La rinascita di un Comune siciliano attraverso l’arte contemporanea

Il Farm Cultural Park di Favara è uno dei migliori esempi di rigenerazione in Italia, se non nel mondo. 

Quante volte abbiamo sentito parlare di rigenerazione urbana?

Soprattutto oggi questo concetto sembra essere sulla bocca di tutti: dai comuni che si lanciano nel recupero di quartieri periferici, ai bandi dedicati alla rigenerazione dei borghi disseminati lungo tutta la penisola, fino agli imponenti progetti come il MIND (Milan Innovation District).

L’impressione è che la rigenerazione sia necessariamente qualcosa di imponente, monumentale e grandioso: lo stravolgimento di un luogo e la sua trasformazione in altro. Tuttavia, nella realtà, la rigenerazione per sua natura è un processo lento, complesso e articolato. Un processo che non riguarda unicamente le grandi città come Milano, non coinvolge unicamente spazi imponenti come lo spazio che ospitava Expo 2015, e soprattutto non è sempre un processo Top-down, calato dall’alto dai decisori politici.

A dimostrazione di ciò vogliamo presentarvi la realtà di Favara (AG), un esempio lampante del “si può fare” anche nel piccolo, anche in provincia, anche dal basso. A Favara prende vita progetto di recupero architettonico e attivazione socioculturale attraverso la lente dell’arte contemporanea.

LA CITTÀ: uno specchio dell’esodo demografico e dell’emigrazione

Ogni volta che qualcuno argomenta che “progetti simili sono possibili solo in centri urbani già estremamente ricchi di iniziative ed economicamente attivi” pensate a Favara.

Questo comune di oltre 34.000 abitanti si trova in Sicilia, nella provincia di Agrigento, ad appena 10 minuti di macchina dalla Valle dei Templi. Malgrado la posizione, apparentemente favorevole, la città non era meta di turismo, soffrendo all’ombra di centri ben più noti. Il porto più vicino, Porto Empedocle, tuttora non è raggiungibile dalle Navi da Crociera, incrementando ulteriormente l’isolamento del comune.

Come numerose realtà del Mezzogiorno, Favara ha vissuto un fenomeno di grande emigrazione verso gli Stati Uniti nei primi decenni del ‘900. Il risultato fu che molti emigrati tornarono nella loro città natale arricchiti e desiderosi di contribuire allo sviluppo della loro terra. Da qui la costruzione incontrollata di case, appartamenti, palazzine, ville per figli, nipoti e pronipoti, fino a creare quel panorama congestionato e intasato che vediamo oggi. Tutti questi edifici, figli di una politica urbanistica ed edilizia permissivista, vengono progressivamente abbandonati con il passare degli anni a causa di un nuovo fenomeno migratorio: si tratta dei giovani siciliani che abbandonano la loro terra in cerca di nuove opportunità di lavoro e un futuro più stabile. Inoltre, le vecchie abitazioni del centro storico, che necessitavano di ristrutturazioni e servizi, vengono abbandonate in favore delle nuove costruzioni periferiche, anche grazie ai prezzi favorevoli: il loro valore si è nel tempo svalutato per la presenza di numerose abitazioni invendute. 

L’abbandono sistematico e ininterrotto ha generato una situazione paradossale: ad oggi a Favara 2/3 delle abitazioni sono inabitate e versano in stato di abbandono. Questo non solo influisce negativamente sul paesaggio urbano, ma provoca crolli che possono portare a tragiche conseguenze (come il crollo del 2010 che portò alla morte di due bambine).

FARM CULTURAL PARK è il cambiamento: riempire i vuoti urbani con l’arte.

Il progetto nasce da un’idea di due professionisti, Florinda Saieva e Andrea Bartoli, che da Parigi decidono di ritornare a Favara per realizzare il proprio progetto di vita. La volontà era quella di contribuire attivamente al benessere della società, creando un ambiente ricco d’opportunità culturali (e di lavoro) e stimolante.

Farm Cultural Park apre ufficialmente il 25 giugno 2010 e da allora non ha mai smesso di evolvere e crescere.

Farm Cultural Park

Ma che cos’è il Farm Cultural Park di Favara?

“uno dei centri culturali indipendenti più influenti del mondo culturale contemporaneo e uno dei progetti più effervescenti di ripensamento e rinascita di città” 

Si tratta di un ambizioso progetto di recupero e rinascita culturale, che trova nell’arte contemporanea il proprio linguaggio. Favara, da Borgo morente e abbandonato, viene investito da quella che possiamo definire una rivoluzione, che andando a colpire il cuore stesso del dramma della città, lo trasforma in qualcos’altro, qualcosa capace di generare bellezza. L’idea della farm parte proprio dal recupero di quei “vuoti urbani” (gli edifici abbandonati disseminati nel centro storico), tanto numerosi da superare in numero quelli effettivamente abitati, per dare loro nuova vita e funzione, senza però stravolgerne l’identità. Farm Cultural Park si connota non soltanto come spazio espositivo, ma anche come centro di produzione e sperimentazione culturale, con il fine di stimolare il senso comunitario cittadino.

Ma cosa rende questo progetto un esempio lampante di rigenerazione urbana di successo?

CITTA’ E FARM: un dialogo fluido e continuo

Il Farm Cultural Park può esistere solo a Favara, perché su questa città è stato pensato e costruito.

Un progetto di rigenerazione urbana di successo non può essere neutro, ovvero perfettamente replicabile in altri contesti urbani senza che vi sia un processo di adattamento. L’idea alla base del progetto e la metodologia che ha portato al suo sviluppo possono certamente essere utilizzati per progetti simili in altri contesti, ma l’applicazione pratica e personale è unica.

Nel caso di Favara la sovrabbondanza di edifici abbandonati ha permesso la creazione di spazi espositivi nel centro della città, che si armonizzano al panorama circostante e si confondono nelle viuzze e stradine del borgo.

Spesso è sufficiente voltare un angolo per ritrovarsi in un quartiere rigenerato, ma l’impatto non è mai traumatico. La decadenza e l’abbandono, che caratterizzano le vie del centro, vengono reinterpretate e valorizzate attraverso l’arte.

Farn Cultural Park

La dissonanza tra questi ambienti non esiste, proprio perché la base di partenza è comune e l’effetto di conseguenza risulta fluido.

Questa capacità di integrazione risulta altrettanto potente all’interno dei palazzi, dove vengono organizzate le esposizioni: i luoghi vengono riqualificati ma non privati della loro identità, ed è proprio in questo incontro tra abbandono e bellezza, tra arte e decadenza che troviamo il genio del progetto.

LUOGHI DI TRANSIZIONE: arte en passant

Uno degli elementi più interessanti di Farm Cultural Park sono i luoghi di transizione, ovvero quegli spazi, quartieri, strade che non hanno alcuna funzione specifica, ma che nondimeno ne assumono una a seconda di chi ne fa uso.

Farm Cultural Park

Luoghi misti, fluidi e capaci di adattamento: ma soprattutto luoghi di passaggio. Rinchiudere l’arte e la bellezza nei musei e nelle esposizioni, lo sappiamo, ha spesso un effetto respingente su di un pubblico che, per mancanza di passata esperienza o semplice diffidenza, si sente intimidito all’idea di varcare la soglia di un luogo quasi permeato da una certa sacralità. A Favara l’arte è di fianco alla panchina dove le signore anziane si siedono per riposarsi di ritorno dalla spesa, o ancora meglio la panchina stessa è un’opera di design. L’arte è presente ma non è il motivo per cui le persone sono lì, accompagna il loro passaggio discreta, senza richiamare prepotentemente la loro attenzione: lo fa, ma di sfuggita.

Creare spazi di transizione che siano belli, ricchi di spunti di ispirazione e di riflessione è il modo più efficacie per portare l’arte nella vita di tutti, e lasciare che essa diventi parte del quotidiano.

Durante la nostra visita, in uno dei quartieri rigenerati si è tenuta una festa in strada. Casse e DJ, il bar all’angolo pronto a distribuire drink e i ragazzi del posto che semplicemente chiacchieravano, ballavano, vivevano circondati dall’arte. Nessuno di loro era lì per osservare le opere, ma le hanno certamente guardate in ogni caso.

In quella festa abbiamo visto risolto il dramma di molti comuni isolati nelle province, privi della minima attrattiva per i più giovani, dove i ragazzi si ritrovano la sera nei parchi bui o fuori dai cimiteri, semplicemente perché non sanno dove altro andare.

Eppure, tutti hanno diritto di vivere circondati dal bello.

ASCOLTO DELLA COMUNITA': rigenerazione al servizio delle persone

Sembra banale, ma spesso prestare ascolto ai bisogni di un luogo richiede uno sforzo non indifferente e costringe verso nuove soluzioni e alternative differenti da quelle inizialmente previste.

La rigenerazione, perché sia efficacie, deve dialogare con la comunità di riferimento e adattarsi quanto più possibile alle sue esigenze. Favara ancora una volta dimostra come innovazione, ingegno e ascolto possono portare a risultati di successo.

Uno dei numerosi problemi che affligge il Comune è l’assenza di verde: a parte qualche piccolo parco pubblico, vi è una quasi totale assenza di piante in tutta la città.

Per trovare una soluzione a questo dilemma il Farm Cultural Park ha deciso di ricreare un giardino … all’interno di un palazzo abbandonato.

L’effetto, come potete immaginare, è stupefacente.

Farm Cultural Park

Un vecchio palazzo diroccato, seminascosto tra altre palazzine che una volta spalancato rivela un parco racchiuso tra le sue mura. Entrando si ha l’impressione di muoversi in un luogo alieno, ed è proprio la decadenza dell’edificio a rinforzare questa impressione: se al posto di una palazzina diroccata avessimo avuto uno spazio appena costruito, lucido e pulito, l’effetto sarebbe stato artificioso. Mentre guardando queste mura in pietra e gli alberi che vi crescono in mezzo si ha come l’impressione che questi ultimi siano cresciuti naturalmente, per propria volontà.

Oggi l’edificio ospita mostre di arte contemporanea ed è l’esempio perfetto della capacità di Favara di integrare elementi così diversi in unico luogo e creare uno spazio unico nel suo genere.

L’impatto positivo non si misura solo nell’aumento della presenza di turisti, anche internazionali, e nei nuovi posti di lavoro a beneficio del territorio: anche l’ambiente ha la sua parte. Infatti lo “Human garden” ha richiamato l’attenzione del territorio alle tematiche di sostenibilità ambientale: all’ultima tornata amministrativa moltissimi candidati proponevo all’interno dei programmi elettorali piantumazioni e iniziative di educazione ambientale.

CONCLUSIONI

In conclusione, Farm Cultural Park è un esempio di rigenerazione a servizio della cittadinanza, modellato intorno ad un panorama urbano unico e integrato nel tessuto quotidiano della comunità locale. Qui creatività, innovazione e sperimentazione diventano il carburante per una ripresa economica, turistica e socioculturale del comune. Qui l’arte è protagonista del dialogo che il Farm Cultural Park intreccia con i cittadini e l’architettura locale, ed è proprio l’arte a rompere i confini degli spazi per uscire nelle vie e nelle strade della città, e farsi portatrice di un messaggio di speranza e rinascita.

Quello di Favara è un sogno, con tutte le difficoltà che questo comporta: ciò la rende però un faro accecante nella staticità del panorama culturale italiano e l’esempio vivente che anche nei comuni periferici, anche nelle città flagellate da crisi economica e “fuga di cervelli”, sì anche in luoghi privi di mete turistiche, di iniziativa privata e di una vita culturale florida, anche qui la rigenerazione è possibile.

Una nuova opportunità di finanziamento per i Comuni – ALL Attrattività Locale Lombardia

La stagione dei Bandi di finanziamento è appena cominciata, e se il Bando Borghi ne è stato il protagonista indiscusso degli ultimi mesi non è certo il solo strumento a disposizione degli enti locali.

I Bandi di Finanziamento a fondo perduto sono numerosi e il rischio è quello di lasciarsi scappare qualche occasione prezionsa. Un esempio è il Bando di Regione Lombardia, ALL -Attrattività Locale Lombardia. Link

Di cosa si tratta?

Il Bando vuole sostere i Comuni Lombardi per la realizzazione di progetti di valorizzazione e riqualificazione di beni immobili. L’obiettivo è aumentare l’attrattività e l’accessibilità dei territori dal punto di vista turistico, sociale ed economico, in un’ottica di marketing territoriale. I beni immobili devono essere:

  • o di proprietà del Comune che presenta l’istanza; 
  • o di un’altra amministrazione pubblica, purchè il Comune richiedente ne abbia la completa ed esclusiva disponibilità (attraverso comodato, locazione, affitto, usufrutto, uso ecc.) per un periodo di 10 anni dalla conclusione dell’intervento. 

In particolare, i progetti devono essere orientati alla sostenibilità e prevedere interventi in grado di incrementare il patrimonio pubblico. Possono parrtecipare al Bando tutti i Comuni Lombardi, fatta eccezione per i Capoluoghi. 

Gli interventi proposti devono avere un livello di progettazione definitiva o esecutiva

A quanto ammonta il contributo?

Dotazione finanziaria complessiva € 3.300.000,00 così ripartita:

  • € 2.145.000,00 Anno 2022
  • € 1.155.000,00 Anno 2023

Il contributo, a fronte di un investimento minimo di € 60.000,00, è concesso a fondo perduto ed è pari all’ 80% delle spese ammissibili. Il contributo massimo concedibile è di € 150.000,00 e nel caso di investimenti che generano utili il contributo sarà concesso nel rispetto del regime de minimis.

Le spese ammissibili sono:

a) spese tecniche di progettazione (nella misura massima del 8% delle spese ammissibili), direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, collaudo;

b) realizzazione di opere e lavori (a titolo esemplificativo: opere e lavori edili, strutturali e impiantistici, ristrutturazione e ammodernamento dei locali, etc.);

c) acquisizione di beni capitali e immobilizzazioni materiali e immateriali (ad esempio: arredi, attrezzature e dispositivi tecnologici, software, etc.) complementari all’intervento sul bene immobile.

Il decreto attuativo non è ancora stato pubblicato, così come la data di apertura delle candidature e la deadline. 

Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

La bellezza ritrovata – Fondazione Cariplo

Con il nuovo bando “La bellezza ritrovata”, in scadenza il prossimo 28 aprile 2022, Fondazione Cariplo intende intervenire per preservare la bellezza dei paesaggi, deturpati da manufatti incoerenti, particolarmente invasivi e/o in stato di degrado, spesso irrispettosi del paesaggio, collocati sia nelle aree urbane – centrali e periferiche – sia nei contesti extraurbani.

Il bando mira al ripristino dell’integrità e della bellezza dei territori per la valorizzazione del paesaggio, nelle sue componenti naturali e culturali, e per la promozione dei valori ad esso connessi. 

La Fondazione intende sostenere interventi di mitigazione o di eliminazione delle incoerenze su aree, manufatti ed edifici, o porzioni di essi, anche attraverso processi di ascolto delle comunità di riferimento. Le azioni di mitigazione, nello specifico, potranno prevedere l’utilizzo di forme artistiche, installazioni di design e site-specific o il ricorso all’utilizzo del verde.

Nel caso di progetti che contemplino anche interventi di eliminazione delle incoerenze, il soggetto proprietario deve essere necessariamente un ente pubblico e deve partecipare al partenariato di progetto. In caso di interventi di mitigazione, la candidatura può essere presentata da enti pubblici, enti ecclesiastico-religiosi e organizzazioni private non profit e deve sussistere un’intesa tra l’ente proponente e la proprietà dell’area.

Il budget a disposizione è pari a 1.220.000 Euro. Il contributo massimo corrisponde a € 40.000, e comunque non superiore all’80% dei costi totali preventivati

 

Per saperne di più non esitare a contattarci!

8×1000 della Chiesa Valdese

Anche quest’anno la Chiesa Evangelica Valdese ha deciso di destinare i fondi dell’Otto per Mille ad interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali, sia in Italia che all’estero. 

Beneficiari

Possono presentare domanda:

  • Enti facenti parte dell’ordinamento metodista e valdese;
  • Organismi Associativi italiani o stranieri (Associazioni, Comitati e Cooperative Sociali di tipo
    A/B purché il finanziamento richiesto sia usato per finalità assistenziali, umanitarie,
    culturali e comunque non per attività lucrative);
  • Organismi ecumenici italiani o stranieri.

Partner

Il progetto può essere proposto in partenariato con altri soggetti:

  • Partner Operativi: coloro che partecipano alla ideazione e realizzazione dell’intervento. le amministrazioni e gli enti pubblici italiani (ad esempio Università, ospedali e scuole pubbliche) e gli enti ecclesiastici non appartenenti all’ordinamento metodista e valdese possono partecipare al bando in qualità di partner operativo intervenendo solo nella realizzazione delle attività progettuali senza sostenere spese imputate al finanziamento Otto per Mille.
  • Altri Soggetti Coinvolti: sono gli enti coinvolti nel progetto che non partecipano operativamente alla realizzazione delle attività, possono esserne beneficiari, non amministrano quote di budget, ma concorrono, a volte in maniera determinante, al buon andamento dell’iniziativa.

Partner operativi ed altri soggetti coinvolti sono enti appartenenti al terzo settore, enti pubblici o amministrazioni locali, etc. In nessun caso una persona fisica può essere considerato partner o altro soggetto coinvolto.

Progetti finanziabili

  • progetti di assistenza sociale e sanitaria,
  • interventi educativi, culturali e di integrazione,
  • programmi di sostegno allo sviluppo e di risposta alle emergenze umanitarie, ambientali e climatiche, purché apportino benefici ad una collettività e siano privi di finalità lucrative.

Presentazione della domanda

Le proposte progettuali devono essere presentate esclusivamente on line utilizzando la piattaforma JUNO. Il bando sarà aperto dal 7 gennaio 2022 alle ore 09.00, e le proposte dovranno essere inoltrate entro le ore 11:59  del 27 gennaio 2022.

Contattateci per saperne di più!

PNRR: nuove opportunità per i borghi italiani

Lo scorso agosto l’Unione Europea ha consegnato all’Italia 24,9 miliardi di euro per sostenere i primi 106 progetti previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Di questi  4.275 miliardi di euro saranno destinati alla missione n.1: Turismo e Cultura 4.0. 

L’obiettivo è quello di sviluppare un modello di turismo più sostenibile e diffuso, in grado di valorizzare le piccole realtà oltre che le grandi mete turistiche. Soprattutto per quanto concerne il turismo culturale, in Italia, si tende a prediligere i luoghi più conosciuti, per intenderci le città d’arte, con una maggiore attenzione verso il centro-nord della penisola.  Al contrario il sud Italia, tranne rare eccezioni, viene spesso ignorato dai “turisti culturali”. La strategia adottata vuole promuovere e implementare il potenziale di mete meno conosciute, e di conseguenza ridurre la pressione sui siti più famosi. 

Il Piano Nazionale dei Borghi prevede strategie di rilancio economico settoriale basate sullo sviluppo dei piccoli comuni.

Nel complesso si prevede 1 miliardo destinato a valorizzare l’immenso patrimonio storico, artistico e culturale delle piccole realtà territoriali.

Le risorse saranno assegnate mediante bando/avviso pubblico attraverso i quali saranno selezionate le progettualità presentate da borghi e piccoli comuni.

Gli obiettivi dell’intervento sono: 1) recuperare e valorizzare il patrimonio culturale storico materiale e immateriale, salvaguardando l’identità dei luoghi e conservando i valori dei paesaggi storici; 2) valorizzare e qualificare l’offerta turistica (ospitalità e servizi), le piccole infrastrutture turistiche e le attività culturali per potenziare l’offerta turistico-culturale delle aree interessate; 3) migliorare il coordinamento e la gestione dei servizi turistici e culturali, promuovendo anche la creazione di reti e l’uso del digitale; 4) rilanciare le imprese creative, le attività commerciali, agroalimentari e artigianali, valorizzando i prodotti, i saperi e le tecniche locali”.

Seicento milioni verranno destinati ad interventi di restauro e riqualificazione dell’edilizia rurale storica e degli elementi caratteristici del paesaggio, con una maggiore attenzione verso soluxioni ecologiche.

Trecento milioni saranno destinati alla rigenerazione di circa 110 parchi e giardini storici italiani 

E altri ottocento milioni per il programma di prevenzione antisismica per chiese, campanili e torri e interventi di restauro delle chiese del Fondo Edifici di Culto (FEC).

Bando ECG 2021 – Educazione alla Cittadinanza Globale

Approvato il bando dell’ Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, per la concessione di contributi a Iniziative di sensibilizzazione ed educazione alla cittadinanza globale proposte da Enti Territoriali e Organizzazioni della Società Civile e soggetti senza finalità di lucro.

L’obiettivo del bando è quello di “Contribuire allo sviluppo e al rafforzamento di una concezione di “cittadinanza”, intesa come appartenenza alla comunità globale, concorrendo in modo pragmatico al cambiamento individuale e collettivo per la creazione di un mondo più sostenibile e giusto.

Le iniziative devono rispondere ad uno dei seguenti ambiti di intervento

  1. Rafforzare la conoscenza degli OSS dell’Agenda 2030, oltre a sensibilizzare sui temi della solidarietà internazionale;
  2. promuovere, azioni, comportamenti e forme di partecipazione attiva volti alla tutela dell’ambiente, alla lotta ai cambiamenti climatici e alla mitigazione dell’impatto antropico sull’ambiente naturale;
  3. Contribuire a contrastare fenomeni di odio, intolleranza e discriminazione valorizzando la diversità in ogni sua accezione e promuovendo l’interazione culturale, sociale ed economica, al fine di favorire il consolidarsi di una società inclusiva.

Al centro dei progetti vi è sempre lo sviluppo di conoscenze, di capacità, di valori e di atteggiamenti che rispondono al bisogno di mutamento dei nostri stili di vita e di trasformazione dei modi di pensare e agire, allo scopo di raggiungere un mondo sostenibile, equo e inclusivo.

Tale mutamento prevede lo sviluppo di competenze chiave (trasversali) che afferiscono a tre dimensioni dell’apprendimento: cognitiva, socio-emotiva e comportamentale

Beneficiari

Il bando si compone di due lotti:

  • Il Lotto n.1 è riservato alle iniziative proposte dagli enti territoriali, in partenariato con altri attori presenti sul territorio, per la costituzione di percorsi che valorizzano le specificità e le opportunità dei territori.
  • Il Lotto n.2 è riservato alle Iniziative proposte dalle Organizzazioni della Società Civile per la realizzazione di percorsi di formazione che coinvolgano docenti e studenti di ogni ordine e grado, famiglie, organizzazioni del territorio, associazioni giovanili, il settore privato profit, professionisti dell’informazione, etc.

 

Ambito di intervento

  1. Promuovere la conoscenza degli “Objectives for Suistanable Development” dell’Agenda 2030,e incentivare la solidarietà internazionale;
  2. Promuovere azioni, comportamenti e forme di partecipazione attiva volti alla tutela dell’ambiente, alla lotta ai cambiamenti climatici e alla mitigazione dell’impatto antropico sull’ambiente naturale.
  3. Contribuire a contrastare fenomeni di odio, intolleranza e discriminazione valorizzando la diversità in ogni sua accezione e promuovendo l’interazione culturale, sociale ed economica, al fine di favorire il consolidarsi di una società inclusiva.

Progetti ammissibili a contributo

Ogni progetto dovrà far riferimento ad un singolo ambito di intervento e in generale potrà prevedere: percorsi e attività in contesti di educazione formale, non formale e informale rivolgendosi a differenti categorie di soggetti (giovani, mondo dell’impresa e della produzione, consumatori, associazioni giovanili, media e professionisti della comunicazione etc..).

Inoltre, le iniziative dovranno prevedere la costituzione di un partenariato, ma non è previsto un numero minimo e massimo di partner.

I progetti dovranno avere una durata obbligatoria di 24 mesi e tutte le attività dovranno necessariamente svolgersi in Italia.

Budget

Il bando dispone di una dotazione complessiva di 20.000.000; essa verrà ulteriormente ripartita nei due lotti:

  • 7.000.000 per il Lotto 1
  • 13.000.000 per il Lotto 2

 

Contributo

Per quanto riguardo il Lotto 1 la richiesta di contributo non deve essere inferiore a 150.000 euro e non superiore a 600.000 euro. Il Soggetto Proponente deve contribuire, sia con risorse proprie che di altri finanziatori, con una somma che corrisponda almeno al 10,00 % del costo totale.

Invece, per quanto riguarda il Lotto 2, la richiesta di contributo non deve essere inferiore a 150.000 euro e non superiore a 700.000. Il contributo può coprire fino al 90% dell’iniziativa. Il Soggetto Proponente deve contribuire, sia con risorse proprie che di altri finanziatori, con una somma che corrisponda almeno al 10,00 % del costo totale. Per i Soggetti che presenteranno due proposte come Capofila, il contributo complessivo richiesto non potrà superare 900.000,00 Euro. 

Se volete saperne di più non esitate a contattarci!

Fondo Impresa Donna

Dopo quasi otto mesi di attesa, il decreto attuativo per il Fondo Impresa Donna è stato firmato dal ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti in accordo con il ministro per le Pari opportunità Elena Bonetti. Previsto dalla legge di bilancio 2021, il Fondo mette a disposizione da subito 40 milioni, che successivamente verranno integrati dai 400 milioni previsti dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), destinati alll’imprenditoria femminile per un periodo compreso tra il 2021  e il 2026. 

Il programma prevede tre macrosettori:

  • sostegno all’avvio di nuove attività e al consolidamento di quelle già esistenti (32,5 milioni);
  • programmi di formazione e orientamento e diffusione della cultura imprenditoriale tra la popolazione femminile (6,2 milioni);
  • interventi gestiti da Invitalia (1,3 milioni).

A chi è rivolto?

Il Fondo Impresa Donna si rivolge a quattro categorie di beneficiari: 

  • cooperative e società di persone con ameno il 60% di donne socie;
  • società di capitale con quote e componenti del CDA per almeno due terzi di donne; 
  • imprese individuali la cui titolare è una donna;
  • lavoratrici autonome.

Sono ammesse a contributo attività nell’ambito dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli, del commercio, dei servizi e del turismo. I programmi di investimento devono essere realizzati entro due anni e hanno un tetto di spesa fissato a 250 mila euro per le imprese nascenti, e a 400 mila euro per quelle già esistenti. 

Quale tipologia di interventi finanzia il fondo?

Le agevolazioni possono essere utilizzate per:

  • Impianti, macchinari e attrezzature nuove di fabbrica
  • Immobilizzazioni immateriali
  • Servizi cloud per la gestione aziendale 
  • Personale dipendente, assunto a tempo indeterminato o determinato dopo la data di presentazione della domanda e impiegato nell’iniziativa agevolata.

Inoltre il Fondo promuove iniziative di promozione dell’imprenditorialità nelle scuole e nelle università e programmi di formazione e orientamento verso percorsi studio nelle discipline scientifiche. 

Inoltre, il decreto prevede un voucher (fino a 5.000 euro) per le imprese da spendere per l’assistenza tecnica e gestione dell’impresa. 

Agevolazioni per le nuove imprese

Il Fondo prevede contributi a fondo perduto: 

  • entro spese ammissibili di 100.000 euro, il contributo copre l’80% fino ad un massimo di 50.000 euro. Per le donne disoccupate la percentuale massima di copertura sale al 90%;
  • entro spese ammissibili superiori a 100.000 euro e fino a 250.000 euro, la copertura scende al 50%.

Incentivi per le imprese già esistenti

Gli incentivi si costituiscono: 

  • per le imprese costituite da almeno un anno e con massimo 3 anni di vita per un 50% a fondo perduto e il restante 50% come finanziamento agevolato di 8 a tasso zero, fino all’80% delle spese ammissibili;
  • per le aziende che hanno più di 3 anni le spese di capitale circolante sono agevolate solo con il “contributo a fondo perduto”, mentre quelle di investimento anche con il “finanziamento agevolato”.

Come presentare domanda

La data di partenza delle domande verrà fissata con un successivo provvedimento. Esse dovranno essere presentate attraverso la piattaforma Invitalia e in seguito valutate secondo l’ordine di presentazione attraverso una valutazione di merito. La valutazione prenderà in considerazione la proposta progettuale, le potenzialità del mercato di riferimento ed è prevista una premialità alle iniziative ad alta tecnologia.

Continuate a seguirci per ulteriori aggiornamenti sul Fondo Impresa Donna!

Europrogettazione

Da dove iniziare a parlare di un argomento che ha duemila possibili punti di ingresso?

Dal cronico ritardo italiano nell’accedere alle opportunità e alle risorse europee? No, perché la logica della lamentela non ci appartiene.

Dalle opportunità e dalle risorse europee (moltiplicate vieppiù dal Recovery Fund)? Interessante, ma rischia di creare solo aspettative e conseguenti possibili delusioni.

Dalla necessità di adottare un approccio progettuale alle attività delle nostre organizzazioni? Si, questo è l’aspetto che ci interessa maggiormente, soprattutto perché mette in campo la nostra creatività e la nostra propensione al cambiamento e all’innovazione.

Accedere alle risorse dei bandi europei candidando progetti vincenti non è una questione di conoscenza dei programmi, delle call specifiche e del funzionamento delle piattaforme; non è sicuramente solo quello (sebbene poi serva anche quello!).

Come sempre, non si tratta di imparare un tecnicismo (noi di 2di2 siamo qui anche per integrare le conoscenze di chi, quei tecnicismi, non ha intenzione, voglia, tempo di impararli): prima di tutto si tratta di avere le idee giuste e chiare.

Il mio mentore dice sempre: “le idee non seguono i soldi, ma al contrario sono i soldi che arrivano quando c’è l’idea giusta”. A furia di sentirglielo ripetere mi sono convinta che le cose stanno esattamente così: aspettare di vedere il testo del bando per farsi venire l’idea da candidare è una mossa perdente.

È troppo tardi e si rischia di inseguire la scadenza presentando poi una candidatura debole e lacunosa.

Occorre avere in testa qual è l’obiettivo di innovazione (dove per innovazione intendo la capacità di rispondere alle sollecitazioni esterne introducendo un cambiamento nella mia organizzazione) che intendo realizzare e poi chiedersi: risponde ad una finalità ritenuta rilevante dalla UE? In che modo? Come il mio progetto può rispondere ad esigenze condivise da altri soggetti?

In questo modo garantiamo che le risorse europee che dovessero esserci riconosciute creino valore non solo per noi e la nostra organizzazione, e, a cascata, i benefici del progetto raggiungano altri soggetti, amplificando il ritorno dell’investimento europeo.

L’Agenda ONU 2030 (quella dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, gli SDG) ci facilita il compito: quando pensiamo a come innovare nella nostra organizzazione (pubblica o privata, for profit o sociale che sia) avere chiaro a quale degli obiettivi dell’Agenda vogliamo dare una risposta, è un ottimo punto di partenza (forse oggi l’unico che vale la pena di adottare).

Avere un buon piano degli obiettivi di medio e lungo periodo; progettare le soluzioni utilizzando metodologie di facilitazione che valorizzino le competenze dei team e la creatività dei collaboratori; dotarsi di strumenti di informazione sui programmi europei e i calendari delle call, sono gli ulteriori aspetti importantissimi che occorre presidiare per elaborare candidature interessanti e di possibile successo.

Il resto è rimesso  – anche – alla sorte (non dobbiamo mai dimenticare che la competizione è altissima)…ma come sappiamo tutti “la fortuna è quando l’opportunità bussa e tu rispondi”.

 

Enjoy!

 

Come Partecipare ad un bando europeo

L’europrogettazione può sembrare a molti qualcosa di vago e complesso. Una realtà troppo lontana dal nostro quotidiano perchè le due possano conciliarsi. Ed è proprio questa mancata comprensione dell’opportunità racchiusa nei fondi europei che impedisce a molte realtà di trasformare le proprie idee in progetti europei.

Quindi il primo passo per avvicinarsi all’ Europrogettazione consiste nell’adottare un punto di vista Europeo.

Ovvero comprendere che attraverso i suoi programmi l’Europa persegue i propri obiettivi strategici e solo abbracciando questi ultimi potremmo sperare di avere successo.

Inoltre i bandi europei non si rivolgono mai agli italiani, ai tedeschi, ai francesi … ma ai cittadini Europei. Quindi è importante comprendere che un bando europeo non può e non deve rivolgersi ad un’unica nazione, ma è sempre rivolto all’Unione nella sua interezza. 

Capito questi due concetti possiamo cominciare!

Qui troverete le indicazioni essenziali per avvicinarvi all’europrogettazione, che vi permetteranno di comprendere quali strategie adottare e quali sono le accortezze di cui tenere conto. 

1. Cercare la call

Sembra facile non è vero? Sfortunatamente al momento in Europa ci sono 30 programmi di finanziamento e centinaia di calls (bandi). Quindi la prima cosa da fare è capire quale di questi programmi si adatta alle vostre esigenze. Gli esempi più celebri sono certamente il programma Erasmus+ dedicato all’insegnamento, Europa Creativa rivolto ai settore culturale e creativo, il CERV (Citizens, Equality, Rights and Values) il programma dedicato alla promozione dei valori europei e alla difesa dei diritti umani, Horizon il programma per la ricerca e l’innovazione ecc.

Purtroppo L’UE non è ancora dotata di un sito unico dove trovare tutti i programmi di finanziamento, che tendono a essere sparsi qua e là tra vari siti. Database di ricerca come Europa Facile possono dare un mano ma in generale è sempre meglio andare alla fonte è usare la piattaforma Funding & Tender opportunities . Qui troverete tutte le informazioni aggiornate su programmi e call, con i loro rispettivi documenti. Malgrado il sito sia tutto tranne che intuitivo, rimane davvero l’unico luogo dove reperire informazioni sicure. 

Ma non è finita qui! Una volta individuato il programma che ci interessa dobbiamo stare bene attenti a scegliere le opportunità giuste. Ovvero bisogna distinguere tra due tipologie di call: call for proposals and call for tenders. Semplificando le Call for proposals sono i bandi (ovvero quelli che ci interessano), mentre le Call for tenders sono delle gare di appalto a livello europeo, molto tecniche ed estramente complesse. 

2. Leggere e comprendere i documenti

Lo so, lo so chi legge le istruzioni? Ma qui temo vi toccherà farlo e arrendervi alla montagna di pagine che vi attende. “Ma sono tantissimi!”. Lo sappiamo bene, ma ti pentirai di non averli letti quando il tuo progetto non otterrà il contributo per un errore formale.

Ogni programma ha le sue linee guida, i suoi obiettivi, il suo contesto ecc. Ecco quindi i documenti essenziali ai fini della presentazione di una candidatura.

  • Il Work Program (WP), ovvero il il programma di lavoro. Un documento che con scadenza annuale, biennale, triennale ecc. (dipende dal programma) fornisce la lista dei bandi in uscita con le tempistiche specifiche e le modalità di partecipazione. In particolare all’interno di un WP troverete: la lista di azioni che si intende finanziare nel periodo di riferimento, il budget messo a disposizione per l’annualità, i criteri di ammissibilità e valutazione e la lista completa delle call che verranno pubblicate, con le principali informazioni riferite a ciascuna call (obiettivi, priorità, risultati attesi, soggetti ammissibili ecc.)
  • Il Bando, ovvero il testo di riferimento vero e proprio delle singole call. Contiene le indicazioni definitive per la presentazione di un progetto (requisiti per la partecipazione, azioni finanziabili, criteri di valutazione, dotazione finanziaria, tempistiche e modalità di presentazione delle proposte, riferimenti per ottenere ulteriori informazioni). Ad esso si accompagnano:

-Le linee-guida che specificano con maggiore precisione le priorità e le tipologie di progetti finanziabili.

-Le guide per i proponenti che contengono informazioni di carattere pratico per la presentazione della proposta.

-Infine il Form ufficiale che è importante conoscere a menadito, Esso verrà poi compilato online una volta pronto il progetto. Solo attraverso una perfetta comprensione della sua struttura e delle domande che pone sarà possibile strutturare una proposta progettuale coerente e completa.

3. Capire gli obiettivi e le priorità dell'UE

Quando si prende in considerazione una call, non bisogna limitarsi ad osservare i suoi obiettivi specifici e le sue priorità particolari, bensì è necessario fare riferimento anche agli obiettivi e alle priorità del programma in cui la call è inserita, e più in generale dell’Unione Europea stessa. 

Ricordiamoci che tutto si inserisce sotto la European Union 2030 Agenda on Sustainable Development, che a sua volta fa riferimento a The United Nations 2030 Agenda, dove sono indicati i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Quindi prima di avventurarsi nel mondo dei bandi europei è bene conoscere queste realtà.

4. I beneficiari

Come abbiamo detto i bandi europei si rivolgono a tutti i cittadini dell’Unione, ma quando si parla di europrogettazione è importante distinguere le tre categorie principali di beneficiario:

  • I beneficiari, ovvero le organizzazioni e/o le persone che possono presentare una proposta progettuale e ricevere un contributo.
  • I beneficiari Ultimi, ovvero le organizzazioni e/o le persone che beneficeranno del progetto in modo indiretto nel lungo periodo.
  • I gruppi target, ovvero le organizzazioni e/o le persone direttamente coinvolti nella realizzazione delle attività.

5. Il valore aggiunto Europeo

Quando si presenta un progetto europeo non è sufficiente dar prova di essere in linea con le priorità e gli obiettivi strategici. Al contrario bisogna dimostrare il valore aggiunto della nostra idea , ovvero bisogna dimostrare che, in assenza del finanziamento erogato, l’attività non potrebbe essere realizzata oppure avrebbe un impatto decisamente minore. In particolare è importante dimostrare come il progetto non abbia una ricaduta su di un unico paese, ma bensì sia capace di generare valore anche in altri stati dell’unione e abbia un alto grado di scalabilità. 

Questo aspetto è fondamentale ai fini dell’ottenimento del contributo. Dobbiamo essere consapevoli che un progetto europeo non può essere confinato nei parametri nazionali.

6. Il contesto

Immaginate di aver trovato un’idea eccezionale, magari a seguito dello studio di uno specifico progetto impreditoriale o scientifico, oppure in risposta ad una problematica specifica, o ancora per favorire gli scambi internazionali e stimolare la circolazione di competenze e buone pratiche.

Qualunque sia la risposta ciò che conta è che l’idea dovrà essere necessariamente contestualizzata, ovvero inserita in un quadro specifico dove sia possibile capire perchè essa è stata scelta e garantire uno sviluppo coerente e fluido del progetto stesso. Gi elementi sui cui sarà necessario soffermarsi sono:

  • Il contesto stesso della vostra idea, ovvero di che settore stiamo parlando? Quali sono le sue carattersitiche? Chi vi opera? Che valore possiede e produce? ecc.
  • Le motivazioni, ovvero perchè si è deciso di perseguire una determinata idea attraverso una serie di azioni. Generalmente si individua il problema o la necessità alla base della nostra idea, e se ne analizzano gli effetti negativi.
  • L’impatto, ovvero la nostra capacità di generare conseguenze positive su i gruppi target e i destinatari, grazie al nostro intervento. Anche in questo caso il focus è sul processo: come dalla situazione iniziale, la mia idea sia in grado di generare un impatto positivo e dei risultati. 
  • La raccolta di precedenti, ovvero una panoramica su quanto già fatto in passato nel mio stesso ambito e quali effetti ha prodotto. In particolare è molto importante cercare eventuali progetti europei che propongono progetti e soluzioni simili alle mie (due strumenti essenziali per questa ricerca sono CORDIS e Erasmus+ Project results .)

7. Il quadro logico

Malgrado la prima tentazione sia quella di mettersi a scrivere papiri in merito alla nostra idea progettuale, questa tattica non è mai consigliabile, e men che meno nel caso di un progetto Europeo. Infatti essi tendono a essere per loro natura, e spesso per l’ampiezza del partenariato e delle attività, molto complessi e per svilupparli al meglio è necessario inquadrarli in un framework preciso: il quadro logico.

La realizzazione del quadro logico è la baseline da cui partire per la formulazione della proposta progettuale, e sintetizza schematicamente la struttura della nostra idea e il suo sviluppo. Esso è fondamentale sia per la composizione del progetto sia per il suo monitoraggio una volta che le attività hanno avuto inizio.

In generale il quadro logico si divide in due macrocategorie: la logica dell’intervento e gli indicatori. Vediamo cosa sono e come possiamo usarle.

La logica dell’intervento è banalmente l’insieme di obiettivi, risultati, attività che il progetto prevede:

  • L’analisi del bisogno, o Need analysis.  Ovvero mi devo domandare che cosa mi spinge a  realizzare il progetto, quali sono le dinamiche su cui voglio intervenire (il problema che voglio risolvere, il bisogno che voglio colmare).
  • L’obiettivo generale, ovvero il contributo generale a cui il progetto è chiamato a rispondere. Generalmente non si discosta molto dagli obiettivi della call.
  • L’obiettivo specifico, ovvero l’effettivo esito derivante dalla realizzazione del progetto, e quindi generato direttamente dalle attività progettuali
  • Le attività progettuali, ovvero le azioni concrete che voglio implementare grazie al mio progetto.
  • I rìisultati attesi, ovvero ciò che il progetto produce concretamente, i cossidetti output.

Suggerimento: è sempre una buona pratica identificare un filo logico tra questi elementi, ovvero tra bisogno, obiettivo generale, obiettivo specifico, attività e infine risultati attesi, così da avere chiaro in mente il processo logico che ha dato vita al nostro progetto. Ma per misurare efficacemente la fattibilità e per monitorare progressivamente il progetto durante la sua realizzazione avremo bisogno degli indicatori. 

Gli indicatori sono coloro che ci danno la misura del raggiungimento di un obiettivo o di un risultato. Essi devono essere misurabili e si dividono generalmente in quantitativi e qualitativi. Ma come si crea un indicatore? Banalmente ponendosi delle domande. Proviamo a fare un esempio: Il mio obiettivo è aumentare il numero di bambini che legge in una data scuola, la mia attività sarà un laboratorio sulla lettura con le classi. Per verificare che effettivamente il mio progetto ha portato al risultato voluto userò come indicatore il numero di libri letti da ciascun bambino nel corso dell’anno. Se paragono questo dato a quello dell’anno precedentemente avrò un’idea chiara del grado di successo o insuccesso del mio progetto. Per questo è fondamentale raccogliere dati all’inizio del progetto, così da poter fare un’analisi comparativa con i dati finali. 

Per misurare un indicatore e valutarne il risultato mi avvalgo di strumenti specifici che sono essenziali al buon funzionamento dell’indicatore stesso:

  • Lo strumento, ovvero la modalità con cui andrò a misurare il mio indicatore. Nel caso dei bambini e della lettura sarà sufficiente un questionario a voce. 
  • La condizione, ovvero ciò che deve verificarsi perchè io possa considerare ottenuto il risultato. Nel nostro caso la condizione potrebbe essere che almeno il 70% dei bambini abbia letto due libri in più dell’anno precedente.

Insomma il quadro logico è abbastanza complicato, ma una volta fatto vi accorgerete che il vostro progetto è tutto lì e che a voi non resta che scriverlo.

8. Il partenariato

La gran parte dei bandi Europei prevede un partenariato. Sembra un aspetto facile, ma è probabilmente la parte più complessa della progettazione europea. Trovare partner compatibili con le nostre idee e metodologie non è facile e spesso si rischia di costruire collaborazioni deboli e mal assortite. 

La soluzione migliore è sempre quella di utilizzare la propria rete di contatti internazionali e fare affidamento su organizzazioni e persone con cui abbiamo già intrecciato dei rapporti, o ancora usare la nostra rete di conoscenze per individuare possibili partner tra i loro contatti. 

Se questo non fosse possibile, per esempio a causa della mancanza di un network internazionale, la soluzione alternativa sarebbe quella di aggregarsi a qualche realtà italiana per i primi tempi e seguirli come partner di progetto così da farsi una nomea e ottenere i contatti.

In mancanza di queste soluzioni è possibile cercare i partners attraverso i social network e in particolare LinkedIn, i quali sono molto gettonati e dove è possibile trovare numerosi Working Group che hanno come unico scopo quello di costruire partenariati. Esistono anche portali “orizzontali”, dove è possibile registrare la propria organizzazione e trovare contatti utili, uno dei più conosciuti è certamente Up2Europe.

9. La lingua

L’inglese … non c’è scappatoia. Anche nei casi in cui l’agenzia di valutazione sia in Italia ed esista la possibilità, scrivere in Italiano è altamente sconsigliato. In primis perchè il progetto lo devono leggere anche i partner; si potrebbe pensare che una soluzione sia scrivere  due proposte parallele (una ufficiale in italiano e l’altra in inglese) ma è solamente uno spreco di tempo. Qundi è meglio rassegnarsi all’inglese e tanti saluti. 

Inoltre è assolutamente sconsigliato scrivere in italiano e poi tradurre: una fatica inutile con risultati terrificanti. 

La soluzione è allenarsi e prendere la mano, ben consapevoli che nessuno pretende un livello impeccabile di inglese e che l’importante è essere chiari e concisi. Ovviamente per fare questo è necessario avere una conoscenza pregressa della lingua molto buona.

9. La Cultura Progettuale

Non ci stancheremo mai di dirlo, ma ciò che veramente conta è la preparazione. Arrivare all’ultimo minuto con un progetto messo in piedi in due settimane non è il modo migliore per affrontare l’europrogettazione. Essere pronti in anticipo con un piano strategico efficace e idee progettuali basate su esigenze reali, supportate da esperienze di progettazione partecipata … ecco il segreto del successo. Il progetto non può e non deve essere unicamente funzionale all’ottenimento del contributo, ma bensì il risultato di un lungo lavoro di osservazione e analisi. Ma dell’importanza della cultura progettuale e perchè essa sia fondamentale nell’europrogettazione parliamo più approfonditamente qui.

Insomma ci vuole sicuramente metodo e abilità per preparare un progetto europeo vincente, ma con calma e dedizione è possibile acquisire questa competenza.

Se invece non ve la sentite di affrontare questo percorso da soli noi siamo qui per voi! Per gestire tutti questi aspetti tecnici che possono rendere poco appetibile l’idea di candidarsi ad un bando europeo, ma che diverrebbero per voi ininfluenti grazie all’intervento di un progettista professionista.  

Se siete curiosi e volete saperne di più non esitate a contattarci!

Torna “Per la Cultura” di Fondazione Cariplo

Il bando “Per la Cultura” di Fondazione Cariplo promuove progetti di utilità sociale legati al mondo dell’arte e della Cultura. 

In seguito all’emergenza Covid-19 è stato registrato un prevedibile calo degli ingressi ai luoghi della cultura, delle visite e attività didattiche, delle presenze turistiche e degli eventi di interesse internazionale. Le organizzazioni che operano in questi campi hanno dovuto ripensare al proprio ruolo, sia per salvaguardare l’occupazione di numerose persone, sia per contribuire direttamente alla ripresa dei territori. 

A chi è rivolto

Il bando si rivolge alle organizzazioni no-profit di natura privata che presentino tra le finalità del proprio statuto la gestione di attività e/o beni culturali, e svolgano le proprie attività da almeno due anni sul territorio di riferimento di Fondazione Cariplo (Lombardia, province di Novara e del Verbano Cusio-Ossola).

Quali sono gli obiettivi

  • promuovere nuove forme di partecipazione alla vita culturale e di rigenerazione delle identità locali, con una particolare attenzione alle fasce di popolazione con minori opportunità;
  • sostenere la capacità degli operatori culturali di ripensare le proprie modalità di funzionamento e di organizzazione dell’offerta in un’ottica di sviluppo sostenibile dei territori e delle comunità.

Ambiti di azione

  • PROSSIMITÀ – coinvolgimento dei pubblici: incentivare la partecipazione di cittadini che si siano allontanati dal mondo dela cultura e dell’arte, di gruppi con minori possibilità e di nuovi pubblici. 
  • CREATIVITÀ – rinnovamento delle attività: individuazione di modelli di offerte culturale innovative, quando opportuno facendo ricorso alle nuove tecnologie, con una particolare attenzioni agli investimenti sul capitale umano. 
  • NECESSITÀ – adeguamento delle strutture: Realizzazione degli investimenti necessari per il rilancio e la gestione delle attività, che potranno riguardare l’acquisto di materiali, attrezzature e tecnologie, l’adeguamento degli spazi.

Contributo

Il plafond a disposizione equivale a 3.150.000 €. La richiesta complessiva di contributo non può essere superiore al 75% dei costi totali dell’iniziativa e in ogni caso non superiore a 200.000 €

Il bando “Per la Cultura” rappresenta una magnifica occasione per dare vita ad iniziative innovative in ambito culturale, che vadano ad incentivare la ripresa del settore e proporre nuovi modelli di partecipazione.

Se siete interessati al bando di Fondazione Cariplo, per capire se questa opportunità possa fare per voi, se avete un’idea che vi piacerebbe proporre e se volete appoggiarvi al sostegno di un team di progettisti professionisti

Non esitate a contattarci!