliche di offrire servizi e programmi sempre più efficaci e rilevanti per la comunità che servono.

 

Leggi anche il nostro articolo sull’importanza di imparare ad affrontare una sconfitta qui.

ESPLORANDO NUOVI ORIZZONTI: LA MIA ESPERIENZA AL FESTIVAL NEXT LIBRARY

di Simona Villa

Di recente ho avuto l’opportunità di partecipare al festival Next Library, un evento internazionale che celebra l’innovazione nel campo delle biblioteche e promuove il dialogo e la collaborazione tra professionisti del settore. Sono rimasta entusiasta all’idea di essere coinvolta in un evento così stimolante e avventuroso. In questo blog, condividerò la mia esperienza al festival Next Library e racconterò come mi ha aperto gli occhi su nuovi orizzonti e mi ha ispirato in modi che non avrei mai immaginato.

ESPLORAZIONE E CONDIVISIONE DELLE IDEE

Una delle cose più sorprendenti del festival Next Library è stata la varietà di partecipanti provenienti da tutto il mondo. Bibliotecari, architetti, educatori e innovatori si sono riuniti per discutere e condividere le loro esperienze e idee. Ho avuto l’opportunità di partecipare a workshop interattivi, presentazioni coinvolgenti e sessioni di brainstorming, oltre che a momenti di networking e di festa. Questi momenti di scambio hanno creato una sinergia unica, dove le prospettive diverse si sono fuse insieme per creare soluzioni innovative e creative per le sfide che le biblioteche affrontano oggi.

COMMUNITY ENGAGEMENT

Un aspetto che mi ha colpito profondamente durante il festival Next Library è stata l’importanza data all’engagement della comunità. Le biblioteche moderne non sono più semplici depositi di libri, ma diventano luoghi di incontro, partecipazione e coinvolgimento attivo della comunità. Ho sperimentato come coinvolgere il pubblico attraverso programmi culturali, eventi tematici, laboratori creativi e molto altro ancora. Questa enfasi sulla partecipazione ha dimostrato come le biblioteche possano essere un motore di cambiamento sociale e di promozione del dialogo e dell’inclusione.

ISPIRAZIONE E CONNESSIONI

Il festival Next Library mi ha offerto l’opportunità di incontrare persone appassionate e curiose. Le conversazioni con colleghi provenienti da paesi e contesti diversi mi hanno ispirato e mi hanno fatto riflettere sul ruolo che le biblioteche possono svolgere nella società. Ho fatto nuove connessioni che spero si traducano in collaborazioni future e scambi di idee. Il festival mi ha dato una visione più ampia del potenziale delle biblioteche e mi ha spinto a pensare in modo creativo e audace su come posso contribuire a fare la differenza nei contesti locali.

Il tema centrale del Festival è stato il gioco (e il divertimento) come approccio all’apprendimento e alla soluzione dei problemi. Uno dei keynote speech è stato proprio incentrato sull’esperienza del playful learning in biblioteca, e ha mostrato come offra un modo innovativo e coinvolgente per promuovere l’apprendimento e la scoperta attraverso il gioco. Le attività di playful learning in biblioteca possono includere giochi di ruolo, puzzle, attività artistiche e manuali, laboratori scientifici e molto altro ancora. Inoltre, grazie all’uso di tecnologie interattive e digitali, è possibile arricchire ulteriormente l’esperienza, rendendola ancora più coinvolgente e adattata alle esigenze e agli interessi dei partecipanti. L’esperienza del playful learning in biblioteca non solo promuove l’amore per la lettura e l’apprendimento, ma crea anche un ambiente sociale e inclusivo, in cui i bambini possono interagire, condividere idee e sviluppare competenze importanti per il loro futuro.

Il keynote speech di Katherine Richardson invece, incentrato sullo stato del pianeta è stato straordinariamente rivelatore e provocatorio. Richardson ha affrontato senza mezzi termini (ma senza mai avere il cipiglio della “maestrina”) la crisi ambientale che il nostro pianeta sta affrontando e ha sollecitato una profonda riflessione sulla responsabilità che ognuno di noi ha nel preservare e proteggere il nostro mondo.

Ha descritto con chiarezza e dati scientifici la grave minaccia che il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità rappresentano per il nostro pianeta e ha evidenziato la necessità di azioni urgenti per invertire la rotta. Il suo appello a una maggiore consapevolezza ambientale e a un impegno collettivo per adottare misure efficaci è stato estremamente persuasivo.

Un aspetto particolarmente rilevante del suo discorso è stata la connessione tra l’ambiente e le biblioteche. Richardson ha sottolineato come le biblioteche possano fungere da centri di conoscenza e di sensibilizzazione per l’ambiente, offrendo risorse educative, spazi di discussione e programmi che promuovono la sostenibilità. 

Il discorso di Katherine Richardson è stato un richiamo urgente all’azione e ha messo in luce l’interconnessione tra le questioni ambientali e il ruolo delle biblioteche come agenti di cambiamento. Ha spinto il pubblico a considerare come le biblioteche possono adottare un approccio proattivo nel promuovere la consapevolezza ambientale e nel sostenere la transizione verso una società più sostenibile.

CONCLUSIONI

Partecipare al festival Next Library è stata un’esperienza entusiasmante e arricchente. Mi ha aperto gli occhi su nuovi orizzonti e mi ha ispirato a pensare in modo innovativo sul futuro delle biblioteche. Ho definitivamente imparato che le biblioteche non sono mai statiche, ma sono in costante evoluzione per adattarsi alle esigenze della società. Il festival Next Library è stato un trampolino di lancio per connettersi con professionisti appassionati e condividere conoscenze ed esperienze. Sono grata per questa esperienza e sono entusiasta di portare ciò che ho imparato nel mio lavoro. 

Il futuro delle biblioteche è promettente e non vedo l’ora di farne parte attiva.