IL MITO DEL “PER TUTTI” NELL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA

La pubblica amministrazione ha un problema. Ovvero, di problemi ne ha tanti, ma noi oggi poniamo l’attenzione su un problema di marketing: ovvero di individuazione, intercettazione e coinvolgimento di un pubblico.

Se il termine marketing vi sembra non avere nulla a che fare con il mondo del pubblico vi sbagliate di grosso. Sebbene in passato la PA sia vissuta nell’illusione che il suo funzionamento e buon andamento fosse del tutto indipendente dalla sua utenza, negli ultimi anni si sta verificando una presa di consapevolezza, lenta (lentissima) ma inevitabile. Ad oggi la pubblica amministrazione persiste nel sostenere il mito del “i miei servizi sono rivolti a tutti”, e più in là non prova nemmeno ad andare. Il risultato è quello che tutti noi conosciamo:

  • Una comunicazione standardizzata e inefficace, che dalle pagine delle delibere slitta sui post di facebook invariata
  • Una mancanza totale di consapevolezza rispetto alla propria utenza
  • Un affanno inevitabile nel ricercare partecipazione e coinvolgimento durante lanci di servizi, eventi, feste, celebrazioni per poi dimenticarsene completamente durante il resto dell’anno.

Tutto questo potrebbe essere risolto, almeno in parte, se la pubblica amministrazione avviasse delle strategie di marketing strutturate e indirizzate ad un target specifico.

Quella che può sembrare una controindicazione (del resto non è la pubblica amministrazione rivolta a tutti?), è invece un elemento fondamentale del rapporto con la propria utenza, e di fatto è un elemento che la PA condivide con il mondo del business. Niente e nessuno impedisce ad una signora di 70 anni di comprarsi un bel paio di Nike jordan, liberissima, ma è innegabile che la strategia di marketing non aveva lei in mente. Quindi, lungi dall’essere una limitazione, il target marketing è un’opportunità di costruzione della propria identità e individuazione di un proprio bacino di utenza.

Scegliere un target ci permette in primo luogo di conoscere questo target.

Immaginiamo, per esempio, che un comune debba informare i suoi cittadini dell’apertura di un bando per il servizio civile. Il target è abbastanza limitato, stiamo certamente parlando di ragazzi giovani (18 -28) anni; quindi, siamo già fortemente avvantaggiati. Ma in ogni caso la fascia d’età è ampissima e ricca di distinzioni, e senza una valutazione del proprio target sarà impossibile elaborare una strategia comunicativa efficacie. Al contrario, attraverso uno studio sul target, il comune potrà diversificare la propria strategia di marketing in maniera efficace. Un esempio banale riguarda proprio lo strumento da utilizzare: i Millenials (più o meno dai 24 in su) saranno molto ricettivi all’utilizzo dell’email marketing, statisticamente questa generazione ha risposto positivamente a questo format; al contrario i membri della cosiddetta Generazione Z ( dai 24 in giù) saranno più facilmente raggiungibili attraverso la promozione social.

Questa è solo una considerazione superficiale, che però può certamente aprire le porte ad una riflessione più ampia.

Un altro tema da tenere in considerazione, quando si riflette sull’importanza del target marketing per la PA, è il ruolo che esso può giocare nel mitigare il “gap digitale”.

Per comprendere meglio perché sarebbe opportuno un simile approccio, partiamo dai dati: secondo il DESI (Digital Economy and Society Index) 2020, l’Italia occupa il terzultimo posto fra i 28 Stati membri dell’Ue, con un punteggio pari a 43,6 (rispetto al dato Ue del 52,6), ritornando quindi al 25esimo posto.

Le cause, alla base di questo problema sono molteplici, ma certamente una di queste è la mancanza di una promozione efficace sui servizi offerti dalla PA la scarsa cultura del customer service.

L’assenza di questi due elementi rende macchinoso il rapporto tra le istituzioni e i cittadini, e ostacola la diffusione di servizi innovativi: basti guardare le forti resistenze all’introduzione dello SPID.

Il problema nasce in gran parte dall’essenza di un senso di necessità del buon andamento del servizio: in un azienda la soddisfazione del cliente è elemento centrale per il raggiungimento degli obiettivi di business, è quindi naturale che qualsiasi introduzione e strategia che possa contribuire a migliorare l’esperienza di acquisto del consumatore è ben accolta.

 La PA non persegue profitto, e percepisce la customer experience come qualcosa di collaterale più spesso che non.

Ma anche la PA ha un obiettivo: erogare servizi ai cittadini e assicurarsi che li utilizzino.

Quindi cosa può fare la pubblica amministrazione?

Come dicevamo il marketing, perché sia efficace, deve partire dall’individuazione di un target. Il cittadino target è quel cittadino potenzialmente interessato all’utilizzo di quel servizio specifico.

Ma come si individua il target?

Il primo passo è certamente quello di fare un’attività di focalizzazione, ovvero individuare la propria nicchia di mercato. Chiaramente nel pubblico non esiste un “mercato” quindi questo concetto potrebbe apparire inservibile; ma possiamo usare questo elemento per individuare  la fascia di target a cui mi rivolgo, nell’elaborazione dei servizi e delle strategie di comunicazione, sulla base di caratteristiche condivise.

Infine, un altro elemento fondamentale è quello del posizionamento: ovvero cercare di comprendere l’idea che il tuo utente potenziale ha di te.

Per questo il marketing non deve riguardare solamente i servizi proposti dall’ente, ma anche l’ente stesso: nel primo caso, il marketing servirà a portare i cittadini target ad avvicinarsi allo specifico servizio che vogliamo erogare; Il marketing dell’ente invece, ha come base di partenza il posizionamento: serve a ri-posizionarci nella testa del cittadino scardinando i credo attuali che le persone hanno della Pubblica Amministrazione.

L’obiettivo è naturalmente la fidelizzazione, termine che viene legato, spesso in maniera univoca al mondo del business, e significa “rendere un cliente fedele a un’impresa tramite opportune politiche di marketing”. Ma come abbiamo visto le aziende non sono le uniche a poter e dover reare un rapporto solido e duraturo con il proprio target.

Ma può la PA compiere questo sforzo? Può la comunicazione pubblica aprirsi a nuovi linguaggi e nuovi strumenti e soprattutto aprire le braccia a un diverso modo di concepire il dialogo con il cittadino?

In realtà la pubblica amministrazione ha molti vantaggi rispetto al mondo del business che, se sfruttati consapevolmente, potrebbe fortemente agevolare questo processo di innovazione.

In primo luogo, i valori a cui essa fa riferimento sono certamente positivi, e condivisi dal sentire comune e dal singolo. Dove il privato deve costantemente rispondere ad un’esigenza di integrità e morale alta, la PA si fa portabandiera di valori come la democrazia (e la più recente d-democracy), la trasparenza, la legalità, l’eguaglianza …

In secondo luogo, la PA sta vivendo un momento storico di profondo cambiamento, in gran parte a causa del processo di digitalizzazione. Un retelling efficace di questo processo e un coinvolgimento diretto dei cittadini nelle innovazioni introdotte, sono occasioni di visibilità per la PA e di contatto con l’utenza.

 

CHI HA PAURA DI CHAT GPT? Chat GPT: il futuro della progettazione nell’era dell’intelligenza artificiale

Chat GPT è sulla bocca di tutti da ormai un mese, e se non fosse sufficiente la mole di articoli e video pubblicati sull’argomento, basterebbe cercare di accedere alla pagina ufficiale perennemente bloccata a causa dell’enorme numero di utenti, per rendersi conto della portata di questo fenomeno.

Si parla già della fine di Google, dei programmatori e dei copywriter. Si parla di cambiamento epocale, della più grande scoperta dalla nascita di internet. Dagli scenari apocalittici, neanche tanto velatamente ripresi dalle pagine di Asimov, fino all’entusiasmo di chi crede che il mondo sta inevitabilmente per cambiare; Chat GPT ha fatto parlare di sé e continua a far parlare di sé.

Ma che cos'è Chat GPT?

Per i pochi, rari (rarissimi), che in quest’ultimo mese si sono dati all’internet detox ecco di cosa stiamo parlando. Chat GPT è l’acronimo di Generative Pretrained Transformer, uno strumento di elaborazione del linguaggio naturale che utilizza algoritmi avanzati di apprendimento automatico per generare risposte simili a quelle umane all’interno di un discorso.

Ovvero, in parole semplici, Chat GPT è un Chatbot a cui gli utenti possono fare qualsiasi domanda, che lui è in grado di elaborare per formulare risposte complete e coerenti nell’ambito del discorso. Chat GPT sembra possedere “la conoscenza”.

Come sempre, non c’è soluzione migliore per comprendere qualcosa che sperimentarla in prima persona, quindi il consiglio è di fare un salto a questo link, nel caso non lo abbiate già fatto, per provare di persona.

Chat GPT è frutto del lavoro di OpenAI (organizzazione no profit per la ricerca sull’intelligenza artificiale), e nasce allo scopo di migliorare l’interazione uomo-macchina, in una miriade di applicazioni e contesti diversi.

Per esempio, immaginiamo di utilizzare questa chatbot nel servizio clienti, dove Chat GPT può gestire le domande più comuni della clientela e fornire risposte istantanee, agevolando notevolmente il lavoro degli operatori.

Ma come vi accorgerete presto questo strumento è molto più di questo.

Da quando la piattaforma è finita al centro dell’attenzione del pubblico non sono mancati gli esperimenti e i test: tutti volevano capire fino a che punto questa novità era veramente sorprendente e innovativa come si anticipava.

Chi chiede un articolo blog, chi una breve dissertazione sulla condizione degli universitari italiani, chi la trama per un fumetto, chi l’incipit di un thriller.

È diventato subito chiaro che Chat GPT può scrivere, e se non ha ancora acquisito la medesima naturalezza in tutti gli ambiti, è solo questione di tempo prima che il chat bot sia perfettamente capace di sostituire la penna umana.

Immaginiamo l’impatto che una tale scoperta ha avuto sulle persone che lavorano in ambito creativo: copywriter e content writer si sono trovati di fronte ad un problema che mette in discussione l’essenza stessa del loro lavoro. Ma anche noi, i cosiddetti Gant writer – ovvero i progettisti da bando – ci siamo trovati a riflettere sul nostro futuro.

La domanda sorge spontanea: Chat GPT sta per sostituirmi?

Arriverà il giorno in cui presentare un progetto significherà aprire il proprio pc, entrare nel chatbot, e digitare qualche domanda? Il progettista è una figura destinata ad estinguersi di fronte a questa enorme rivoluzione?

Come potete immaginare il dibattito ci ha tenuti impegnati per parecchi giorni, ed essendo il nostro uno studio tendenzialmente portato al confronto non abbiamo disdegnato di esprimere ognuno la sua opinione.  E anche tra noi si è creato uno spartiacque inevitabile tra i più scettici, forse un po’ conservatori e diffidenti, e gli entusiasti. Ma alla fine siamo giunti una conclusione: Chat GPT potrebbe sostituire completamente i Grant Writer, e dico potrebbe perché nel caso succedesse sarebbe in quel caso solo colpa nostra.

Il problema nasce quando la progettazione si trasforma, per qualche strano movimento semplificatorio, in scrittura di una candidatura, e niente di più. Ovvero quando il progettista si trasforma in amanuense, e si limita a compilare le schede più o meno complesse, che gli enti erogatori allegano alle istruttorie. Se il nostro lavoro è saper scrivere un progetto, allora di certo un giorno potremmo essere sostituiti. Soprattutto considerando che, a differenza di un content creator, come grant writer non ci viene richiesto un grande sforzo di creatività nella scrittura né di originalità, e che la forma ha importanza nel limite in cui rende l’idea progettuale il più chiara possibile. Difficilmente un ente erogatore porrà grande attenzione nello stile di scrittura, che non è altro che il mezzo necessario per trasmettere il progetto, non il progetto stesso.

Se quindi la scrittura non è altro che la modalità che utilizziamo per veicolare i nostri progetti, perché viene posta al centro del lavoro del progettista, diventandone il focus.

Cosa vuol dire progettare?

Tutto sta in quello che il cliente vede e percepisce come “concreto”.

Il bando richiede un progetto, progetto che va dettagliato in un documento, ipotizziamo, di 70 pagine, quindi il lavoro del progettista non è che questo: scrivere.

Naturalmente si tratta di una grande semplificazione, che tiene conto unicamente del risultato finale “visibile” e scivola allegramente sopra le fasi intermedie.

Ma come facciamo a mostrare che la scrittura non è che una parte, ad essere veritieri minoritaria del nostro lavoro?

Si potrebbe cominciare nel mostrare al cliente il processo di progettazione e i suoi step come entità separate, parti di un percorso coerente.

Un altro elemento è l’introduzione del concetto di prototipo. Il primo risultato di un percorso di progettazione è l’elaborazione di un prototipo, che non necessariamente deve assumere la forma di un progetto scritto, e che anzi , spesso è esplicitato più chiaramente nei documenti di medio termine utilizzati ai fini della progettazione (il quadro logico, il work plan …) che spesso non sono richiesti dagli enti erogatori.

Infine, si può ipotizzare di condividere i risultati attesi, prima dell’avvio dei lavori di progettazione, con il cliente, mostrando chiaramente come il documento descrittivo di progetto non è che un elemento dell’intero processo.

Quindi no, a nostro parere Chat GPT non sostituirà i progettisti, non se essi saranno in grado di valorizzare e raccontare il proprio lavoro. che è costituito principalmente dal saper condurre l’ideatore del progetto nel processo che porta al dettaglio di ogni singola parte partendo dall’analisi del contesto e del problema evidenziato, di cui il progetto si candida ad essere la (migliore) soluzione (magari progettata e disegnata insieme ai destinatari della stessa).

Al contrario, questo strumento potrebbe dimostrarsi un prezioso supporto, che andrebbe a ridurre il tempo dedicato alla scrittura , ampliando le ore di progettazione vera e propria…e finalmente la nostra job description potrebbe cambiare da grant writer a project designer. 

8X1000 CHIESA VALDESE – BANDO 2023

La Chiesa Evangelica Valdese, da anni, a scelto di destinare i contributi raccolti grazie all’8×1000, al sostegno di interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali, sia in Italia che all’estero. Da qui nascono i bandi 8×1000, per i quali viene data possibilità agli organismi associativi di presentare delle proposte progettuali per ottenere un contributo economico. 

In questo articolo daremo uno sguardo alle linee guida per partecipare al bando nell’annualità 2023. (link alla pagina ufficiale)

Quali obiettivi si pone il bando?

Il bando finanzia progetti di:

  • assistenza sociale e sanitaria,
  • interventi educativi, culturali e di integrazione,
  • programmi di sostegno allo sviluppo e di risposta alle emergenze umanitarie, ambientali e climatiche

purché apportino benefici ad una collettività e siano privi di finalità lucrative.  

I progetti potranno essere realizzati sia in Italia che all’estero e dovranno rientrare in una delle categorie di intervento qui elencate

Categorie di intervento per progetti che hanno luogo in Italia

Interventi sanitari e di tutela della salute: l’obiettivo è migliorare le condizioni di vita e i servizi destinati alle persone affette da malattie croniche, e migliorare la consapevolezza nell’ambito delle stesse malattie. Ad esempio attraverso interventi di supporto psicologico, campagne di prevenzione e progetti di rafforzamento dei servizi territoriali. 

Promozione del benessere e della crescita di bambini e ragazzi: l’obiettivo è promuovere la crescita relazionale, emotiva e cognitiva di bambini/e e ragazzi/e attraverso interventi che favoriscano la formazione e l’integrazione sociale. Ad esempio possono essere organizzati centri giovanili, biblioteche per ragazzi, campi estivi … 

Attività culturali: l’obiettivo è favorire l’accesso al patrimonio culturale e la produzione di beni di valore scientifico, artistico e divulgativo. Un esempio possono essere eventi pubblici, come seminari, mostre e spettacoli teatrali.

Miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti diversamente abili: l’obiettivo è favorire la loro inclusione sociale attraverso dei percorsi di accompagnamento all’autonomia lavorativa e abitativa, aumentare la loro qualità di vita attraverso attività creative, ludiche e sportive, accresce il loro livello di benessere psicologico ed emotivo al fine di stabilire relazioni con gli
altri e partecipare costruttivamente alla vita della società. Ad esempio possono essere realizzati corsi di formazione, tirocini
formativi, laboratori ludico-ricreativi, attività sportive … 

Accoglienza ed inclusione di rifugiati e migranti: l’obiettivo è promuovere politiche di accoglienza e integrazione di rifugiati e migranti. Per esempio attraverso servizi di accompagnamento, counseling, assistenza sanitaria, assistenza legale, supporto psicologico … 

Contrasto alla povertà, al disagio sociale e alla precarietà lavorativa: l’obiettivo è contrastare la marginalità sociale e la precarietà socio-economica e lavorativa. Per esempio attraverso servizi di distribuzione pasti, unità di strada, formazione
professionale, programmi NEET, programmi di supporto contro le dipendenze … 

Anziani:favorire il benessere psico-fisico e relazionale delle persone anziane attraverso programmi di accoglienza, assistenza e socializzazione. Anche attraverso attività di accoglienza in strutture residenziali e semi-residenziali, interventi curativi e riabilitativi domiciliari … 

Educazione alla cittadinanza: l’obiettivo è sensibilizzare la popolazione e promuovere il dibattito sui temi di rilevanza
sociale ed etica; favorire  la cittadinanza attiva, i diritti civili e il contrasto ai discorsi sull’odio (hate speech), all’intolleranza e alla  discriminazione. Per esempio attraverso attività di contrasto al bullismo, osservatori, ricerche, seminari, conferenze, laboratori nelle scuole…

Prevenzione e contrasto alla violenza di genere: l’obiettivo è prevenire e contrastare ogni forma di violenza di genere.  Anche attraverso consulenza psico-sociale e sanitaria, assistenza per donne vittime di violenza, minori e comunità LGBTQI+, Centri antiviolenza …

Recupero ed inclusione di detenuti ed ex-detenuti: l’obiettivo è migliorare il benessere psico-fisico dei/delle detenuti/e e favorire i percorsi di inclusione e re-integro nella società. 

Tutela dell’ambiente: l’obiettivo è contribuire alla lotta contro il cmabiamento climatico. Eempi di attività possono essere campagne di sensibilizzazione e advocacy, programmi promozione della biodiversità, tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico, etc

 

Per gli interventi che hanno luogo all'estero, ecco una brava

I settori coinvolti sono i seguenti:

  • Lotta alla malnutrizione 
  • Promozione del ruolo delle donne e uguaglianza di genere
  • Accesso all’acqua e igiene 
  • Partecipazione, dialogo, Governance e diritti umani 
  • Protezione dell’infanzia
  • Educazione 
  • Formazione professionale e attività generatrici di reddito
  • Tutela dell’ambiente 
  • Sviluppo rurale e sicurezza alimentare
  • Interventi sanitari e di tutela della salute 
  • Aiuto umanitario – emergenza 

Chi può fare domanda?

Possono fare richiesta di contributo in quanto soggetto capofila :

  • Enti facenti parte dell’ordinamento metodista e valdese
  • Organismi Associativi italiani o stranieri
  • Organismi ecumenici italiani o stranieri

Il soggetto capofila deve essere costituito da almeno due anni.

Possono essere coinvolti degli enti terzi in qualità di Partner operativi o di Altri soggetti coinvolti. 

Partner operativi: sono soggetti giuridici che implementano specifiche attività di progetto e sostengono parte dei costi imputati al finanziamento. Non possono essere partner operativi le amministrazioni e gli enti pubblici italiani, così come gli enti ecclesiastici appartnenti all’ordinamento Valdese.

Altri soggetti coinvolti: sono soggetti giuridici che non gestiscono quote di budget ma che intervengono nel progetto o partecipando direttamente all’ideazione/realizzazione delle attività, o mettendo a disposizione la proria sede o luoghi sotto la propria amministrazione per le attivit di progetto. Alcuni esempi di altri soggetti coinvolti sono: le biblioteche, le case circondariali, i plessi scolastici, le case di cura ecc. 

 

FUS progetti speciali: una panoramica

Cosa sono i progetti speciali FUS?

Il FUS, ovvero il Fondo Unico per lo Spettacolo, è meccanismo utilizzato dal governo italiano per regolare l’intervento di finanziamento pubblico allo spettacolo e fornire quindi sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese italiani operanti negli ambiti della musica, della danza, del teatro, del circo e spettacolo viaggiante, nonché a progetti multidisciplinari e iniziative di rilevanza nazionale. Il fondo è destinato a finanziare progetti artistici triennali, nei settori sopracitati, e di un programma annuale per coloro le cui istanze triennali vengono approvate.  

I progetti Speciali FUS si distinguono dal FUS tradizionale, per la rilevanza nazionale e internazionale e per il particolare valore artistico-culturale. I progetti sono a carattere annuale e possono essere realizzati anche attraverso la costituzione di reti. 

Se al FUS tradizionale è possibile presentare la programmazione ordinaria, i progetti speciali sono definiti tali proprio per il loro carattere di eccezzionalità: si tratta di eventi a carattere straordinario e unico, che si differenziano dall’attività usuale del soggetto richiedente. 

Sarà data priorità ai progetti che ...

  • Rappresentano iniziative originali, anche realizzate con il sostegno del comune di riferimento, dove gli eventi avranno luogo
  • Esprimono un’identità peculiare, una dimensione di particolare prestigio artistico e culturale e di riconoscibilità sul piano nazionale e internazionale
  • si riferiscono a celebrazioni e ricorrenze collegate a personalità e/o luoghi e/o eventi di particolare significato nella storia dello spettacolo dal vivo, favorendone la conoscenza attuale
  • rappresentano modelli di buone pratiche nell’ambito dei progetti per il riequilibrio territoriale, realizzati anche attraverso reti sovraregionali e dello sviluppo e della promozione dello spettacolo dal vivo nel contesto culturale e sociale e/o prevedono lo svolgimento di attività di spettacolo dal vivo

Chi può fare richiesta?

Possono presentare domanda tutti i soggetti diversi dalle Fondazioni Lirico Sinfoniche, che abbiano sede legale in Italia, che presentano un progetto che non sia già stato finanziato dal ministero della cultura.

Dove e come fare richiesta?

Le domande dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica sulla piattaforma FUSonline a partire dalle ore 09:00 del 15 novembre 2022 e fino alle ore 16:00 del 15 dicembre 2022. 

Scopri se il bando è adatto a te! Contattaci per saperne di più! 

Bando TOCC: incentivo da 110 milioni per la transizione digitale di organismi culturali e creativi

Parliamo del bando TOCC, l’incentivo per la transizione digitale di organismi culturali e creativi. (qui il bando).

Da oggi, 3 Novembre, e micro e piccole imprese, gli enti del terzo settore e le organizzazioni profit e no profit che operano nel settore della cultura e della creatività possono richiedere l’incentivo a fondo perduto del programma “Transizione digitale organismi culturali e creativi” (TOCC).

L’obiettivo è favorire l’avanzamento del livello di maturità tecnologica delle organizzazioni culturali e creative italiane e renderle competitive a livello internazionale.

La misura conta su una dotazione finanziaria di 110 milioni di euro, e rientra nella Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” del PNRR, Componente 3 “Turismo e Cultura 4.0 (M1C3)”, Misura 3 “Industria culturale e creativa 4.0”, Investimento 3.3 “Capacity building per gli operatori della cultura per gestire la transizione digitale e verde”, Sub-Investimento 3.3.2 “Sostegno ai settori culturali e creativi per l’innovazione e la transizione digitale”.

Le agevolazioni sono rivolte alle micro e piccole imprese, in forma societaria di capitali o di persone, incluse le società cooperative, le associazioni non riconosciute, le fondazioni, le organizzazioni dotate di personalità giuridica no profit, nonché agli Enti del Terzo settore, iscritti o in corso di iscrizione al “RUNTS”, che risultano costituiti al 31 dicembre 2020 e che operano nei settori culturali e creativi e nei seguenti ambiti di intervento:

– musica

– audiovisivo e radio

– moda

– architettura e design

– arti visive

– spettacolo dal vivo e festival

– patrimonio culturale materiale e immateriale

– artigianato artistico

– editoria, libri e letteratura

– area interdisciplinare (per chi opera in più di un ambito di intervento tra quelli elencati).

Sono finanziabili progetti fino a 100.000 euro – considerando sia le spese di investimento che il capitale circolante – da realizzare in 18 mesi. I contributi a fondo perduto sono concessi nella misura massima dell’80% del progetto di spesa ammissibile e, comunque, per un importo massimo
pari a 75.000,00 euro.

Gli interventi devono essere finalizzati alla:

  • Creazione di nuovi prodotti culturali e creativi per la diffusione live e online
  • Circolazione e diffusione dei prodotti culturali verso un nuovo pubblico e verso l’estero
  • Realizzazione di attività per la fruizione del proprio patrimonio attraverso modalità e strumenti innovativi di offerta (piattaforme digitali, hardware, software per nuove modalità di fruizione e nuovi format narrativi, di comunicazione e promozione)
  • Digitalizzazione del proprio patrimonio con obiettivo di conservazione, maggiore diffusione, condivisione attraverso la coproduzione, cooperazione trasfrontaliera e circolazione internazionale
  • Incremento all’utilizzo del crowdsourcing e allo sviluppo di piattaforme open source per la realizzazione e condivisione di progetti community-based.

Le proposte potranno essere presentate a partire dalle ore 12:00 del 3 novembre 2022 ed entro le ore 18:00 del 1° febbraio 2023 sulla pagina dedicata nel sito Invitalia.

Vuoi sapere se la tua organizzazione/impresa è ammissibile al contributo? Hai in mente un progetto che vorresti presentare? Vuoi saperne di più sul bando? 

Contattaci e ti aiuteremo a fare chiarezza

Contributi per progetti: Giovani in Biblioteca

Portare i giovani in biblioteca è una priorità per ridare valore a questi spazi pubblici.

Nell’Anno europeo dei giovani, il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale promuovono azioni tese ad ampliare significativamente l’offerta di spazi di aggregazione destinati alla ripresa della socialità di ragazze e ragazzi rientranti nel target di popolazione con età 14-35 anni. 
 
Fra queste, una in particolare ha colpito la nostra attenzione: si vuole favorire l’utilizzo, da parte delle giovani generazioni, degli spazi disponibili all’interno delle biblioteche pubbliche, attraverso il finanziamento di proposte progettuali volte alla realizzazione di luoghi polivalenti e innovativi, aperti con orari estesi che ne consentano un’ampia fruibilità, nei quali i giovani possano condividere idee, percorsi e occasioni formative, culturali, ricreative, di incontro e confronto e che abbiano come specifico target la popolazione rientrante nella richiamata fascia di età.

“lo spazio più democratico che esiste”

 Ci ha colpito per numerose ragioni. Intanto la fascia d’età, quella dei giovani appunto, considerati tali dai 14 ai 35 anni…benedetta adolescenza protratta all’infinito! Poi, e principalmente, perché chiama in causa in maniera esplicita un’istituzione culturale a cui siamo particolarmente affezionati: la biblioteca pubblica che siamo abituati a vedere considerata, da parte dei Ministeri e delle pubbliche amministrazioni centrali, solo connessa all’oggetto-libro.  Mentre noi sappiamo che la biblioteca è lo spazio pubblico culturale per eccellenza, se pensiamo che, in Italia, è presente in quasi tutti i comuni (unica realtà del genere), e soprattutto è sede di innumerevoli attività legate al tempo libero (intrattenimento, gioco, formazione e corsi, eventi culturali, incontri), ad accesso gratuito e libero per tutti. Insomma, come dice la mia amica e collega Camelia, “lo spazio più democratico che esiste”.

L'occasione giusta per progettare una nuova stagione di servizi

Con questa iniziativa del Dipartimento per le politiche giovanili si dà la possibilità alle biblioteche di mettere in moto la loro capacità di progettare insieme alla comunità, di cercare e trovare soluzioni a bisogni specifici insieme ai destinatari che di quei bisogni sono portatori e che, se ingaggiati nella progettazione dei contenuti, parteciperanno attivamente e saranno megafono dei nuovi servizi.
Questa iniziativa del Dipartimento, costituisce un’opportunità ghiotta per le biblioteche di mettersi in moto e di dimostrare che l’ultima lettura dell’ISTAT (https://www.istat.it/it/archivio/217094) sulla fruizione e le presenze nelle biblioteche (che, su scala nazionale, fissano i frequentatori al 7% della popolazione) è il punto da cui partire per progettare una nuova stagione di servizi e di offerta.

E’ un bando non facilissimo, soprattutto perché la competizione non si fa solo sulla qualità dei progetti ma anche sulla velocità nel presentarli (questo sistema del click day è veramente frustrante e prima o poi qualcuno dovrà porvi rimedio, immaginandosi altri meccanismi di selezione dei progetti).

Servono creatività, conoscenza dei contesti, competenze progettuali e…un po’ di fortuna, che, si sa, aiuta chi osa!

Buona progettazione 

La rinascita di un Comune siciliano attraverso l’arte contemporanea

Il Farm Cultural Park di Favara è uno dei migliori esempi di rigenerazione in Italia, se non nel mondo. 

Quante volte abbiamo sentito parlare di rigenerazione urbana?

Soprattutto oggi questo concetto sembra essere sulla bocca di tutti: dai comuni che si lanciano nel recupero di quartieri periferici, ai bandi dedicati alla rigenerazione dei borghi disseminati lungo tutta la penisola, fino agli imponenti progetti come il MIND (Milan Innovation District).

L’impressione è che la rigenerazione sia necessariamente qualcosa di imponente, monumentale e grandioso: lo stravolgimento di un luogo e la sua trasformazione in altro. Tuttavia, nella realtà, la rigenerazione per sua natura è un processo lento, complesso e articolato. Un processo che non riguarda unicamente le grandi città come Milano, non coinvolge unicamente spazi imponenti come lo spazio che ospitava Expo 2015, e soprattutto non è sempre un processo Top-down, calato dall’alto dai decisori politici.

A dimostrazione di ciò vogliamo presentarvi la realtà di Favara (AG), un esempio lampante del “si può fare” anche nel piccolo, anche in provincia, anche dal basso. A Favara prende vita progetto di recupero architettonico e attivazione socioculturale attraverso la lente dell’arte contemporanea.

LA CITTÀ: uno specchio dell’esodo demografico e dell’emigrazione

Ogni volta che qualcuno argomenta che “progetti simili sono possibili solo in centri urbani già estremamente ricchi di iniziative ed economicamente attivi” pensate a Favara.

Questo comune di oltre 34.000 abitanti si trova in Sicilia, nella provincia di Agrigento, ad appena 10 minuti di macchina dalla Valle dei Templi. Malgrado la posizione, apparentemente favorevole, la città non era meta di turismo, soffrendo all’ombra di centri ben più noti. Il porto più vicino, Porto Empedocle, tuttora non è raggiungibile dalle Navi da Crociera, incrementando ulteriormente l’isolamento del comune.

Come numerose realtà del Mezzogiorno, Favara ha vissuto un fenomeno di grande emigrazione verso gli Stati Uniti nei primi decenni del ‘900. Il risultato fu che molti emigrati tornarono nella loro città natale arricchiti e desiderosi di contribuire allo sviluppo della loro terra. Da qui la costruzione incontrollata di case, appartamenti, palazzine, ville per figli, nipoti e pronipoti, fino a creare quel panorama congestionato e intasato che vediamo oggi. Tutti questi edifici, figli di una politica urbanistica ed edilizia permissivista, vengono progressivamente abbandonati con il passare degli anni a causa di un nuovo fenomeno migratorio: si tratta dei giovani siciliani che abbandonano la loro terra in cerca di nuove opportunità di lavoro e un futuro più stabile. Inoltre, le vecchie abitazioni del centro storico, che necessitavano di ristrutturazioni e servizi, vengono abbandonate in favore delle nuove costruzioni periferiche, anche grazie ai prezzi favorevoli: il loro valore si è nel tempo svalutato per la presenza di numerose abitazioni invendute. 

L’abbandono sistematico e ininterrotto ha generato una situazione paradossale: ad oggi a Favara 2/3 delle abitazioni sono inabitate e versano in stato di abbandono. Questo non solo influisce negativamente sul paesaggio urbano, ma provoca crolli che possono portare a tragiche conseguenze (come il crollo del 2010 che portò alla morte di due bambine).

FARM CULTURAL PARK è il cambiamento: riempire i vuoti urbani con l’arte.

Il progetto nasce da un’idea di due professionisti, Florinda Saieva e Andrea Bartoli, che da Parigi decidono di ritornare a Favara per realizzare il proprio progetto di vita. La volontà era quella di contribuire attivamente al benessere della società, creando un ambiente ricco d’opportunità culturali (e di lavoro) e stimolante.

Farm Cultural Park apre ufficialmente il 25 giugno 2010 e da allora non ha mai smesso di evolvere e crescere.

Farm Cultural Park

Ma che cos’è il Farm Cultural Park di Favara?

“uno dei centri culturali indipendenti più influenti del mondo culturale contemporaneo e uno dei progetti più effervescenti di ripensamento e rinascita di città” 

Si tratta di un ambizioso progetto di recupero e rinascita culturale, che trova nell’arte contemporanea il proprio linguaggio. Favara, da Borgo morente e abbandonato, viene investito da quella che possiamo definire una rivoluzione, che andando a colpire il cuore stesso del dramma della città, lo trasforma in qualcos’altro, qualcosa capace di generare bellezza. L’idea della farm parte proprio dal recupero di quei “vuoti urbani” (gli edifici abbandonati disseminati nel centro storico), tanto numerosi da superare in numero quelli effettivamente abitati, per dare loro nuova vita e funzione, senza però stravolgerne l’identità. Farm Cultural Park si connota non soltanto come spazio espositivo, ma anche come centro di produzione e sperimentazione culturale, con il fine di stimolare il senso comunitario cittadino.

Ma cosa rende questo progetto un esempio lampante di rigenerazione urbana di successo?

CITTA’ E FARM: un dialogo fluido e continuo

Il Farm Cultural Park può esistere solo a Favara, perché su questa città è stato pensato e costruito.

Un progetto di rigenerazione urbana di successo non può essere neutro, ovvero perfettamente replicabile in altri contesti urbani senza che vi sia un processo di adattamento. L’idea alla base del progetto e la metodologia che ha portato al suo sviluppo possono certamente essere utilizzati per progetti simili in altri contesti, ma l’applicazione pratica e personale è unica.

Nel caso di Favara la sovrabbondanza di edifici abbandonati ha permesso la creazione di spazi espositivi nel centro della città, che si armonizzano al panorama circostante e si confondono nelle viuzze e stradine del borgo.

Spesso è sufficiente voltare un angolo per ritrovarsi in un quartiere rigenerato, ma l’impatto non è mai traumatico. La decadenza e l’abbandono, che caratterizzano le vie del centro, vengono reinterpretate e valorizzate attraverso l’arte.

Farn Cultural Park

La dissonanza tra questi ambienti non esiste, proprio perché la base di partenza è comune e l’effetto di conseguenza risulta fluido.

Questa capacità di integrazione risulta altrettanto potente all’interno dei palazzi, dove vengono organizzate le esposizioni: i luoghi vengono riqualificati ma non privati della loro identità, ed è proprio in questo incontro tra abbandono e bellezza, tra arte e decadenza che troviamo il genio del progetto.

LUOGHI DI TRANSIZIONE: arte en passant

Uno degli elementi più interessanti di Farm Cultural Park sono i luoghi di transizione, ovvero quegli spazi, quartieri, strade che non hanno alcuna funzione specifica, ma che nondimeno ne assumono una a seconda di chi ne fa uso.

Farm Cultural Park

Luoghi misti, fluidi e capaci di adattamento: ma soprattutto luoghi di passaggio. Rinchiudere l’arte e la bellezza nei musei e nelle esposizioni, lo sappiamo, ha spesso un effetto respingente su di un pubblico che, per mancanza di passata esperienza o semplice diffidenza, si sente intimidito all’idea di varcare la soglia di un luogo quasi permeato da una certa sacralità. A Favara l’arte è di fianco alla panchina dove le signore anziane si siedono per riposarsi di ritorno dalla spesa, o ancora meglio la panchina stessa è un’opera di design. L’arte è presente ma non è il motivo per cui le persone sono lì, accompagna il loro passaggio discreta, senza richiamare prepotentemente la loro attenzione: lo fa, ma di sfuggita.

Creare spazi di transizione che siano belli, ricchi di spunti di ispirazione e di riflessione è il modo più efficacie per portare l’arte nella vita di tutti, e lasciare che essa diventi parte del quotidiano.

Durante la nostra visita, in uno dei quartieri rigenerati si è tenuta una festa in strada. Casse e DJ, il bar all’angolo pronto a distribuire drink e i ragazzi del posto che semplicemente chiacchieravano, ballavano, vivevano circondati dall’arte. Nessuno di loro era lì per osservare le opere, ma le hanno certamente guardate in ogni caso.

In quella festa abbiamo visto risolto il dramma di molti comuni isolati nelle province, privi della minima attrattiva per i più giovani, dove i ragazzi si ritrovano la sera nei parchi bui o fuori dai cimiteri, semplicemente perché non sanno dove altro andare.

Eppure, tutti hanno diritto di vivere circondati dal bello.

ASCOLTO DELLA COMUNITA': rigenerazione al servizio delle persone

Sembra banale, ma spesso prestare ascolto ai bisogni di un luogo richiede uno sforzo non indifferente e costringe verso nuove soluzioni e alternative differenti da quelle inizialmente previste.

La rigenerazione, perché sia efficacie, deve dialogare con la comunità di riferimento e adattarsi quanto più possibile alle sue esigenze. Favara ancora una volta dimostra come innovazione, ingegno e ascolto possono portare a risultati di successo.

Uno dei numerosi problemi che affligge il Comune è l’assenza di verde: a parte qualche piccolo parco pubblico, vi è una quasi totale assenza di piante in tutta la città.

Per trovare una soluzione a questo dilemma il Farm Cultural Park ha deciso di ricreare un giardino … all’interno di un palazzo abbandonato.

L’effetto, come potete immaginare, è stupefacente.

Farm Cultural Park

Un vecchio palazzo diroccato, seminascosto tra altre palazzine che una volta spalancato rivela un parco racchiuso tra le sue mura. Entrando si ha l’impressione di muoversi in un luogo alieno, ed è proprio la decadenza dell’edificio a rinforzare questa impressione: se al posto di una palazzina diroccata avessimo avuto uno spazio appena costruito, lucido e pulito, l’effetto sarebbe stato artificioso. Mentre guardando queste mura in pietra e gli alberi che vi crescono in mezzo si ha come l’impressione che questi ultimi siano cresciuti naturalmente, per propria volontà.

Oggi l’edificio ospita mostre di arte contemporanea ed è l’esempio perfetto della capacità di Favara di integrare elementi così diversi in unico luogo e creare uno spazio unico nel suo genere.

L’impatto positivo non si misura solo nell’aumento della presenza di turisti, anche internazionali, e nei nuovi posti di lavoro a beneficio del territorio: anche l’ambiente ha la sua parte. Infatti lo “Human garden” ha richiamato l’attenzione del territorio alle tematiche di sostenibilità ambientale: all’ultima tornata amministrativa moltissimi candidati proponevo all’interno dei programmi elettorali piantumazioni e iniziative di educazione ambientale.

CONCLUSIONI

In conclusione, Farm Cultural Park è un esempio di rigenerazione a servizio della cittadinanza, modellato intorno ad un panorama urbano unico e integrato nel tessuto quotidiano della comunità locale. Qui creatività, innovazione e sperimentazione diventano il carburante per una ripresa economica, turistica e socioculturale del comune. Qui l’arte è protagonista del dialogo che il Farm Cultural Park intreccia con i cittadini e l’architettura locale, ed è proprio l’arte a rompere i confini degli spazi per uscire nelle vie e nelle strade della città, e farsi portatrice di un messaggio di speranza e rinascita.

Quello di Favara è un sogno, con tutte le difficoltà che questo comporta: ciò la rende però un faro accecante nella staticità del panorama culturale italiano e l’esempio vivente che anche nei comuni periferici, anche nelle città flagellate da crisi economica e “fuga di cervelli”, sì anche in luoghi privi di mete turistiche, di iniziativa privata e di una vita culturale florida, anche qui la rigenerazione è possibile.

Study Case: capire il PNRR

Premessa

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è uno strumento complesso, suddiviso in Missioni, a loro volta suddivise in Componenti, le quali si dividono in Riforme (da attuare a livello legislativo) ed Interventi (da attuare attraverso contributi a fondo perduto chiamati Investimenti).

Imparare a districarsi in questo quadro richiede tempo e può sembrare superfluo. Tuttavia è importante capire in quale Missione, in quale Componente, in quale Investimento ci troviamo per comprendere al meglio che cosa gli enti erogatori cercano nel progetto che vorremmo candidare. Infatti è attraverso i Bandi che i vari Ministeri e Regioni declinano in obiettivi specifici le tematiche trasversali e gli obiettivi di Missione, di Componente e di Intervento.

In questo articolo del nostro blog, suddiviso in due parti, vi presenteremo un bando che sarà pubblicato a breve cercando di inserirlo in un contesto allargato, con un livello di analisi degli obiettivi di più ampio respiro.

Ogni contributo a fondo perduto finanziato all’interno del PNRR non può essere slegato dal quadro globale, ed è fondamentale riuscire a comprenderne le logiche per massimizzare le probabilità di ottenere le agevolazioni economiche per i nostri progetti.

Vi proponiamo questo tipo di contenuto come forma di esercizio che vi invitiamo a fare ogni volta che vi chiedete: “Il mio progetto risponde correttamente agli obiettivi dell’Avviso pubblico?”

Study Case

Il Ministero della Cultura ha pubblicato le linee d’indirizzo per attuare gli investimenti previsti nel PNRR che rispondono all’obiettivo specifico di “Capacity building per gli operatori della cultura per gestire la transizione digitale e verde”. Nelle prossime settimane saranno emanati gli Avvisi per la selezione dei progetti da finanziare.

Vediamo insieme dove è collocato, rispetto al quadro generale del PNRR, lo stanziamento di 160 milioni erogato dal Ministero della Cultura che presto verrà messo a Bando. 

Solitamente la collocazione è rappresentata da una sigla di questo tipo: M1C3.3; tale sigla è da leggere in questo modo: Missione 1, Componente 3, Intervento 3Partendo da questo riferimento potremo consultare il documento del PNRR (disponibile a questo link ) per avere una migliore comprensione dei bisogni che il nostro progetto dovrà soddisfare.

L’investimento che vi stiamo presentando si colloca nella Missione 1: “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo”, nella Componente 3 “Turismo e Cultura”.

La Missione

  • Tra gli obiettivi generali della Componente 3 troviamo ad esempio:
  • Supportare la transizione digitale e verde nei settori del turismo e della cultura
  • Sostenere la ripresa dell’industria turistica culturale e creativa

Andando ancora più nel dettaglio vediamo che la sigla M1C3.3 colloca l’Investimento Capacity building” all’interno dell’Intervento “Industria culturale e creativa 4.0”: lo 0.16 (miliardi) in tabella indica lo stanziamento previsto per realizzarlo, ossia 160 milioni di euro.

A questo punto nel testo del PNRR possiamo ottenere informazioni più dettagliate sugli obiettivi via via più specifici dell’Investimento, anche in virtù di quelli generali e trasversali.

Nel nostro study case, ad esempio, vediamo come il divario territoriale, di genere e generazionale siano delle criticità comuni che andrebbero indirizzate in ogni progetto presentato. O ancora scopriremo che l’Investimento vuole innanzitutto rilanciare il settore culturale e creativo come volano per generare valore all’interno del comparto turistic. Nel farlo però si interseca con la necessità di formare gli operatori, quella di migliorare la sostenibilità ambientale, quella di favorire il passaggio al digitale…

  Avere un livello di approfondimento così puntuale sarà un valore aggiunto importante per ideare un progetto capace di soddisfare le aspettative dell’ente erogatore e arrivare davanti alla numerosa concorrenza.

Nella seconda parte di questo articolo, che pubblicheremo a breve, vi forniremo i dettagli delle linee d’indirizzo pubblicate dal Soggetto Gestore dell’Investimento (Ministero della Cultura). 

Seguiteci sui nostri social (qui sotto) per non perdere la seconda parte dell’articolo!

Riapre Italian Council: 2 milioni per l’XI edizione

Con uno stanziamento di 2 milioni ritorna Italian Council, il più importante strumento di supporto e promozione dell’arte contemporanea,  promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero della Cultura. L’obiettivo del bando è sostenere  le ricerche, le pratiche e le produzioni artistiche italiane a livello internazionale, la costruzione di reti internazionali e lo sviluppo delle carriere di artisti, curatori e critici a contatto con le migliori realtà del mondo. 

Il bando finanzia progetti che prevedono committenze internazionali e acquisizioni di opere d’arte, la promozione internazionale di artisti, curatori e critici e lo sviluppo di talenti italiani.

 

Chi può presentare domanda?

  • musei, enti pubblici e privati; istituti universitari, fondazioni, associazioni culturali, comitati formalmente costituiti, e altri soggetti, purché tutti senza scopo di lucro. Il finanziamento richiesto non potrà superare l’80% dell’importo totale, con un tetto massimo che varia in base alla tipologia del progetto presentato;
  • artisti, critici e curatori italiani o fiscalmente residenti in Italia che rispondano ai requisiti del bando potranno presentare domanda esclusivamente per i grant di sostegno per residenze all’estero e per supporto alla ricerca.

Ambiti di intervento

Il bando propone tre ambiti di intervento:

1) COMMITTENZA INTERNAZIONALE E ACQUISIZIONE DI NUOVE OPERE PER I MUSEI PUBBLICI ITALIANI

L’intervento ha un budget complessivo di 1.400.000 euro.

Le proposte potranno riguardare:

  • la produzione – anche in occasione di residenza e/o mostra – di un progetto artistico di un artista italiano o residente in Italia vivente e relativa promozione e valorizzazione;
  • l’acquisizione, promozione e valorizzazione dell’opera di un artista italiano o residente in Italia vivente o non più vivente, purché realizzata negli ultimi 50 anni.

2) PROMOZIONE INTERNAZIONALE DI ARTISTI, CURATORI E CRITICI ITALIANI

L’intervento ha un budget complessivo di 500.000 euro.

Le proposte potranno riguardare:

  • Mostre monografiche presso istituzioni internazionali
    Lo scopo è dare la possibilità agli artisti italiani viventi di avere l’occasione di farsi conoscere o di affermarsi a livello internazionale.
  • Partecipazioni a manifestazioni internazionali
    Al fine di sostenere la presenza degli artisti italiani nelle manifestazioni che periodicamente avvengono nel mondo (a titolo esemplificativo: biennali, triennali, festival, etc.) 
  • Guest curator ed eventi collaterali ad acquisizioni internazionali
    Il bando sostiene istituzioni che invitano critici o curatori come guest curator di mostre o rassegne internazionali. 
  • Progetti editoriali internazionali
     I progetti editoriali sono un’occasione per far conoscere al mondo artisti, protagonisti, vicende peculiari e problematiche dell’arte italiana contemporanea

3) SVILUPPO DEI TALENTI

L’intervento ha un budget complessivo di 100.000 euro. 

  • Borsa (Grant) per residenze di ricerca all’estero
    Finanziare borse per residenze di ricerca presso istituzioni deputate e accreditate al fine di sviluppare professionalmente i talenti è una delle azioni principali di Italian Council. I progetti saranno finalizzati ad attività di studio e approfondimento della ricerca e della pratica artistica, critica o curatoriale
  • Borsa (Grant) per il sostegno alla ricerca di artisti, curatori e critici
    Italian Council supporta progetti mirati allo sviluppo formativo e concettuale e alla evoluzione della ricerca e della pratica artistica, critica e curatoriale in prospettiva internazionale, con particolare agli emergenti. I progetti dovranno prevedere almeno un momento di restituzione al pubblico della ricerca all’estero, presso istituzioni accreditate.

Chi può presentare domanda?

Le candidature dovranno essere inviate esclusivamente tramite il Portale Bandi della Direzione Generale Creatività Contemporanea (link). Ecco il calendario con i termini per la presentazione:

  • Dal 21 aprile 2022 al 21 maggio 2022, alle ore 16  – per l’Ambito 3 – Sviluppo dei talenti
  • Dal 22 maggio 2022 al 23 giugno 2022, alle ore 16 – per l’Ambito 2 – Promozione internazionale di artisti, curatori e critici
  • Dal 30 giugno 2022 al 31 luglio 2022, alle ore 16 – per l’Ambito 1 – Committenza internazionale e acquisizione di opere d’arte

Fondo imprenditoria femminile: ecco le date per la presentazione delle domande

Finalmente conosciamo i termini per la presentazione delle domande di contributo per il fondo imprenditoria femminile. (Di questa misura avevamo parlato qui)

Le domande di  agevolazione potranno essere compilate unicamente online, attraverso la piattaforma Invitalia. Per accedere al portale e autenticarsi, l’impresa femminile, potrà utilizzare SPID, la Carta nazionale dei servizi o Carta di Identità Elettronica.

Linee di intervento

Il bando prevede due linee di intervento:

  • Avvio di nuove attività imprenditoriali. L’agevolazione prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili. Per investimenti di importo non superiore a € 100.000, tale contributo potrà raggiungere l’80% delle spese (con un massimale di € 50.000). Possono partecipare persone fisiche che intendono avviare un’impresa femminile, ma anche PMI a prevalenza femminile o lavoratrici autonome con meno di 12 mesi di attività.
  • Sviluppo e consolidamento di imprese femminili – L’agevolazione assume la forma del contributo a fondo perduto e del finanziamento agevolato. Più precisamente: l’80% delle spese ammissibili sarà coperto al 50% dal contributo a fondo perduto e al 50% da un finanziamento agevolato. A questa linea possono presentare domanda imprese o lavoratrici autonome con più di 12 mesi.

Date di apertura

Ecco le date di apertura della domanda:

  • Per quanto riguarda gli interventi di avvio di nuove imprese, la compilazione della domanda di agevolazione si potrà avviare a partire dalle ore 10.00 del 5 maggio 2022 e, a partire dalle ore 10.00 del 24 maggio 2022, per gli interventi di sviluppo e consolidamento delle imprese in attività.
  • la presentazione della domanda di agevolazione si potrà avviare a partire dalle ore 10.00 del 19 maggio 2022 per gli interventi legati all’avvio di nuove imprese e, a partire dalle ore 10.00 del 7 giugno 2022, per gli interventi di sviluppo e consolidamento delle imprese in attività.

Informazioni richieste

La procedura online richiede l’inserimento di numerose informazioni:

  • progetto imprenditoriale, contenente il profilo dell’impresa femminilerichiedente;
  • descrizione dell’attività proposta;
  • analisi del mercato di riferimento e relative strategie;
  • aspetti tecnico-produttivi, organizzativi ed economico-finanziari dell’iniziativa.

Spese ammesse al bando

Al bando sono ammesse le seguenti spese:

  • Immobilizzazioni materiali (impianti, macchinari e attrezzature nuovi di fabbrica) purchè coerenti e funzionali all’attività d’impresa
  • Immobilizzazioni immateriali (brevetti, programmi informatici, soluzioni digitali, software applicativi, ecc.)
  • Servizi in cloud funzionali ai processi portanti della gestione aziendale
  • Personale dipendente assunto dopo la data di presentazione della domanda
  • Capitale circolante nella misura massima del 20% delle spese complessive (da documentare)

Il contributo viene concesso sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello, dunque le domande di contributo sono valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione.