COME, STAY, GROW: Terzi luoghi per comunità sostenibili

Lunedì 19 gennaio, il nostro team ha partecipato al “Third Place Summit”, un evento stimolante che si è tenuto al Luxor Theater di Rotterdam e ha riunito diversə professionistə accomunatə dalla volontà di avere un impatto positivo sulle comunità e preservare gli spazi pubblici.

Il concetto di “Terzi luoghi”, introdotto per la prima volta da Ray Oldeburg nel suo libro “The Great Good Place”, sta acquisendo sempre più rilevanza nelle società odierne. Gli spazi pubblici si sono ridotti rispetto al passato, rendendo urgente interrogarsi su come preservare i terzi luoghi e promuovere l’aggregazione. Informale, senza pretese, accogliente, aperto (verso l’interno e l’esterno), economico, confortevole e affidabile sono le caratteristiche fondamentali di un ottimo terzo luogo, e sono tutti elementi che possono essere progettati intenzionalmente.

Durante il Summit, abbiamo avuto l’opportunità di esplorare il metodo “Come, Stay and Grow” (Vieni, resta e cresci), formulato dall’architetto Aat Vos e dall’antropologa urbana Amy GoedHart: una strategia completa su come progettare spazi che favoriscano le relazioni sociali, il senso di appartenenza, lo sviluppo personale e la lotta alla solitudine.

Come and stay - Vieni e resta: “Una casa lontano da casa”:

Accesso, utilizzo, sicurezza, esperienza, comunità e sviluppo: questi sono gli elementi fondamentali da tenere a mente quando si progettano spazi e servizi che favoriscono la partecipazione e le relazioni sociali nelle nostre città.

I terzi luoghi sono infatti definiti come “di, per e dalle persone”: luoghi che le persone ispirano, costruiscono, percepiscono, immaginano, approcciano, trasformano e vivono.

Quando si progettano i terzi luoghi, è importante ricordare che essi appartengono a un ecosistema esistente. Devono riflettere l’identità, la storia e le tradizioni locali, il che significa anche accettare un certo grado di imperfezione, che spesso è proprio ciò che rende un luogo “una casa lontano da casa”.

La casetta per gli uccellini

Costruire un terzo luogo è come costruire una casetta per gli uccellini. Bisogna analizzare l’ambiente, scegliere il posto giusto e costruire la casetta. Dopodiché, bisogna aspettare di vedere se l’uccellino arriva, ma soprattutto bisogna aspettare di vedere se torna.

(Karen Kristensen)

Grow - crescere: guidare attraverso la trasformazione

Il valore che ha guidato il progresso sociale si è costantemente evoluto in fenomeni più complessi. Dai semplici beni di consumo e dai prodotti ai servizi e alle esperienze, stiamo ora entrando nell’era delle “economie trasformative”. La trasformazione è infatti ciò che guida il progresso, contribuendo al valore aggiunto delle attività umane.

In un’epoca in cui le comunità stanno diventando sempre più labili, i terzi luoghi possono fungere da catalizzatori della trasformazione attraverso l’inclusione sociale e la partecipazione.

Le biblioteche possono davvero avere un ruolo primario nel rafforzare la presenza e la rilevanza dei terzi luoghi nelle nostre città, evolvendo nella loro funzione all’interno delle società moderne e trasformandosi in spazi accoglienti, dinamici e inclusivi. In un’economia di trasformazione, lə bibliotecariə e lə operatorə culturali possono davvero fungere da guide attraverso la trasformazione delle loro comunità.

Come Studio 2di2, abbiamo acquisito una prospettiva più completa sulle strategie e gli strumenti di cui abbiamo bisogno per supportare le organizzazioni in questa missione. Attraverso questa esperienza abbiamo imparato di più su ciò che possiamo fare come professionistə, ma soprattutto abbiamo riflettuto su chi siamo e di cosa abbiamo bisogno come individui.

IF LIBRARIANS RAN EUROPE

Settembre è stato un mese di viaggi per Studio 2di2.
Dopo la trasferta ad Oslo, in visita alle biblioteche norvegesi, è stata la volta di Amsterdam, per la fase finale di Europe Challenge 2024

COS’è EUROPE CHALLENGE

Europe Challenge è un’iniziativa promossa da European Cultural Foundation, e rappresenta una rete in crescita, unica, di biblioteche europee che collaborano per promuovere la partecipazione democratica e il benessere sociale e ambientale attraverso cambiamenti locali guidati dai cittadini.

Il programma di riferimento di Europe Challenge mette a disposizione delle squadre non solo risorse economiche, ma soprattutto una serie di supporti e accompagnamenti durante la realizzazione dei progetti che si traducono in vere e proprie sessioni formative per tutt* bibliotecar* partecipanti. 

La bravura de* formator* e dei mentor a supporto di ogni squadra, l’efficacia dell’impianto organizzativo, il rigore della pianificazione, rendono l’esperienza unica nel suo genere, e, per questo, molto consigliata da noi di Studio 2di2.

L’EVENTO

Ad Amsterdam, nella biblioteca OBA (https://www.oba.nl) , si è svolto l’evento finale, quello in cui tutte le squadre hanno messo in mostra i prototipi realizzati in questi 9 mesi di lavoro, raccontando ognuno il proprio progetto sia sotto il profilo del processo svolto che degli esiti finali.
Un vero e proprio marketplace di idee, processi realizzativi, spunti ispirazionali, sguardi aperti in direzioni inaspettate, oltre che una possibilità concreta di costruire relazioni significative.

La giornata si è aperta con un dialogo sulle potenzialità della biblioteca (il titolo dell’evento è “If librarians ran Europe”) in cui è stato rilevato e dimostrato come in questa epoca contemporanea, la biblioteca pubblica sia lo spazio pubblico per eccellenza, riconosciuto dalla generalità delle persone, inclusivo e democratico (in quanto gratis e senza barriere di accesso), che può rappresentare una vera e propria opportunità di crescita individuale e collettiva per tutti.

È stata poi la volta di un giro di considerazioni sul tema “thrive or survive” (fiorire o sopravvivere): e qui si è toccato un momento secondo noi focale. Alla presenza di opinion leaders riconosciuti e influenti, è stato ribadito come la rete delle biblioteche europee (65.000 sparse in ogni parte d’Europa, dalle grandi città ai villaggi più remoti) possa essere l’infrastruttura su cui far viaggiare i valori fondanti dell’Unione Europea stessa: democrazia, inclusione, parità; e lo spazio “giusto” per dibattere, approfondire, cercare soluzioni ai grandi temi della contemporaneità: transizione digitale, questione ecologica, tenuta sociale.

Tutto questo può avvenire se bibliotecar* e politic* responsabili per le biblioteche si attivino per il cambiamento (in questo caso la rivoluzione) che è ben riassunta dal motto “dalle collezioni alle connessioni”.
È questa la vera (Europe) challenge!

Per saperne di più: https://theeuropechallenge.eu

E per avere un assaggio di cosa sia una Europe challenge, questi tre video sono un bel modo per capire cosa intende il Presidente quando afferma “I want people and policymakers in Europe to realise what a great treasure the libraries of Europe are.” 

https://theeuropechallenge.eu/if-librarians-ran-europe-video-stories-of-the-europe-challenge-libraries

IL NOSTRO PROGETTO

Grazie al Sistema Bibliotecario della Val Seriana e alla sua coordinatrice Alessandra Mastrangelo, per aver creduto fortemente nel progetto QuickSilver, che ha vinto la challenge e ha portato ad Amsterdam uno splendido prototipo di servizio per i senior e un nuovo modo di approcciare la sessione della Storia Locale.

Il progetto, a cui 2di2 ha partecipato e contribuito sia in fase di candidatura sia in fase di progettazione e prototipazione, ha portato alla realizzazione di un quiz game (Pota che quiss!): un Trivial Pursuit in versione valligiana in cui le domande e le risposte alle 6 categorie (Atalanta e sport, Prodotti locali e gastronomia, Personaggi, Dialetto e tradizioni, Arte, Geografia e paesaggio) sono state realizzate insieme alle comunità senior delle biblioteche del Sistema.

Un bellissimo modo per stare insieme, imparare, mostrare i propri saperi, divertirsi…e ora aspettiamo la distribuzione del gioco nelle 43 biblioteche perché le sfide e i tornei abbiano inizio.

LE BIBLIOTECHE DI OSLO NON PROFUMANO (SOLO) DI LIBRI

Dimenticate l’odore della polvere sui libri negli scaffali, della carta e dell’inchiostro, dimenticate il silenzio assordante rotto solo dal ticchettio dei tasti che si muovono sotto le dita dei bibliotecari. E voi bibliotecari, dimenticate le ore seduti a una scrivania, davanti a un monitor. O meglio, tenete bene a mente tutte queste cose mentre vi raccontiamo il nostro viaggio attraverso le biblioteche di Oslo.

Oslo

Questo settembre con lo studio e alcuni membri della Rete Bibliotecaria Bergamasca, siamo stati tre giorni nella capitale norvegese, in visita delle biblioteche della rete urbana.

A Oslo sono presenti in totale 25 biblioteche (contando anche quelle all’interno di strutture come ospedali e carcere) denominate Deichman, in omaggio a Carl Deichman, uomo d’affari, cancelliere e collezionista di libri vissuto in Norvegia nel 1700.
Nel pieno spirito illuminista dell’epoca, Deichman ha raccolto una collezione di oltre 6000 libri lungo tutta la sua vita, convinto che la conoscenza potesse innalzare il valore di un uomo. Nel 1780, prima di morire, lasciò in eredità la sua collezione di libri alla città di Christiania con l’intento di donare finalmente ai cittadini la loro prima biblioteca pubblica.

Oggi, a Oslo, la biblioteca non è percepita e vissuta solamente come un luogo di prestito di volumi, ma soprattutto come uno spazio multifunzione a disposizione della comunità per potersi incontrare, scambiare sì libri, ma anche conoscenze ed esperienze; viene usata come location per eventi, come centro di aggregazione. La biblioteca è dunque per la cultura, ma prima di tutto per il sociale.

Deichman Toyen

Un esempio plastico di ciò è la Deichman Toyen, una biblioteca situata in uno dei quartieri più difficili della città, la parte est. Questa zona, resa meno attrattiva dai gas delle aree industriali portate dai venti, rimane più povera rispetto al resto della capitale. Qui, le condizioni di povertà si riflettono in alti tassi di delinquenza e disagio sociale, un problema non indifferente all’occhio delle amministrazioni.

Per risolverlo, Reinert Mithassel, responsabile della biblioteca dal 2015, ha ripensato a questo spazio tenendo conto dei bisogni specifici del quartiere mettendo in discussione il ruolo della biblioteca e di chi se ne occupa.

Lavorando e confrontandosi con i bibliotecari e analizzando a fondo i bisogni della comunità del quartiere di Toyen, è emerso come la biblioteca, per incidere sul miglioramento delle condizioni di vita delle persone, non poteva essere uno spazio freddo e legato esclusivamente alla transazione di libri.
Era, dunque, necessario un cambiamento nei bibliotecari e negli ambienti per riuscire ad portare un nuovo modo di vivere la biblioteca.

Il primo passo è stato de-istituzionalizzare la biblioteca per mandare un messaggio di apertura verso la comunità: sono stati sostituiti tutti gli arredi con mobili e materiali di recupero che trasmettessero sensazioni di comodità, di calore, di accoglienza; gli scaffali con i libri sono stati decentralizzati e spostati sulle pareti, aprendo così gli spazi centrali a zone di lavoro e conversazione per gli utenti e le persone, posizionando divanetti, poltrone e tavolini; le vetrate contribuiscono a creare un continuo dialogo con l’esterno sia per chi fruisce della biblioteca che può godere della luce naturale e dell’ambiente circostante anche dall’interno, sia per chi rimane all’esterno, caldamente invitato ad entrare.


Con il tempo, è stato aggiunto uno spazio adiacente separato dal corpo originario, ma comunque comunicante con esso, per dare spazio a eventi e attività che spesso si sovrappongono o che sarebbero in contrasto con l’ambiente silenzioso della biblioteca.

In questo caso, il cambiamento degli ambienti e del ruolo della biblioteca ha richiesto, ad alcuni utenti e ad alcuni dipendenti, del tempo per riabituarsi al nuovo concetto di biblioteca, ma sacrificare un po’ di silenzio e di calma e le vecchie abitudini a favore di un ambiente più vissuto e dinamico ha decisamente ripagato.

La Deichman Toyen ha infatti triplicato la sua utenza: è passata dall’avere 100mila visitatori l’anno a 300mila, 1000 visitatori al giorno (due persone entrano ogni libro che esce).

Questa biblioteca è lo specchio del quartiere in cui si trova: ne fanno parte anziani, bambini, ragazzi, adulti, universitari, homeless…
La maggior parte di coloro che frequentano la biblioteca lo fa in primo luogo per godere dello spazio o per partecipare agli eventi (dai 10 ai 15 eventi a settimana), poi per leggere o studiare, e poi per chiedere in prestito un libro. La biblioteca è voluta e vissuta dalla comunità, tanto che è stato predisposto un sistema tramite app, per accedervi anche durante alcuni orari di chiusura in cui non è presente il personale.

Questo modello di “biblioteca sociale” è stato poi adottato per tutte le biblioteche di Oslo, riscuotendo ovunque lo stesso grande successo.

La centralità di questo luogo per il benessere dei cittadini è stato talmente rilevante che nel periodo di chiusura forzata delle attività durante la pandemia, le biblioteche sono rimaste aperte alla pari di ospedali, centrali di polizia e di vigili del fuoco. I politici hanno poi deciso di contare ancora una volta sulla biblioteca per risolvere un problema sociale ad alto rischio, quello della microcriminalità giovanile.

Deichman Biblo Toyen

Ponendosi le giuste domande e, soprattutto, trovando il giusto modo di interagire con bambini e ragazzi, sono nate le idee che hanno dato vita alla Deichman Biblo Toyen.
Approfondendo l’esperienza degli utenti, la biblioteca è stata ideata e progettata evitando di cadere nei soliti cliché che avrebbero portato a soluzioni standard già usate in altri contesti come l’utilizzo di mobili più bassi e più colorati, spigoli arrotondati e spazi vuoti per giocare.

Ma non è questo quello di cui hanno davvero bisogno i ragazzi.

Facendo le domande giuste, sono emerse esigenze più specifiche che hanno portato a soluzioni più adatte a loro e più stimolanti.
Dall’esigenza di non avere né adulti né bambini troppo piccoli, la Deichman Biblo Toyen nasce come uno spazio esclusivo per ragazzi dai 10 ai 15 anni, con wi-fi per giocare e connettersi a internet, con nicchie, “tane”, postazioni insolite (come furgoni, cabine telefoniche, cabine di funivie, tutti di recupero) in cui rifugiarsi, stare comodi, leggere, giocare e passare le giornate.

Un altro tema centrale affrontato nella creazione di questa biblioteca è stato capire come attrarre i ragazzi in questo spazio. Infatti, dopo qualche tentativo, era evidente come non bastasse pubblicizzare la biblioteca e promuoverne le attività in modo standard né tantomeno invitare direttamente i ragazzi ad entrarvi: nessuno sentiva il bisogno di questo spazio, nessuno voleva essere “salvato” dalla strada.

Così è stata adottata la stessa filosofia usata dall’Esercito della Salvezza, un movimento internazionale evangelico, nell’approcciare individui che necessitano di aiuto, ma che lo respingono nel momento in cui questo viene loro offerto, quasi imposto, come avviene ad esempio, con i “senzatetto”.
Questo metodo si chiama Soup, Soap, Salvation (dall’inglese zuppa, sapone, salvezza) e consiste nel creare un legame con l’altro instaurando un rapporto personale e ricevendo in cambio un atteggiamento più aperto e disponibile, in seguito all’offerta di un pasto caldo e di migliori condizioni igieniche, che porterà poi a proporre la propria proposta di “salvezza”.

Nel caso dei bambini del distretto Toyen, i responsabili della biblioteca si sono avvicinati ai ragazzi gradualmente, senza aggredirli con la soluzione diretta ai loro problemi, rispettando i loro tempi e i loro spazi, lasciando che fossero loro a scegliere di entrare in biblioteca.
Anche in questo caso, il successo non ha faticato ad arrivare.

Deichman Bjørvika

La biblioteca può portare cambiamenti sociali anche in contesti meno bisognosi. È il caso della biblioteca centrale di Oslo, la Deichman Bjørvika, situata nel centro della capitale.
Si tratta di un imponente edificio di 6 piani (13.500 mq) affacciato sul fiordo norvegese, aperto quasi ogni giorno dell’anno (è chiusa in tutto 4-5 giorni l’anno).


La Deichman Bjørvika è il centro culturale e sociale principale della città con 450,000 media tra cartacei e digitali.

Al piano terra è presente un bar in quanto non è proibito il consumo di cibi e bevande in tutti gli spazi del Centro, uno store per gadget e souvenirs, e il sistema automatizzato di restituzione dei libri su cui si basa l’intero sistema dell’edificio. Appena si entra, complici le grandi vetrate e il pavimento volutamente poco uniforme, si ha la sensazione di trovarsi al centro di una piazza, dinamico crocevia di persone e attività.

Ogni piano è un openspace che si sviluppa intorno a dei grossi vuoti centrali più o meno concentrici che favoriscono il fluire degli spazi e della luce naturale, che penetra dalle finestre e dai lucernari, tra un piano e l’altro. Tutti i soffitti di questi grandi spazi aperti e potenzialmente rumorosi sono ricoperti di materiale fonoassorbente che contribuisce a mantenere ogni ambiente, silenzioso e piacevole.

Anche in questo caso, nella biblioteca non ci sono solo libri: sono presenti aree gioco e lettura per bambini, aree per eventi e concerti, un auditorium da 200 posti, postazioni di lavoro, postazioni pc, piccoli laboratori sartoriali, altri preposti all’utilizzo di stampanti 3D e piccoli utensili per il lavoro manuale, una sala di registrazione gestita da ragazzi dai 16 ai 21 anni, due sale cinema, una stanza per videogiochi, sale per meeting e tante zone relax per stare da soli o per socializzare, tutti servizi gratuiti.

L’esempio della Deichman è fondamentale per capire che è possibile integrare spazi e attività non strettamente legate al prestito di libri all’interno della biblioteca, ma che questa può essere un luogo in cui la cultura (e la comunità) abbia la libertà di espandersi ed esprimersi in tutte le sue forme, non solo attraverso i volumi negli scaffali.

La cultura, nella sua interezza, riguarda tutti, è umana, è sociale, e perciò la biblioteca non può limitarsi ad uno scambio di servizi o di prodotti, ma deve favorire, sostenere e incoraggiare gli scambi tra persone.

Deichman Oppsal

L’ultimo caso approfondito durante il terzo giorno di viaggio ad Oslo è stata la Deichman Oppsal, una biblioteca age- e dementia-frendly in un distretto a pochi chilometri dalla città. In questo distretto l’età media è più alta che nel resto della città, e la concentrazione di persone anziane è maggiore rispetto al centro.
Aperta nel 1979, registra circa 85mila visite e 60mila prestiti l’anno. L’edificio è parte dell’Oppsal Community Center che comprendere altri servizi, tra cui centro per anziani, associazioni di volontariato, ambulatori e una parrucchiera. La biblioteca collabora, nella programmazione, interfacciandosi continuamente con queste realtà.

Nel 2018 il dipartimento comunale che si occupa di salute e all’invecchiamento, ha chiesto alla rete bibliotecaria di collaborare con la rete municipale di assistenza domiciliare.
Da maggio 2018 a marzo 2019 è stato realizzato un progetto pilota che ha visto queste tre realtà collaborare, con il fondamentale supporto del centro di ricerca interno alla rete municipale di assistenza domiciliare.

I tre aspetti su cui si è concentrato il progetto pilota:

  • lo spazio fisico
    • la programmazione di attività di qualitàla formazione del personale rispetto al tema della demenza

Il progetto pilota è stato realizzato da un gruppo di lavoro formato da bibliotecari e da persone dell’agenzia di assistenza domiciliare e monitorato da un comitato di valutazione. Anche in questo caso, parte fondamentale del progetto è stata l’interazione e il coinvolgimento degli utenti per capire quali fossero i loro desideri e bisogni. Per ingaggiare gli anziani si sono appoggiati sulla rete di assistenza domiciliare e sulle associazioni che lavorano con le persone anziane e con la demenza senile.
Lo staff della biblioteca ha frequentato un corso per fare crescere la consapevolezza di cosa vuol dire interagire con gli anziani e un corso di formazione sulle malattie neurodegenerative come la demenza senile.


I risultati del progetto:

  • Lo spazio fisico

Segnaletica e organizzazione spaziale per una migliore accessibilità è stato il principio fondamentale che ha guidato le operazioni di arredamento degli spazi interni.

Sono stati liberati gli spazi creando corridoi liberi da ostacoli che fungessero da percorsi per semplificare il raggiungimento delle aree di utilizzo, come tragitto dritto e diretto dall’ingresso alla reception. Questo tipo di organizzazione aiuta anche nel momento in cui gli utenti desiderino lasciare la biblioteca. La definizione di questi percorsi non si limita solo all’interno della biblioteca, ma si estende anche al di fuori attraverso cartelli che identifichino l’itinerario per raggiungere facilmente la biblioteca.

La segnaletica si traduce anche nella scelta dei colori: creare contrasti di colore nell’arredamento aiuta gli utenti che hanno difficoltà a distinguere i colori troppo simili a muoversi meglio nello spazio e a distinguere gli oggetti più facilmente (un cuscino rosso su un divano grigio). I muri e lo sfondo delle targhette che identificano il genere dei libri sono neri, giocando sul contrasto con il bianco e i colori più chiari per facilitare la lettura.

La strategia dei contrasti è stata applicata anche alle numerose porte della biblioteca che confondevano gli utenti. Le porte ad utilizzo esclusivo del personale sono state dipinte dello stesso colore delle pareti in modo da far emergere le porte utili agli utenti, come la porta del bagno.

Anche la scelta e la disposizione delle luci hanno giocato un altro ruolo fondamentale nel rendere chiare le indicazioni presenti, leggibile la segnaletica e migliore la capacità di orientarsi nello spazio.

Inoltre, i bibliotecari o in generale il personale della biblioteca è tenuto ad indossare un gilet con logo e scritte in modo da essere più riconoscibili all’interno dell’ambiente biblioteca e utilizzano sempre un microfono per farsi sentire chiaramente dagli utenti più anziani.

  • Programma di attività di qualità

Anche in questo caso, fondamentale è stata l’indagine diretta nei confronti dei reali bisogni dell’utente della Deichman Oppsal: imparare a usare il pc soprattutto se ci sono giovani ad insegnare, più attività che comportano movimento fisico a partire dal ballo, più libri, racconti brevi, audiolibri, attività di lettura di gruppo, lasciare le attività aperte a chiunque voglia unirsi senza etichettare le attività come “per anziani”.
Anche i parenti degli anziani hanno dimostrato la volontà di unirsi alle attività organizzate ma anche di essere formati e informati su tematiche della vecchiaia e demenza.

  • Formazione del personale

I servizi bibliotecari non sono sempre accessibili alle persone anziane e molto spesso non è possibile semplificarle per venire incontro alle loro difficoltà. Ad esempio, l’utente deve sempre ricordarsi la tessera, ricordarsi il pin, avere in mente quale sia la postazione giusta per il prestito ecc. quindi il personale viene formato per rendere lo spazio e i servizi più accessibili.

Lo staff ha avuto una formazione in merito alla consapevolezza (awareness training) della condizione e delle difficoltà delle persone con demenza. Hanno imparato come interagire e come comunicare, hanno appreso i principi dell’accessibilità fisica e cognitiva degli spazi (in base ai principi di universal design).
Lo staff della biblioteca è accogliente nei confronti delle persone anziane, le aiutano ad accedere ai servizi, sono formate per capire lo stato di demenza e gestirlo per fare in modo che l’esperienza in biblioteca sia la più positiva possibile. Hanno poi iniziato a stampare i programmi mensilmente in modo da dare un minimo di prospettiva agli utenti che possono così meglio organizzarsi.

Nonostante non sia insolito pensare che gli anziani siano tra le generazioni più restie al cambiamento, l’innovazione della Deichman Oppsal non ha trovato oppositori. Naturalmente, anche a loro capita di ricevere qualche lamentela nei momenti in cui la biblioteca non è del tutto silenziosa (durante eventi o in caso di presenza di bambini) ma iniziando accettare il fatto che questo doppio uso della biblioteca esiste (luogo di studio e silenzio, luogo di incontro e scambio) e creando spazi e sale chiuse in cui si può stare in silenzio o ci si può isolare dai rumori, hanno trovato il loro equilibrio.

Conclusioni

Queste realtà non profumano solo di libri, ma anche di vita e di persone, sono modelli esemplari da cui ripartire per la progettazione delle biblioteche in Italia: non solo a livello strutturale/organizzativo, ma soprattutto nel ripensare al potenziale che trattengono in quanto ancora legate alla tradizione, o meglio, abbandonate all’abitudine di considerare la biblioteca come un contenitore di cultura, libero e accessibile a tutti sulla carta, ma di fatto chiuso in se stesso e immobile nel tempo.

Aprirsi ai cittadini e alle loro esigenze, rischiando e cambiando, è la chiave per portare e ricevere valore a livello culturale e sociale, per riattivare e riunire le comunità, per supportare e ispirare le generazioni, dalle più giovani alle più anziane.

SFRUTTARE IL PROGRAMMA CERV DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER IL SUCCESSO DELLE BIBLIOTECHE ITALIANE

L’Unione Europea offre una serie di opportunità di finanziamento (anche) alle biblioteche, attraverso il Programma CERV “Cittadinanza Europea e Valori comuni”, (qui trovi un quadro generale del programma)che può rappresentare un importante motore di sviluppo per le biblioteche italiane. 

IL PROGRAMMA CERV: UN'OPPORTUNITA' PER LE BIBLIOTECHE

Cogliendo l’invito contenuto nella risoluzione dei Ministri della Cultura dei Paesi dell’Unione (dello scorso Novembre 2022) rivolto a tutti gli istituti culturali ed, in primis, alle biblioteche pubbliche, a stimolare massimamente la partecipazione alla vita civica, è importante che le biblioteche italiane sfruttino appieno queste opportunità, al fine di elevare il benessere delle comunità locali e di far crescere il settore, in Italia.

Tra le call previste per il 2024, alcune si rivelano particolarmente rilevanti per le biblioteche e i professionisti del settore, in quanto offrono l’opportunità di sostenere progetti innovativi e socialmente rilevanti (e che consentano di valorizzare le potenzialità delle biblioteche pubbliche come piattaforme per la partecipazione culturale e quindi civica dei cittadini) .

Peraltro le call di CERV sono pensate anche per tutti quei soggetti che non hanno una grande esperienza di progettazione europea, per la semplificazione nelle procedure di presentazione delle candidature, per l’uso di un linguaggio molto vicino a quello delle biblioteche, per i livelli di supporto messi in campo dai desk nazionali.

Avere sviluppato una buona pianificazione e avere chiaro il proprio sistema di obiettivi e priorità, è ciò che maggiormente rileva per il successo.

In questo articolo, esploreremo alcune di queste call e come le biblioteche italiane possono sfruttarle al meglio.

1. GENDER EQUALITY

La promozione dell’uguaglianza di genere è una priorità chiave nell’agenda dell’Unione Europea. La call dedicata a questo tema nel Programma CERV può rappresentare un’opportunità per le biblioteche italiane di sviluppare progetti volti a promuoverla attraverso iniziative culturali, educative e informative. E soprattutto valorizzando la comunità e la partecipazione. (in attesa entro la fine dell’anno con scadenza supposta il prossimo Marzo 2024).

2. NETWORK OF TOWNS

La call “Network of Towns” mira a promuovere la cooperazione tra città e comunità in Europa. Le biblioteche italiane possono svolgere un ruolo chiave nell’agevolare la creazione di reti tra città e comuni attraverso iniziative culturali e progetti di scambio (in attesa per Dicembre, con scadenza presunta il prossimo Aprile 2024).

3. CHILD

La call “Child” è dedicata ai progetti che promuovono il benessere e lo sviluppo dei bambini, valorizzando il loro protagonismo. Le biblioteche italiane possono svolgere un ruolo significativo nell’educazione e nell’intrattenimento dei giovani lettori. Progetti incentrati sulla promozione della lettura, l’organizzazione di eventi culturali per bambini e l’accesso a risorse educative di alta qualità possono essere finanziati attraverso questa call (già aperto, con scadenza a Marzo 2024).

4. CITIZENS’ ENGAGEMENT

L’engagement dei cittadini è fondamentale per il successo di qualsiasi comunità. Le biblioteche sono luoghi ideali per promuovere la partecipazione attiva dei cittadini. Progetti che mirano a coinvolgere la comunità locale, a promuovere la cittadinanza attiva e a favorire il dialogo tra cittadini possono trovare finanziamenti in questa call (in attesa per la prossima primavera con scadenza presunta il prossimo Settembre 2024).

ESPLORANDO NUOVI ORIZZONTI: LA MIA ESPERIENZA AL FESTIVAL NEXT LIBRARY

di Simona Villa

Di recente ho avuto l’opportunità di partecipare al festival Next Library, un evento internazionale che celebra l’innovazione nel campo delle biblioteche e promuove il dialogo e la collaborazione tra professionisti del settore. Sono rimasta entusiasta all’idea di essere coinvolta in un evento così stimolante e avventuroso. In questo blog, condividerò la mia esperienza al festival Next Library e racconterò come mi ha aperto gli occhi su nuovi orizzonti e mi ha ispirato in modi che non avrei mai immaginato.

ESPLORAZIONE E CONDIVISIONE DELLE IDEE

Una delle cose più sorprendenti del festival Next Library è stata la varietà di partecipanti provenienti da tutto il mondo. Bibliotecari, architetti, educatori e innovatori si sono riuniti per discutere e condividere le loro esperienze e idee. Ho avuto l’opportunità di partecipare a workshop interattivi, presentazioni coinvolgenti e sessioni di brainstorming, oltre che a momenti di networking e di festa. Questi momenti di scambio hanno creato una sinergia unica, dove le prospettive diverse si sono fuse insieme per creare soluzioni innovative e creative per le sfide che le biblioteche affrontano oggi.

COMMUNITY ENGAGEMENT

Un aspetto che mi ha colpito profondamente durante il festival Next Library è stata l’importanza data all’engagement della comunità. Le biblioteche moderne non sono più semplici depositi di libri, ma diventano luoghi di incontro, partecipazione e coinvolgimento attivo della comunità. Ho sperimentato come coinvolgere il pubblico attraverso programmi culturali, eventi tematici, laboratori creativi e molto altro ancora. Questa enfasi sulla partecipazione ha dimostrato come le biblioteche possano essere un motore di cambiamento sociale e di promozione del dialogo e dell’inclusione.

ISPIRAZIONE E CONNESSIONI

Il festival Next Library mi ha offerto l’opportunità di incontrare persone appassionate e curiose. Le conversazioni con colleghi provenienti da paesi e contesti diversi mi hanno ispirato e mi hanno fatto riflettere sul ruolo che le biblioteche possono svolgere nella società. Ho fatto nuove connessioni che spero si traducano in collaborazioni future e scambi di idee. Il festival mi ha dato una visione più ampia del potenziale delle biblioteche e mi ha spinto a pensare in modo creativo e audace su come posso contribuire a fare la differenza nei contesti locali.

Il tema centrale del Festival è stato il gioco (e il divertimento) come approccio all’apprendimento e alla soluzione dei problemi. Uno dei keynote speech è stato proprio incentrato sull’esperienza del playful learning in biblioteca, e ha mostrato come offra un modo innovativo e coinvolgente per promuovere l’apprendimento e la scoperta attraverso il gioco. Le attività di playful learning in biblioteca possono includere giochi di ruolo, puzzle, attività artistiche e manuali, laboratori scientifici e molto altro ancora. Inoltre, grazie all’uso di tecnologie interattive e digitali, è possibile arricchire ulteriormente l’esperienza, rendendola ancora più coinvolgente e adattata alle esigenze e agli interessi dei partecipanti. L’esperienza del playful learning in biblioteca non solo promuove l’amore per la lettura e l’apprendimento, ma crea anche un ambiente sociale e inclusivo, in cui i bambini possono interagire, condividere idee e sviluppare competenze importanti per il loro futuro.

Il keynote speech di Katherine Richardson invece, incentrato sullo stato del pianeta è stato straordinariamente rivelatore e provocatorio. Richardson ha affrontato senza mezzi termini (ma senza mai avere il cipiglio della “maestrina”) la crisi ambientale che il nostro pianeta sta affrontando e ha sollecitato una profonda riflessione sulla responsabilità che ognuno di noi ha nel preservare e proteggere il nostro mondo.

Ha descritto con chiarezza e dati scientifici la grave minaccia che il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità rappresentano per il nostro pianeta e ha evidenziato la necessità di azioni urgenti per invertire la rotta. Il suo appello a una maggiore consapevolezza ambientale e a un impegno collettivo per adottare misure efficaci è stato estremamente persuasivo.

Un aspetto particolarmente rilevante del suo discorso è stata la connessione tra l’ambiente e le biblioteche. Richardson ha sottolineato come le biblioteche possano fungere da centri di conoscenza e di sensibilizzazione per l’ambiente, offrendo risorse educative, spazi di discussione e programmi che promuovono la sostenibilità. 

Il discorso di Katherine Richardson è stato un richiamo urgente all’azione e ha messo in luce l’interconnessione tra le questioni ambientali e il ruolo delle biblioteche come agenti di cambiamento. Ha spinto il pubblico a considerare come le biblioteche possono adottare un approccio proattivo nel promuovere la consapevolezza ambientale e nel sostenere la transizione verso una società più sostenibile.

CONCLUSIONI

Partecipare al festival Next Library è stata un’esperienza entusiasmante e arricchente. Mi ha aperto gli occhi su nuovi orizzonti e mi ha ispirato a pensare in modo innovativo sul futuro delle biblioteche. Ho definitivamente imparato che le biblioteche non sono mai statiche, ma sono in costante evoluzione per adattarsi alle esigenze della società. Il festival Next Library è stato un trampolino di lancio per connettersi con professionisti appassionati e condividere conoscenze ed esperienze. Sono grata per questa esperienza e sono entusiasta di portare ciò che ho imparato nel mio lavoro. 

Il futuro delle biblioteche è promettente e non vedo l’ora di farne parte attiva.

Contributi per progetti: Giovani in Biblioteca

Portare i giovani in biblioteca è una priorità per ridare valore a questi spazi pubblici.

Nell’Anno europeo dei giovani, il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale promuovono azioni tese ad ampliare significativamente l’offerta di spazi di aggregazione destinati alla ripresa della socialità di ragazze e ragazzi rientranti nel target di popolazione con età 14-35 anni. 
 
Fra queste, una in particolare ha colpito la nostra attenzione: si vuole favorire l’utilizzo, da parte delle giovani generazioni, degli spazi disponibili all’interno delle biblioteche pubbliche, attraverso il finanziamento di proposte progettuali volte alla realizzazione di luoghi polivalenti e innovativi, aperti con orari estesi che ne consentano un’ampia fruibilità, nei quali i giovani possano condividere idee, percorsi e occasioni formative, culturali, ricreative, di incontro e confronto e che abbiano come specifico target la popolazione rientrante nella richiamata fascia di età.

“lo spazio più democratico che esiste”

 Ci ha colpito per numerose ragioni. Intanto la fascia d’età, quella dei giovani appunto, considerati tali dai 14 ai 35 anni…benedetta adolescenza protratta all’infinito! Poi, e principalmente, perché chiama in causa in maniera esplicita un’istituzione culturale a cui siamo particolarmente affezionati: la biblioteca pubblica che siamo abituati a vedere considerata, da parte dei Ministeri e delle pubbliche amministrazioni centrali, solo connessa all’oggetto-libro.  Mentre noi sappiamo che la biblioteca è lo spazio pubblico culturale per eccellenza, se pensiamo che, in Italia, è presente in quasi tutti i comuni (unica realtà del genere), e soprattutto è sede di innumerevoli attività legate al tempo libero (intrattenimento, gioco, formazione e corsi, eventi culturali, incontri), ad accesso gratuito e libero per tutti. Insomma, come dice la mia amica e collega Camelia, “lo spazio più democratico che esiste”.

L'occasione giusta per progettare una nuova stagione di servizi

Con questa iniziativa del Dipartimento per le politiche giovanili si dà la possibilità alle biblioteche di mettere in moto la loro capacità di progettare insieme alla comunità, di cercare e trovare soluzioni a bisogni specifici insieme ai destinatari che di quei bisogni sono portatori e che, se ingaggiati nella progettazione dei contenuti, parteciperanno attivamente e saranno megafono dei nuovi servizi.
Questa iniziativa del Dipartimento, costituisce un’opportunità ghiotta per le biblioteche di mettersi in moto e di dimostrare che l’ultima lettura dell’ISTAT (https://www.istat.it/it/archivio/217094) sulla fruizione e le presenze nelle biblioteche (che, su scala nazionale, fissano i frequentatori al 7% della popolazione) è il punto da cui partire per progettare una nuova stagione di servizi e di offerta.

E’ un bando non facilissimo, soprattutto perché la competizione non si fa solo sulla qualità dei progetti ma anche sulla velocità nel presentarli (questo sistema del click day è veramente frustrante e prima o poi qualcuno dovrà porvi rimedio, immaginandosi altri meccanismi di selezione dei progetti).

Servono creatività, conoscenza dei contesti, competenze progettuali e…un po’ di fortuna, che, si sa, aiuta chi osa!

Buona progettazione